L'arte viva di Julian Schnabel: incontro con Pappi Corsicato

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L'arte viva di Julian Schnabel: incontro con Pappi Corsicato

Che l'arte sia qualcosa in grado di emozionarci, è cosa nota. E' più raro che a farlo sia l'artista, soprattutto quando si tratta di un personaggio non esattamente noto per il suo carattere facile e amabile come Julian Schnabel. Eppure, al termine della proiezione stampa del documentario di Pappi Corsicato L'arte viva di Julian Schnabel, molti dei presenti avevano le lacrime agli occhi o hanno confessato di essersi commossi. E' come se la sensibilità del regista napoletano si fosse trovata in magica sintonia con quella del pittore, scultore e regista newyorkese, vera e propria star del mondo dell'arte, ammirato, amato e parimenti odiato, che il film ci mostra nei suoi momenti pubblici e privati e con abbondanza di testimonianze dei suoi amici illustri - da Al Pacino a Bono Vox, da Jeff Koons a Laurie Anderson e Willem Dafoe - e della sua tribù di mogli e figli, che lo fanno rassomigliare, anche per la sua inconfondibile fisicità, a un sultano o a un grande capo indiano. Di questo film imperdibile, presentato con successo in anteprima al Tribeca Film Festival e in molti festival internazionali, parleremo più in dettaglio in occasione della sua uscita speciale in sala il 12 e 13 dicembre. Per ora, con le appassionate parole di Pappi Corsicato che ha incontrato la stampa dopo la proiezione, vi raccontiamo qualcosa sulla sua genesi e sul dietro le quinte:

CONOSCERE JULIAN SCHNABEL. Vivendo a New York negli anni Ottanta ovviamente conoscevo Julian, che era nel momento di massimo successo. Lo conoscevo come artista ma non personalmente. Poi quasi 15 anni dopo, quando lui aveva già fatto Basquiat e Prima che sia notte, due film meravigliosi, l'ho conosciuto di persona tramite un artista napoletano che vive a New York, Francesco Clemente. Anche se negli anni Novanta ho iniziato a fare documentari sull'arte mi ritengo un fruitore e non un esperto, ma di lui mi avevano molto colpito i film. Siamo diventati subito amici, lui aveva amato i miei film, aveva visto dei documentari che avevo fatto e conoscendolo meglio, anni dopo, soprattutto pensando al Palazzo Chupi che ha costruito a New York, mi ricordava Citizen Kane. Trovavo una somiglianza col personaggio di Orson Welles che costruisce questo palazzo fantastico, che ha tante mogli e spinge i suoi amici più cari a fare cose, un uomo superenergetico. E devo dire che Julian tra tutti gli artisti che ho conosciuto è una vera forza della natura, non ho mai visto una cosa del genere, sta sempre in movimento, dipinge 24 ore su 24, è totalmente dedito al suo lavoro, non scinde la vita privata da quella pubblica: per lui è tutt'uno, nel bene e nel male.

UNA LUNGA GESTAZIONE. Mi ero fatto tutta un'idea fantastica di fare un documentario prendendo spunto dal film di Orson Welles Rapporto confidenziale, la storia di un uomo che perde la memoria e ingaggia un tipo perché raccolga indizi per ricostruire il suo passato, ma era un'impresa impossibile perché non avrei potuto bloccare Julian o i suoi amici e la sua famiglia il tempo necessario per farlo. Quindi sono stato trascinato nel mondo di Julian, l'ho incontrato alle isole Li Galli e gli ho fatto questa proposta di realizzare un documentario su di lui. Lui mi ha detto che non amava queste cose, che ci aveva provato anche la BBC e aveva dovuto bloccarlo perché non gli era piaciuto, essendo lui attentissimo alla propria immagine. Gli sono stato dietro per un po', gli ho chiesto di provare a girare qualcosa, ho affittato due telecamere e ho fatto venire il mio assistente a New York, senza troupe, perché sarebbe stato impossibile averne una per tutto il tempo che abbiamo girato.

Dopo un po' si è deciso finalmente a iniziare e purtroppo dopo pochi giorni è morto Lou Reed, per lui è stato un grande shock perché erano molto amici e quindi abbiamo rimandato ancora. In quell'occasione ho ripreso il Memorial, perché ero lì e Laurie Anderson che già conoscevo, e altre persone, mi hanno lasciato riprendere tutto quanto. Poi è passato un anno, l'ho seguito a San Paolo, a Parigi e in varie altre occasioni finché finalmente è come se si fosse deciso, forse perché si era rilassato, era meno teso, meno depresso, e abbiamo cominciato a fare una mappa delle persone da intervistare. Ho intervistato circa la metà dell'elenco che avevamo fatto e ne ho montato un quarto. Sono partito da 80 ore di materiale per arrivare a 80 minuti. Per ogni argomento ho almeno mezzora, sarebbe venuta fuori una serie.

