Interviste Cinema

L'Uomo del Labirinto: Donato Carrisi, Toni Servillo e la cronaca di un viaggio all'Inferno

Lo scrittore presenta il film che ha tratto dal suo ultimo romanzo e che vede protagonisti anche Dustin Hoffman e Valentina Bellé.

L'Uomo del Labirinto: Donato Carrisi, Toni Servillo e la cronaca di un viaggio all'Inferno

Se è vero che squadra che vince non si cambia, e lo dimostra il David di Donatello ottenuto nel 2018 per la migliore opera prima e ricevuto dalle magnifiche mani di Steven Spielberg, allora è giusto è bello che Donato Carrisi e Toni Servillo tornino a lavorare insieme. Dopo La ragazza nella nebbia, lo scrittore di thriller diventato regista e l'attore alimentano nuovamente il mistero e le paure ancestrali di ognuno di noi con L'Uomo del Labirinto, che più che un noir sembra un horror, o meglio una lenta e inesorabile discesa in un girone dantesco. La fonte di ispirazione è sempre un romanzo di Carrisi, che accanto a Servillo ha chiamato a recitare Dustin Hoffman. Le quote rosa sono invece rappresentate da Valentina Bellé, che ci regala una performance straordinaria, e da Caterina Shulha, che vedremo presto in Cetto c'è, senzadubbiamente. In uscita il 30 ottobre, il film è stato presentato oggi alla stampa, che ha ascoltato per primo un Toni Servillo affascinato dai molteplici labirinti in cui si smarriscono i vari personaggi: "Il primo labirinto del film è la città immaginaria che fa da sfondo alla vicenda e che è tormentata da un caldo minaccioso. Poi c’è un labirinto mentale da cui si cerca di fuggire, domandandosi a volte come sia stato possibile entrarci. Il mio personaggio si perde in labirinti che sono addirittura infernali".

Nonostante la bella esperienza de La ragazza nella nebbia, sulle prime Servillo non sapeva se accettare la proposta di Donato Carrisi: "All’inizio non ero convinto di voler interpretare nuovamente un detective, anche se ne La ragazza nella nebbia ero un investigatore tradizionale benché corrotto. Poi mi ha convinto il lato chandleriano di Bruno Genko, che è abituato a recuperare crediti ma, sapendo di avere poco tempo da vivere, pensa di riscattarsi tornando a un vecchio caso e trovando il colpevole. Mi sono affezionato subito all'umanità e alla fragilità di Genko e, chi ama il brivido, avvertirà una sorta di inquietudine morale guardando le sue disavventure".
Servillo ha ragione: non si esce tranquilli dalla visione de L'Uomo del Labirinto, che punta dritto agli "anfratti" più lontani e cupi del nostro inconscio: "Sono partito da una considerazione" - spiega il regista. "Quando devo scrivere una storia, comincio da una mia paura. Qui c'è il mio timore del labirinto, che considero il luogo più claustrofobico che ci sia. Poi c'è il mio atavico terrore del buio, che ho sfidato facendo camminare il personaggio di Valentina sotto una sola luce. Nel labirinto, ho messo delle porte, e dietro ogni porta c'era una paura diversa, ed è così che funziona la nostra mente: serriamo le nostre paure dietro porte di ferro, poi le porte improvvisamente si aprono e le paure tornano a farci visita".

Bruno Genko, a differenza della ragazzina rapita dal serial killer del film, sembra aver abbandonato ogni paura, e questo perché sta per morire e lo sa. "Bruno Genko ha già un piede oltre il confine della vita - dice ancora Carrisi - "e può vedere cose che altri non possono vedere, per esempio può credere vero un uomo dalla testa di coniglio e, ovviamente, può permettersi di sfidare la propria morte. Sul mio set è successa una cosa che non era mai accaduta prima: il personaggio principale non ha preso vita: ha preso morte, e Toni si è fatto carico di questa morte. Credo che abbia fatto fatica a entrare e uscire da un personaggio che sta per andarsene".

