Interviste Cinema

L'amore e l'arte che legano due giovani in fiamme: Incontro con Céline Sciamma

16

Abbiamo intervistato l'autrice francese parlando del suo ottimo film Ritratto della giovane in fiamme e della donna al cinema.

L'amore e l'arte che legano due giovani in fiamme: Incontro con Céline Sciamma

Si presenta con un sorriso e quando parla è sinceramente appassionata, oltre che interessata all’accoglienza del suo film in Italia. La quarantenne Céline Sciamma ha cambiato passo con il suo quarto film, lo splendido Ritratto della giovane in fiamme, premio per la sceneggiatura sia a Cannes che, pochi giorni fa, agli European Film Awards. Proprio dalla scrittura viene, con studi in letteratura, prima di diplomarsi alla celebre scuola di cinema parigina, la Fémis. È stata nominata tre volte ai premi César, mentre una volta ha vinto, proprio per la sceneggiatura del bel cartone animato svizzero, La mia vita da zucchina

Femminista, da sempre molto impegnata come attivista LGBT, prima dei successi Tomboy (2011) e Diamante nero (2014), la Sciamma ha esordito nel 2007 con Naissance des pieuvres, con protagonista Adèle Haenel. Proprio pensando a lei ha scritto questa storia d’amore, ambientata in una remota isola francese nel XVIII secolo, fra la pittrice Marianne e Heloise (Noémie Merlant), sua modella perché la madre (Valeria Golino) vuole un ritratto della figlia, promessa sposa a un nobile italiano, senza il suo consenso, come abitudine dell'epoca. Prima il rapporto sarà segnato da incomprensioni e segretezza, poi la passione scoppierà fra le due.

Abbiamo incontrato a Roma Céline Sciamma, a cui abbiamo chiesto come si è trovata nel raccontare per la prima volta una storia d’amore. “È vero che è differente dai precedenti, dove c’era sempre una trama amorosa, ma erano storie di formazione di adolescenti, in cui c’era la scoperta dell’amore e della sessualità. Avevo voglia di raccontare una vera storia d’amore fra adulti, lavorando per la prima volta con attori professionisti, il che ha cambiato molto il mio protocollo di lavoro. È una collaborazione molto più intensa rispetto a lavorare con dei giovani che non sono del mestiere, con cui sei spesso sola. La circolazione è stata massima, ai più alti livelli di collaborazione e fiducia. Una buona maniera per parlare, quindi, d’amore.

È un film costruito sugli sguardi, c’è quello del cinema, quello di una pittrice nei confronti della sua modella. Come ha coreografato tutto questo, qualche volta ci sembra di essere al centro e circondati da sguardi e movimenti?

Cerco sempre di essere candida. Volevo parlare dello sguardo rubato, poi di quello consentito, poi di quelli reciproci. La questione era come andare in fondo a queste idee, per esempio una scena chiave era quella in cui la pittrice si rende conto di essere anche lei guardata. Volevo permettermi il piacere di andare fino in fondo alle conseguenze legate a tutte queste idee, quindi indentificare e scrivere tutte le scene possibili legate allo sguardo e alla evoluzione drammaturgica. Alla fine volevo fare un film che gli spettatori guardano, ma che guarda anche gli spettatori, sia nella messa in scena che nel sentirsi guardati, rispettati come soggetti amorosi del cinema.

Dunque è con questa duplicità di sguardo, con questo controcampo, che lei dà una risposta alla questione del potere seduttivo del regista nei confronti della sua musa, e dell’amore all’interno del film? Scambiando quindi i ruoli?

Sì, perché penso che finora si siano raccontati male le storie. Le donne sono state da sempre artiste, ma l’opportunità che avevano di frequentare l’atelier era come modelle, come tali penso abbiano sfruttato l’opportunità di collaborare. Essere modella è come essere attrice, si fa parte della creazione del tutto, come parte importante. Nella storia della pittura le modelle sono identificate, conosciamo le muse di Picasso, ma non le rendiamo giustizia riconoscendo la loro partecipazione intellettuale. Per me le attrici sono autrici. Il film racconta mette ordine in tutto questo, almeno spero.

