Interviste Cinema

Kevin Costner a Roma presenta il thriller Criminal: "Cerco di dar vita a personaggi che non verranno mai dimenticati"

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Abbiamo incontrato l'attore americano, protagonista del film di Ariel Vromen, in uscita il 13 aprile.

Kevin Costner a Roma presenta il thriller Criminal: "Cerco di dar vita a personaggi che non verranno mai dimenticati"

Abbronzato, sorridente, jeans e camicia nera. Così Kevin Coster si presenta ai giornalisti assiepati (o meglio, stipati) dentro una sala che poteva contenerne a malapena i due terzi. D'altronde, si sa, quella di creare file e assembramenti anche quando evitabili, è una strategia di marketing vecchia come il cucco.
Il buon Kevin, però, pare cascarci con tutte le scarpe, o perlomeno sta al gioco: "Grazie per essere qui così numerosi e sorridenti," esordisce appena preso posto, "è una bella soddisfazione, per me, il segno tangibile della gioia che provo a far cinema: fare film vuol dire sperare di lasciare una traccia, un ricordo in chi li vede," prosegue. "Tutti noi abbiamo dei film nel nostro passato cui siamo legati, che magari ci hanno insegnato qualcosa, magari a baciare. Col mio lavoro cerco di dar vita a personaggi che non verranno mai dimenticati: ed è quello che abbiamo fatto, credo, in Criminal."

Diretto dal regista israeliano Ariel Vromen, questo action-thriller che mescola pseudo-fantascienza e intrighi vecchio stampo vede l'attore americano nei panni di Jericho Stewart, un pericolosissimo detenuto, psicopatico e privo di qualsiasi sentimento o empatia al quale viene innestata la memoria di un defunto agente della CIA, perché possa così accedere ai ricordi che permettano di sventare il piano di un folle villain che vuole scatenare l'anarchia in tutto il pianeta.
E di memoria, quindi, si è parlato molto, nel corso di questo incontro.
"Se la scienza , oggi, può aiutarci a non perdere la memoria, ben venga," dice l'attore. "Io non voglio certo che i miei genitori si dimentichino di me, né io voglio dimenticare i miei figli, né i posti dove sono andato nella mia vita: i ricordi sono il cuscino sul quale ti addormenti la sera. Come tutti, poi, anche io ho le cose che mi piacerebbe poter dimenticare, ma quelle cose sono parte di me e del mio percorso: ho rimpianti, ma non vivo una vita di rimpianti, cerco di imparare dai miei errori."
Se invece Costner dovesse scegliere di vedersi piantare nel cervello i ricordi di qualcuno, sceglierebbe quelli di sua moglie: "Mi piacerebbe sapere cosa pensa: perché a volte non riesco a credere quello che fa o dice, o che pensa abbia detto io. Forse la vostra vita è perfetta," sogghigna, "la mia no."

Per quanto non sia per lui la prima volta che interpreta un criminale (basti pensare al sottovalutato La rapina), Costner ha raccontato di aver avuto dei dubbi prima di accettare il ruolo da protagonista in Criminal. A convincerlo è stato Vromen, con la sua insistenza. "Kevin non sembra certo un criminale, è anzi la persona più simile a un angelo che abbia mai incontrato," racconta l'israeliano. "Ma a me piace osare, e provare a spingere le persone fuori dalla loro confort zone. E se scegli un cattivo che il pubblico non si aspetta, hai più spazio per creare qualcosa di originale. Ho visto Un mondo perfetto, e ho amato il ruolo che Kevin interpretava in quel film, e ho cercato di replicare quel dualismo in Jericho."

Del copione, invece, Vromen dice di essere stato interessato dall'idea del guadagnare ricordi, e dall'esplorare "cosa volesse dire per un uomo che non aveva mai avuto empatia e sentimenti iniziare ad averli. Noi siamo quello che siamo per via di ciò che ricordiamo." In Criminal, infatti, i ricordi e le routine inconsce dell'agente morto provocano un mutamento nella personalità di Jericho, aprendolo a qualcosa che non aveva conosciuto prima d'ora, compassione e amore compresi.
"Sarebbe bello poter fare qualcosa del genere nella realtà," prosegue Vromen, "mi piacerebbe poter mettere memorie più positive nelle menti dei veri terroristi che minacciano il nostro mondo, e farli diventare persone migliori. O magari," aggiunge,"utilizzare questo sistema per aiutare la comprensione reciproca: mettersi nei panni degli altri, comprenderli e aprire un dialogo è l'unico modo che abbiamo per cercare di cambiare le cose in meglio. E siamo noi che per primi dobbiamo cercare di capire le ragioni di chi ci vuole male: strano che lo dica proprio un'israeliano, eh?"
Sulle reali minacce terroristiche del nostro mondo, invece, Costner è po' meno filosofico: "Mi fanno infuriare la situazione, e le minacce che tutti noi corriamo; mi fanno dubitare del progresso dell'umanità. E non capisco cosa stia succedendo: la mia unica risposta, per dirla con Marvin Gaye, è what's going on."

Prima che la conferenza stampa di Criminal si chiuda con la consegna a Costner di un Nastro d'Argento Internazionale per la sua trentennale carriera, e che si scateni una confusa caccia al selfie e all'autografo, c'è tempo per l'attore americano di evocare e convocare quello che da sei anni è il suo make-up artist di fiducia, l'italiano Mario Michisanti. "Ci siamo conosciuti per un film che poi non si è fatto," racconta lo stylist, "e da allora è nata un'amicizia molto forte. Kevin è davvero unico al mondo."
Costner gongola, la platea ride, e tutti sono soddisfatti. Anche perché, fuori dalla porta, c'è il solito buffet da razziare con avidità.

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