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L'eroe: il film con Salvatore Esposito e Cristina Donadio presentato alla stampa

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Esce il 21 marzo l'opera prima di Cristiano Anania che vede di nuovo contrapposti, ma in ruoli molto diversi, i due rivali di Gomorra.

L'eroe: il film con Salvatore Esposito e Cristina Donadio presentato alla stampa

È stato presentato stamani alla stampa L'eroe, opera prima di Cristiano Anania, un film prodotto e distribuito in modo totalmente indipendente, che uscirà al cinema il 21 marzo in 30 copie nelle città principali, per poi espandersi la settimana dopo con altrettante copie e puntare sia alla tenitura che alla multiprogrammazione. Anche se è un film a basso budget, si presenta con un cast di primo livello, capitanato dai due rivali storici di Gomorra, qua in ruoli diversissimi, Salvatore Esposito e Cristina Donadio. Il primo è l'eroe del titolo, un giornalista ambizioso ma mediocre che, declassato a un quotidiano di provincia, si trova catapultato nel bel mezzo di un crimine: il rapimento del nipote di una ricca e influente donna d'affari (Donadio), la cui azienda vinicola è, all'insaputa di tutti, in fallimento.

In conferenza erano presenti, con l'eccezione di Marta Gastini, anche altri attori del film: Fabio Ferrari (figlio dell'indimenticato Paolo Ferrari), Vincenzo Nemolato ed Enrica Guidi. Esposito racconta che il film gli è piaciuto “perché è abbastanza nuovo, ricalca un po' un genere che è quello del noir che era molto in voga negli anni '80, e il modo in cui il regista ha scritto e pensato questo film è molto interessante. Ogni personaggio, anche il più piccolo, ha delle delle sfumature, non è mai banale, non è mai piatto. Quando Cristiano mi ha proposto l'idea ho subito accettato, era un ruolo non scontato che mi dava la possibilità di esplorare un mondo”.

Cristina Donadio commenta in questo modo il suo coinvolgimento: “Questo è un film dove tutto quello che appare non è detto che sia, ogni personaggio ha dietro un altro da sé e chissà quante verità ci sono dietro “la” verità. E' bello essere un personaggio che da un'idea di sé ma poi può essere qualcun altro. Giulia Guidi è un personaggio di potere che non vuole perderlo e farebbe di tutto per difenderlo. Tutto succede in una piccola provincia italiana, che fa un po' da amplificatore a quello che è l'andamento della società, tutto è sovradimensionato, i vizi e le virtù. È stato bello lavorare di nuovo con Salvatore, l'un contro l'altro armato, ma qui con un gioco a togliere e a sottrarre mentre in Gomorra era un discorso a mettere, ad aggiungere. I film indipendenti hanno questo grande dono, permettono agli attori di incontrarsi senza le regole, che sono una specie di griglia in cui sono costretti. Qua ci siamo ritrovati in un clima di grande liberta”.

Fabio Ferrari, che ha visto il film per la prima volta, ne riassume così le caratteristiche: “Ho notato che è un film silenzioso e questo oggi va controcorrente, vedo film che fanno molto rumore. E mi è piaciuta la scelta dei tempi lenti, adatti alla storia e al luogo in cui è girata. La differenza col cinema di oggi e che c'è tanto non detto, mentre il nostro cinema ha il difetto di spiegare sempre tutto. Questo finale non ci tira in faccia una verità ma ci insinua un dubbio che abbiamo covato durante tutto il film”.

Cristiano Anania, oltre a ricordare la difficoltà di un aspirante regista in Italia, ha delle riprese ricordi molto belli come “l'esperienza umana di queste 4 settimane che restano per me indimenticabili, mi interessava conoscere le persone, prima degli attori, ci siamo confrontati, abbiamo parlato e discusso. Non è un mio film, ma è un film di tutti. E' un film che ha i suoi tempi, con questi carrelli che partono lenti e non arrivano mai, girato in un paese dove non succede nulla finché non arriva l'eroe. Ho utilizzato molti primi piani e questo ritmo per dare un senso di claustrofobia e di oppressione. L'iter per arrivare a debuttare dura anni. Per l'opera prima è ancora più degradante, ti mangi il fegato, giri con la sceneggiatura finché non trovi un pazzo che dice “facciamolo” e da lì parte la seconda trafila di anni per mettere insieme il budget, basso in questo caso nonostante il cast. Alla fine ti ricordi che quando è iniziato stavi alle medie. È così: o cambi lavoro e fai altro o ti metti lì e aspetti”.

Conclude Salvatore Esposito, dopo aver risposto a una domanda su quanto gli faccia paura essere identificato con Genny Savastano: “Paura zero, anche perché scelgo i progetti in base a quello che mi possono dare come persona e a cui posso dare io come attore e le scelte che ho fatto finora al cinema sono lì a dimostrarlo. Mi ha colpito l'ambivalenza della parola eroe. Il film si apre con una intro che dice chi è un eroe, io credo che lo siano i ragazzi di periferia che si svegliano la mattina e invece di andare dietro ai soldi facili e farsi abbindolare dal male vanno a lavorare, sono quelli umani con il prossimo, le persone che fanno qualcosa per cambiare la situazione. Il pallone che compare all'inizio e alla fine del film per me è una metafora più grande: tutti possono essere eroi se lo vogliono, ma troppi eroi sono dei carnefici”.

Se volete scoprire di cosa parla questo film e chi sia L'eroe del titolo non vi resta che cercarlo dal 21 marzo nell'inizio del suo cammino in sala, o andare a vederlo in una delle serate di presentazione in giro per il Paese.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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