LA LINEA EMOTIVA. Durante il montaggio avevo capito che dovevo seguire una linea emotiva invece che una linea descrittiva del personaggio e della sua arte, come si fa in genere. Quindi mi sono creato dei piccoli link tra cose che contenessero un'emozione attraverso la quale raccontare questo personaggio. Io ho fatto anche altri documentari sugli artisti ma sono sempre intervenuto pesantemente, non ho mai fatto un documentario che fosse didattico o asettico. Con Julian devo dire che ho molti punti in comune, siamo diversi in tutto ma c'è qualcosa di più sottile, di più intimo che mi lega molto a lui: il rapporto coi figli, il rapporto col padre, come si pone rispetto all'arte, l'idea che bisogna avere molta fiducia, che per me è un ideale, l'uso del colore... e quindi questo mi ha provocato un'identificazione col suo personaggio nonostante il fatto che apparentemente lui sia totalmente diverso da me. Alla fine quello che era nato come una specie di divertimento su di lui è diventato una cosa molto più emozionante anche per me. Per me questo è come se fosse un film, non riesco a vederlo più come un documentario. Il modo in cui abbiamo girato è totalmente opposto a quello che faccio di solito, è stato tutto più sistemato, preparato. Io lavoro molto sulla finzione e su un'estetica che non è questa, però questa occasione mi ha dato modo di sperimentare anche altre cose. E' stata un'esperienza di crescita e di cambiamento per me.

LE REAZIONI. Più che parlare delle reazioni al Tribeca, che sono state ottime, mi interessa parlare della reazione di Julian. Dopo 9 mesi di montaggio gli abbiamo mandato un premontato, e memori del racconto della bocciatura della BBC eravamo terrorizzati al pensiero che dopo due anni di riprese e nove mesi di montaggio il risultato gli facesse schifo. Abbiamo mandato il materiale e per via del fuso orario lui l'ha visto molte ore dopo. La telefonata non arrivava MAI! Finalmente ha chiamato ed era super emozionato, felice, e quella è stata per me la vera reazione a questo documentario. Per il resto sono contento che sia andato bene, spero che vada bene anche qua, è già stato visto a Lisbona, a Barcellona e ha ovunque un buon riscontro, quindi sono contento e lo sono anche del fatto che la Nexo lo abbia preso e mi dia la possibilità di farlo vedere.

ARTE E CINEMA, BINOMIO INSCINDIBILE. La sua arte, per quanto potessi apprezzarla prima, l'ho capita molto di più attraverso i film. È questione di colori, di materia, di inquadrature. C'è un suo quadro che è una ripetizione di un quadro di Goya e in una scena di Prima che sia notte, sul mare, ci sono gli stessi identici colori, non c'è differenza, lui dice spesso che la regia è stata un'estensione del suo lavoro e se si vedono bene i film si capisce di più anche la sua arte.

UN UOMO SCOSTANTE MA TENERO E GENEROSO. Julian è molto controverso come persona, se non lo conosci sembra borioso, scostante, aggressivo, il peggio. E lo è. D'altra parte è una persona molto sensibile, spesso ci siamo trovati anche a condividere momenti molto emotivi. Se gli chiedi di vedere le tue cose è uno che si dedica totalmente, non è superficiale in questo, non è preso solo da se stesso. In questo mi ricorda molto Lucio Dalla, a cui ero molto legato, è una di quelle persone talmente aperte che non puoi non farci amicizia, che ti si danno totalmente. Non è che devi entrare nelle sue grazie, devi entrare nel suo mood, nella sua natura. Se superi lo scoglio di questo impatto così rozzo, duro, alla fine ti coinvolge totalmente e ti è completamente amico e dedito. Umanamente, nel rapporto di amicizia, così come con i figli e la famiglia, è molto presente.

Se avete voglia di conoscere questo artista straordinario all'opera, di vederlo nel suo privato e di ascoltare i suoi meravigliosi amici, o se avete nei suoi confronti pregiudizi e volete capire chi c'è sotto quei pigiami, quelle tute stracciate o i parei, dietro quell'uomo così convinto e sicuro di sé da non curarsi di essere cortese, non c'è occasione migliore che andare al cinema il 12 e 13 dicembre per vedere L'arte viva di Julian Schnabel di Pappi Corsicato, un documentario fuori dal comune su un personaggio larger than life.


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