Interviste Cinema

L’era dell’ansia: Brady Corbet e Natalie Portman parlano di Vox Lux in concorso a Venezia 2018

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Una ragazza sopravvissuta a una sparatoria a scuola diventa una star della musica.

L’era dell’ansia: Brady Corbet e Natalie Portman parlano di Vox Lux in concorso a Venezia 2018

Una carriera come attore lunga pochi anni, poi la folgorazione per la regia. Brady Corbet è stato fulminato sulla via di Michael Haneke, dopo aver recitato nel 2007 in Funny Games al fianco di Michael Pitt. Ha esordito nella regia nel 2014, a soli 26 anni, con L'infanzia di un capo. Il film venne premiato nella sezione Orizzonti proprio al Festival di Venezia, da una giuria presieduta da Jonathan Demme, a cui il suo nuovo film è dedicato. Torna ora, con una promozione in concorso, con Vox Lux, il racconto in due fasi temporali della vita di una ragazza, nel 1999 sopravvissuta a una sparatoria in una scuola sullo stile di Columbine, e nel 2017 diventata una bizzosa e complessa pop star. A darle corpo (di ballo) e voce Natalie Portman.

“Celeste è una donna che soffre chiaramente, a distanza di 18 anni, ancora di sindrome da stress post traumatico, non è un mostro ma una vittima della nostra epoca. Viviamo l’età dell’ansia, penso non ci siano mai state tante notti insonni come in questi anni. Il mio, però, non voleva essere un film neorealista, l’ho sempre pensato come un ritratto storico, ma essendo passati solo pochi anni con una voce fuori campo ho voluto dare un tono favolistico al film. Vengo dal Colorado, quindi ricordo bene i fatti del ’99 a Columbine, è uno degli eventi che mi ha segnato psicologicamente, accaduto a pochi chilometri da casa, ma ho deciso di non sfruttare la tragedia rimanendo sul generale. Il film l’ho dedicato a Demme, che ho conosciuto negli ultimi anni della sua cita, perché mi ha naturalmente cambiato la vita premiandomi qui a Venezia, ma si è anche preso cura di me e di molti giovani registi. Una cosa che mi ha commosso molto e penso che avrebbe amato un film musicale come questo”.

Corbet è americano, ma ha lo spirito di un autore rigoroso molto europeo, ha girato anche questo film, come il precedente, in 35mm. “Sono stato molto fortunato, è un vero peccato non sia più un opzione per un giovane regista, trovo una cattiva ideare escludere una tecnica del genere, sarebbe come per per un pittore poter usare solo l’acquarello e non la pittura a olio. Il mio è un film sulla rivoluzione digitale, ma è in celluloide, voi l’avete visto così come è stato concepito e realizzato e spero che la stessa cosa accada il più possibile al pubblico che lo vedrà.”

Un dramma che ha una parte finale musicale che ha necessitato di un notevole lavoro sulla colonna sonora, con le canzoni di Sia. “Mi sono divertito enormemente a fare un film musicale, sono contento però di non doverne fare un altro”, ha scherzato Corbet, “non avrei potuto sognare una collaboratrice migliore per questo progetto che mescola nella pop music tratti presi da personaggi reali e fittizi. Ha permesso alla musica di aderire al personaggio”.

La Portman si è detta fan di Sia a tempo. “È stato bello cantare la sua musica, è stata davvero adorabile e la sua passione per la danza è amplificata da un talento incredibile. Le coreografie sono di mio marito Benjamin Millepied, per cui abbiamo potuto provare a casa, una situazione davvero inedita [ride]. Rispetto a Il cigno nero, sono due film con stili molto diversi, arrivati in momenti decisamente differenti della mia vita. Brad crea un ambiente molto libero e creativo e sono stata circondata da attori come Jude Law e queste donne che ammiro, Stacy Martin e Raffey Cassidy. Ogni giorno è stato divertente. Si parla dell’uso delle armi, ma non vuole mandare messaggi, è un’opera d’arte e racconta la nostra società facendo luce su quell’interstizio nascosto fra cultura pop e violenza. È un’incredibile riflessione sul momento che viviamo, spero la gente riconosca alcune problematiche e rifletta in prima persona su come la nostra società le affronta.”

Una star del cinema che interpreta una star della musica pop. “C’è differenza fra i due ecosistemi”, ha dichiarato la Portman. “Nel cinema non viviamo on the road per lunghi periodi, in bus o aereo privato che sia. Non si crea un mix così forte fra amore e commercio nelle persone che una star ha intorno. Non amo mettermi a confronto con i personaggi che interpreto, la gioia è esplorare la mente e il cuore degli altri, i parallelismi mi rendono nervosa. Sicuramente è interessante vedere come le sparatorie nelle scuole hanno un impatto psicologico sui ragazzi che vanno a scuola ogni giorno, come un piccolo atto di violenza possa provocare un enorme effetto.”

foto ©LaBiennale



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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