È un film in costume, dunque parliamo del passato, ma sono poi cambiate molto le cose? È stato per lei un primo passo per poi raccontare nella stessa maniera una storia di oggi? È cambiato qualcosa in tutto questo tempo? 

Volevo andare indietro nel passato per poter parlare di bellezza, verso un tipo di cinema d’arte che ci permettesse di costruire delle immagini molto belle. Peraltro le cose non sono cambiate poi così tanto in due secoli. Il film viene accolto come fosse un film d’avanguardia, che non era certo la mia intenzione, volevo raccontare una storia d’amore. Non è che guardando al passato non si possa fare un film dal soggetto, dalla messa in scena fortemente contemporanee.

Parlando di potere, lei in conferenza stampa ha detto che per le donne al cinema il potere si concretizza nella possibilità di avere i soldi per fare i film. Pensa sia questo il primo passo per cambiare realmente le cose e avvicinarsi a un’uguaglianza nella produzione dei film fra uomini e donne?

È certo che la questione del budget sia cruciale. Vengo da un paese in cui il 25% dei film sono realizzati da donne, un livello eccezionale, ma se andiamo a vedere negli anni sono numeri stabili, non ci sono state evoluzioni. Le donne fanno meno film e dal budget inferiore. Nella letteratura o nella musica possono apparire artiste dal nulla, il cinema è un’industria molto borghese. Per questo bisogna dare i mezzi di avvicinarsi a quest’arte, non solo alle donne, anche ad altre realtà, è il problema della rappresentazione di una società composita.

Talvolta per cambiare la società si può iniziare cambiando la sua rappresentazione al cinema, non per forza il contrario.

È così, e se il cinema indipendente non lo fa, finirà per morire. Si tende a pensare che siano le piattaforme di diffusione, come Netflix, a minacciare il cinema, ma non è così. Qualche volta, in maniera molto cinica e algoritmica, Netflix lavora sulla rappresentazione e mostra altri personaggi, sarà una politica cinica, ma è positivo, almeno lo fanno. Se il cinema continuerà a essere borghese morirà della sua borghesia, non perché le persone non avrebbero voglia di uscire di casa. Per questo abbiamo una responsabilità molto grande, possiamo morire di quello che guardiamo, non della maniera in cui lo facciamo. Spesso si confondono le due cose, bisogna fare attenzione. Se non ci muoviamo, né siamo politici e impegnati nelle questioni della rappresentatività, finiremo male.

Il pubblico è monolitico, abituato allo stesso menù senza richiedere cambiamenti?

Il pubblico vuole il cambiamento, tanto che guarda Netflix, che guarda Unbelievable, una delle prime serie sullo stupro dal punto di vista della vittima. Non è il cinema a produrre storie del genere, ma Netflix. Penso che il pubblico non sia stupido o solo fatto di passivi pantofolai, ma che a molti, soprattutto i giovani, non interessi più quello che gli viene proposto. Per questo le politiche di rappresentazione sono centrali, io penso sempre al pubblico come alla persona più intelligente possibile, sempre, e francamente non sono mai stata contraddetta nel corso delle mie interazioni col pubblico, mai.

Parliamo della musica, presente solo in un paio di brevi occasioni, anche se una delle cose che rimane più in testa è proprio la suggestione di una scena in esterni, davanti al fuoco, con una musica martellante.

I personaggi non avevano accesso facilmente all’arte e anche alla musica, e volevo che anche noi spettatori avessimo questo desiderio dell’arte, ci trovassimo nella loro stessa situazione del secolo XVIII. Ho scelto Vivaldi da subito, perché volevo fosse un successo democratico che tutti conoscono e poi per quello che intendevo fosse il vero inno del film ci voleva della musica originale. Qualcosa che parla dell’arte e della musica al cinema, ma è anche legato a come le storie d’amore ci educano alla curiosità, all’arte, ci consolano nelle nostre d’amore. Questa circolazione mi appassiona e così ho scelto di inserire la musica nel film, cioè dell’arte all’interno di altra arte, la firma di un altro autore nel cuore dell’opera di un altro autore.

Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma uscirà nei cinema il 19 dicembre, distribuito da Lucky Red.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming