L'America e la paura del diverso, ieri come oggi: Scott Cooper e Rosamund Pike aprono la Festa di Roma 2017

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L'America e la paura del diverso, ieri come oggi: Scott Cooper e Rosamund Pike aprono la Festa di Roma 2017

Il New Mexico del 1892 come la Charlottesville del 2017. La chiave di lettura del nuovo film di Scott Cooper, Hostiles, presentato in apertura della 12° Festa del cinema di Roma è politica, non potrebbe essere altrimenti. Non solo con lo sguardo al passato, ma anche all’America di Trump. Un western classico, anche se il regista della Virginia ha tenuto a precisare, incontrando i giornalisti a Roma, che “volevo attraversare i generi e illuminare l’esperienza umana alle prese con il superamento di una tragedia. Poi naturalmente ci sono alcune inquadrature in cui ho omaggiato Sentieri selvaggi di John Ford, o le atmosfere dello scrittore Cormac McCarthy e del fotografo David Curtis. È vero che il western non passa mai di moda, con i suoi codici identificativi come la maestosità dell’Ovest americano, l’ambire a ottenere di meglio rispetto a un oggi disperante e la presenza di un nemico da sconfiggere.”

Parlando di nemici, Cooper non si è tirato indietro nel riconoscere come gli Stati Uniti, fin dalle sue origini, hanno sempre cercato qualcuno da combattere, all’interno o all’esterno. Di nemici interni, in fondo, parla Hostiles, che racconta del ciclo inarrestabile di violenza che costituisce la quotidiana convivenza, a meno di trent’anni dalla fine della Guerra di secessione, fra bianchi Wasp, l’esercito unificato, e la varie tribù Native. Lo dichiara il regista fin dalla prima immagine del film, con una frase in exergo di D.H. Lawrence, su sfondo nero, che suona così: “L’essenziale anima americana è dura, isolata, stoica e omicida. Non si è ancora ammorbidita.”

“La rilevanza della storia oggi è maggiore rispetto a quando ho scritto il film”, ha aggiunto Cooper. “Non è un segreto che viviamo da novembre in un clima di divisione razziale e culturale che cresce ogni giorno. Non siamo mai stati così polarizzati fra chi vive sulle coste - e interagisce con la diversità - e chi al centro del Paese. Spero il film aiuti a iniziare una conversazione sull’inclusione, sulla necessità di riconciliazione. Il film mostra una popolazione indottrinata dal governo a odiare i nativi, cui furono sottratte terre e cultura.”

Rosamund Pike è la convincente protagonista feminile, nei panni di una donna a cui, nella prima scena, viene sterminata la famiglia e si trova a viaggiare per il cuore degli Stati Uniti in una compagnia variamente assortita, capeggiata da un ufficiale interpretato da Christian Bale. Quest’ultimo non ha fatto il viaggio fino alla Festa, ma la Pike sì, con la sua consueta eleganza e l’emozione autentica di chi ha vissuto in pieno il ruolo. “Mi interessava ricercare la ragione attraverso la quale una donna così devastata dalla vita riesce ad andare avanti: la fede, magari la scoperta di quanto odio puoi portare con te. La morte di chi ti ha distrutto la vita non porta sollievo, non ti riporta in vita la famiglia. Un personaggio forte, dicono tutti, ed è vero, ma attenzione, le sue sono qualità interamente femminili. Abbiamo visto recentemente cosa succede quando le donne si uniscono e fanno sentire la loro voce. Lei all’inizio è ignorante riguardo ai nativi, non conosce le differenze e le abitudini delle varie tribù. Ma non ha niente da perdere, ritrova la voglia di vivere ascoltando, scegliendo di essere semplicemente umana, mentre il soldato Christian Bale ha per definizione bisogno di un nemico; il suo lavoro è validato proprio dall’esistenza di una controparte.”

La Pike perde poi il suo aplomb apparentemente distaccato, quando la voce le inizia a tremare rievocando le emozioni di un ruolo così intenso, specie per una madre di due figli. “Ho vissuto il personaggio, non l'ho solo interpretato. Parlare di lei è difficile, quando rivedo il film rivivo quelle emozioni. Non sono equipaggiata per parlarne eloquentemente”.

Le figlie di Rosamund Pike nel film sono nella realtà le figlie di Cooper, che ha dichiarato di avere molto a cuore questo storia e la speranza che le cose cambino nel suo paese. “Come americani non c’è dubbio che possiamo fare un lavoro migliore per comprendere gli altri, fa male al cuore vedere cosa è successo a Charlottesville, città in cui ho studiato, nella mia Virginia. Le mie figlie hanno conosciuto solo gli otto anni della presidenza Obama, che ora rimpiangiamo. Solo ascoltando chi è diverso possiamo superare questo sentiero buio che abbiamo imboccato. Parafrasando gli ostili del titolo, abbiamo sempre avuto un nemico da combattere: dal re d’Inghilterra alla Corea del nord. Non so quale sia il motivo, so che qualche presidente si è fatto influenzare dalla mitologia western del bianco o nero, bene contro il male.”

Hostiles uscirà nelle sale il febbraio prossimo, distribuito da Notorius.




Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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