Interviste Cinema

Klaus, la nostra intervista a Sergio e Edgar Martins per il primo film animato Netflix in 2D

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Riproporre l'animazione a mano libera stile Disney anni Novanta: cosa comporta la sfida?

Klaus, la nostra intervista a Sergio e Edgar Martins per il primo film animato Netflix in 2D

Klaus è una tappa importante per gli appassionati di animazione: dal 15 novembre su Netflix sarà possibile vedere in streaming un film animato a mano libera in 2D, nel perfetto stile della Disney anni Novanta. Abbiamo intervistato il capo-animatore Sergio Martins e suo fratello Edgar Martins, supervisore degli storyboard. In un mondo di CGI, dove l'animazione bidimensionale vive solo nel cinema indipendente e negli anime, cosa comporta riproporre la magia del disegno?

Essendo un grande fan dell'animazione, seguo questo progetto di Klaus sin dal 2015, quando il primo test fu pubblicato su Vimeo. Potreste dirci cos'è successo da allora e come il progetto intero è maturato grazie a Netflix?
Sergio Pablos [il regista del film, ndr] ha avuto quest'idea quasi dieci anni fa: come si poteva raccontare un'origin story di Babbo Natale, però da un punto di vista ironico? Si trattava di giocare con le aspettative che avevamo su Babbo Natale, ma mostrarlo in una chiave del tutto differente. L'idea c'era già tutta, però è stata Netflix a vederne la potenzialità: più che nella qualità in sé, che comunque volevano, proprio nel punto di vista che Sergio stava cercando di raccontare. Netflix è subentrata relativamente tardi, se consideriamo che parliamo di un progetto decennale. Sulle prime, quando sapemmo che Netflix sarebbe stato il distributore e investitore, eravamo un po' preoccupati: “Oh, non sarà in una sala!” Ma più passava il tempo, più ci rendevamo conto che era il distributore perfetto, il modo migliore per mostrare il film al più alto numero di persone.

Dal momento che Klaus è un omaggio ai migliori lungometraggi animati, la storia dovrebbe essere al centro di tutto, uno dei pilastri dell'esperienza. Potreste descriverci la storia del film e il suo protagonista? E' un postino, vero?
Sergio cerca sempre di raccontare una storia con ironia. Quindi, se vuole raccontare la storia di Babbo Natale, lo fa tramite un altro personaggio: Jesper rappresenta l'opposto di Babbo Natale, così si può giocare con l'idea che non sia Babbo Natale a calarsi per il camino, ma che sia lui a caderci dentro! Giocando con questa ironia puoi sperare di tirar fuori qualcosa che nessuno ha mai visto prima, e magari sarà qualcosa di più del classico film di Natale. Una delle basi era domandarsi: e se Babbo Natale non fosse stato sempre quell'uomo bonario e tenero che conosciamo oggi? In fondo è anche un tizio gigantesco! Volevamo raccontare una storia natalizia inedita, e si spera che sia accettata come la leggenda delle origini di Babbo Natale. L'ironia è tutto.

Klaus è stato realizzato con la buona vecchia tecnica di animazione a mano libera. Eppure c'è qualcosa di diverso nel modo in cui i colori, le ombre e le luci sono rese. Sono molto curioso di sapere come funzioni questo nuovo sistema produttivo.
In sostanza stiamo realizzando questo film come i vecchi classici Disney, ma compiendo un passo ulteriore, con shading e illuminazione su personaggi e ambiente. E' opera principalmente dei nostri due direttori artistici, perché l'obiettivo di Sergio era mettere in movimento un'illustrazione: visto che è un film di Natale, non potremmo dare la vita a una cartolina d'auguri o a un libro illustrato? Però la Disney è andata quasi in bancarotta più volte per cercare di fare cose del genere su ogni singolo fotogramma, costerebbe milioni. Allora uno dei nostri direttori artistici, che ha un passato di informatico, ha trovato un nuovo modo di animare, a dir il vero apre nuove frontiere per il mezzo. Non è 3D, è animato in modo classico a mano, fotogramma per fotogramma, ma con uno strato extra di luce e shading. Per l'industria è una pietra miliare.