Al contrario di Bruno Genko, che non ha mai una bella cera e cammina con un'andatura sempre più sbilenca, il profiler impersonato da Dustin Hoffman, il Dottor Green, appare in splendida forma. Tanto per Servillo quanto per Carrisi lavorare con questo mostro sacro della cinematografia americana è stato un grandissimo onore. "Recitare in un film con Hoffman, condividendo con lui il racconto, è stato bellissimo" - dice il primo. "L'ho sempre chiamato Mr. Hoffman per mantenere una giusta distanza da un attore che per la mia generazione è stato un mito. Per me Hoffman rappresenta un cinema rivoluzionario".

Carrisi invece racconta un aneddoto, anzi due: "Dustin Hoffman si è divertito sul set. Ricordo che il primo giorno doveva arrivare alle 7:30 e che i reparti erano convocati per le 7:00. All'alba mi hanno telefonato per dirmi che Hoffman sarebbe arrivato alle 6:00. Allora ho convocato i reparti e sono stati tutti felici di mettersi al lavoro prima. Quando Dustin è entrato nel teatro 8 di Cinecittà, era commosso. Era la prima volta che lavorava a Cinecittà e mi ha raccontato che il suo cruccio più grande era di aver rifiutato un ruolo offertogli da Fellini. Di solito finiva di girare alle 16:00, ma invece di andare via o riposarsi in un camerino che avevamo riempito di piccoli cimeli di vecchi film, prendeva uno strapuntino e si sedeva accanto a me. 'Posso stare qui?', mi chiedeva. Dovete sapere che la mia prima sceneggiatura è rimasta nel cassetto perché mi hanno detto che non era un film da fare in Italia e che avrebbe avuto un protagonista perfetto in Dustin Hoffman. Quando ci siamo parlati per la prima volta e gli ho detto che era nel mio destino, lui mi ha risposto: d’ora in poi chiamami Dustino".

Il cattivo de L'Uomo del Labirinto si chiama Bunny e, come ha raccontato Carrisi, per la maggior parte del film indossa una testa di coniglio. Il regista, che forse ha voluto omaggiare i conigli del David Lynch di Inland Empire, ci spiega il perché di una simile scelta: "Due conigli mi hanno terrorizzato nella mia infanzia, prima di tutto il Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie. La Disney oggi non produrrebbe un film così, perché si tratta di un horror. L'altro coniglio è l’Harvey dell’omonimo film con James Stewart. Harvey alla fine c'è e ne L'Uomo del Labirinto c'è un coniglio che ha la funzione di un minotauro. Ammetto di aver fatto una cosa un po’ da matti".

A incrociare la propria strada con quella di Bunny è Linda, l'unico affetto di Genko. La interpreta Caterina Shulha, contentissima dell'esperienza con Carrisi: "Ringrazio Donato per aver scritto una sceneggiatura così. In questo film non è importante quante scene tu abbia girato. Donato è uno dei pochi registi italiani capaci di offrire a un attore un ruolo completo, con un inizio e una fine".

"Quando ho letto la sceneggiatura ho pensato che fosse fantastico trovare un ruolo femminile tanto bello" - dice invece Valentina Bellé. "E’ meraviglioso per un'attrice avere scene di dialogo così lunghe, è un regalo, è divertimento puro, sono stata felicissima di interpretare Samantha e del fatto che Donato abbia pensato a una donna per il personaggio della vittima di Bunny".

Altro personaggio importante de L'Uomo del Labirinto è Simon Berish, "vecchia conoscenza" dell'universo letterario di Carrisi e poliziotto che lavora nell'Ufficio Persone Scomparse e aiuta Genko nella sua indagine. Ha il volto di Vinicio Marchioni, che è felice di aver partecipato al film e di aver incrociato Servillo in un paio di sequenze: "Condividere delle scene con Toni Servillo è stato per me un onore. Ringrazio Carrisi per avermi affidato un ruolo che torna nel suo imaginario di scrittore. Mi ha molto meravigliato l'estetica di questo film in cui, dietro ogni personaggio c'è un universo con i suoi colori, le sue scenografie e le sue musiche. E’ la prima volta che mi capita di sentirmi, in un film, più una funzione che un personaggio, in altre parole un elemento di un ingranaggio che nasce dalla mente di un artista capace di creare dei mondi".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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