Quindi potete dirci qualcosa sull'uso della CGI? Perché abbiamo parlato dell'animazione a mano, ma mi piacerebbe sapere anche come avete usato la computer grafica, se l'avete fatto.
La CGI l'abbiamo usata essenzialmente per ciò che era inorganico, come le vetture, alcuni sfondi, ma tutto ciò che è organico e si muove è stato fatto in 2D. E' importante tuttavia sottolineare che, anche se ci siamo appoggiati al 3D in alcune inquadrature, per esempio negli ambienti, le luci e le ombre che si muovono sono state realizzate a mano. A volte persino sopra gli stessi elementi 3D! E' un film vecchia scuola. [Gli strati di luci e ombre sui personaggi sono impostati a mano, poi un tool si occupa di riprodurli sui fotogrammi successivi, correzioni permettendo, ndr].

Come avete organizzato il lavoro degli animatori? Ricordo che negli anni Novanta ogni personaggio aveva un supervisore dell'animazione e un gruppetto di animatori assegnato a quel personaggio. In questo caso come avete lavorato?
Abbiamo fatto la stessa cosa, avevamo supervisori per i personaggi principali, erano cinque o sei, e poi animatori assegnati a ogni personaggio. La caratteristica di questo film è che però il protagonista Jesper è in ogni sequenza eccetto due, perciò a ogni animatore sono toccate almeno un paio di inquadrature con lui. Era impossibile che qualcuno non facesse Jesper! Per questo motivo Jesper è stato diviso tra diversi supervisori: Yoshimichi Tamura era il principale, ma è un personaggio così importante che tutti ne hanno fatto un po'.

Jesper mi ha ricordato un po' Doppler di Il pianeta del tesoro, in un certo senso [era animato da Sergio Pablos, regista di Klaus, ndr].
Fa ridere che lo citi, perché è naturale che ci sia un legame, se non sbaglio Sergio ha giurato che non l'ha fatto apposta. E' che i due personaggi hanno un atteggiamento simile, non lo neghiamo. Ma tutto è arrivato chiedendosi chi fosse il personaggio: proviamo a capirlo. Non c'era intenzione di copiare, è diventato così naturalmente, ma è normale che si pensi a Doppler.

Qual è lo stato attuale dell'animazione 2D? Quanti artisti sono in grado oggi di animare così?
Eh, buona domanda. Molto pochi, per darti una risposta veloce. E' stata una vera sfida trovare un numero sufficiente di animatori, che lo sapessero fare disegnando, in modo classico. E' una delle ragioni per cui abbiamo gente di venti paesi diversi, perché la produzione ha dovuto scovarli in ogni angolo. Tra l'altro gli animatori vecchia scuola erano tutti impegnati con progetti loro, quindi si è trattato di rintracciare persone che seguono sì la vecchia scuola, ma lo fanno per amore. Quando hanno cominciato a lavorare sul nostro film, non avevano molta esperienza. C'è stato da imparare, la maggior parte degli animatori aveva meno di trent'anni, molti erano al primo lungometraggio, è stata una specie di scuola. Una lavorazione pesante. Abbiamo coinvolto quasi tutti quelli che conoscevamo che sapessero farlo, e ne abbiamo aggiunti altri. Ma l'aspetto positivo è che quelli che ci hanno lavorato l'hanno fatto per interesse sincero, c'era passione, erano lì per fare un lavoro che non potevano fare altrove. Devi avere un posto dove farla, quell'animazione.

Avete mostrato il film a qualcuno di quei vecchi animatori, come Andreas Deja, Mark Henn, Glen Keane...
Sì, alcuni di loro hanno visto il lavoro, non so Andreas, ma per esempio hanno lavorato con noi animatori come James Baxter e abbiamo grossi nomi come John Pomeroy. Diversi di loro hanno preso parte al film, ma sappiamo anche che molti altri osservano quello che stiamo facendo. Gli altri studi sono molto interessati, abbiamo ospitato visite dello studio: vogliono sapere, vogliono vedere cosa stiamo facendo.

Cosa avete in serbo per il futuro? Farete altri lungometraggi o state pensando anche a dei corti?
Sergio Pablos ha già in serbo un paio di altri progetti di cui non possiamo parlare, non sappiamo se diventeranno realtà ma le idee ci sono e saranno sviluppate, non ci fermiamo. Faremo altro, garantito.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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