Interviste Cinema

Ken Loach a Roma presenta Io, Daniel Blake: "A guidarmi è sempre il piacere di fare cinema"

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l regista ha presentato il suo nuovo film, Palma d'Oro al Festival di Cannes 2016.

Ken Loach a Roma presenta Io, Daniel Blake: "A guidarmi è sempre il piacere di fare cinema"

Reduce dalla vittoria della Palma d'Oro al Festival di Cannes 2016 e da un discorso di ringraziamento che ha infiammato i cuori e avrebbe rallegrato il protagonista di Aprile - alla disperata ricerca di qualcuno che dicesse "qualcosa di sinistra" - Ken Loach è venuto a Roma ad accompagnare Io, Daniel Blake. Il regista ha da poco compiuto 80 anni, ma l'energia e lo sguardo sono quelli di un ragazzino, del giovane "arrabbiato" degli anni 60 che, attraverso tante storie di disgrazia e povertà, ma anche di ribellione, ha mantenuto inalterata la sua speranza in una Gran Bretagna migliore, trovandosi però di fronte, in tempi recenti, un mondo "surreale" e ingiusto.

Sono molte le domande a cui l'arguto e affabile Ken è chiamato a rispondere, fra gli applausi continui di una platea di giornalisti più ammirata che infervorata. Si comincia dal concetto di "cittadino", parola fondamentale in una lettera scritta dal protagonista della vicenda dopo la sua fallimentare e kafkiana ricerca di un impiego. "Dobbiamo riappropriarci del termine cittadino, è importante. Il problema è che gli stati e i paesi europei cercano di non schierarsi a favore dell'interesse delle persone ma di quello del capitale. L'interesse del capitale è rendere gli uomini più vulnerabili, e se sono poveri, è colpa loro, quindi se non hai un lavoro, è perché non hai saputo redigere bene il tuo curriculum o ti presenti con un minuto di ritardo a un colloquio. Sono scuse, sappiamo tutti che la realtà è che i posti di lavoro non ci sono o che i lavori disponibili non permetteranno una vita dignitosa e un salario adeguato a chi ha pochi mezzi".

Nonostante sia difficile trovare un lavoro in Gran Bretagna e reinventarsi dopo i 50 anni, soprattutto se si è malati come Daniel Blake e lo stato non ci aiuta, la patria di Ken Loach è ancora una terra in cui il sostegno reciproco è possibile e ci si unisce per il bene comune. E poi c’è Corbyn: "In Gran Bretagna, in qualunque comunità di lavoratori in si viene sempre a creare una forte solidarietà. Abbiamo campagne per i senzatetto, per i disabili, per l'acceso alle cure pubbliche, per le scuole, per gli anziani, ci sono istituzioni a scopo benefico. In realtà non possiamo continuare a vivere così, ma c'è una consapevolezza diffusa, siamo in una situazione di precarietà assoluta, il tessuto sociale è fortemente minato. Sorprendentemente c'è un motivo di speranza. Il partito socialdemocratico è riuscito a eleggere un leader in cui noi riponevamo grandi speranze perché l'ala destra del partito stesso pensava che non sarebbe stato eletto, in realtà ha ottenuto il 60% dei voti e il partito ha ora un milione di iscritti. Questo leader è Jeremy Corbyn e sono convinto che, se il partito lo rieleggesse, il cambiamento sarebbe finalmente possibile".

Buona parte dell'Odissea del povero Daniel Blake, personaggio meraviglioso che non perde mai l'umanità, il sorriso gentile e la dignità, si svolge fra gli uffici di collocamento. Loach, insomma, si sofferma al lungo sulle "antipatie" del sistema burocratico per denunciare ingiustizie di cui il governo della Gran Bretagna è perfettamente consapevole: "Il governo sa benissimo ciò che fa e la complessità della burocrazia è intensificata ad hoc per confondere le persone, il governo sa talmente bene ciò che fa che le persone che lavorano in questa struttura sanno quante sanzioni devono fare in un settimana e vengono punite se non raggiungono il numero giusto. E' una decisione cosciente quella di punire le fasce più vulnerabili della società. Nella sequenza nel centro di collocamento, tutti quelli che stanno dietro alla scrivania sono attori non professionisti che lavoravano in centri collocamento, ma li hanno lasciati perché erano luoghi troppo crudeli." A Loach, che giustamente rifugge Hollywood e continua a rimanere "duro e puro", anche se i suoi personaggi trasudano empatia, chiedono se in qualche modo si senta un antico militante, un dinosauro. E lui risponde, divertito: "Mi sento molto antico, old fashion, mi sono sentito antichissimo appena sono sceso dall'aereo a Roma, credo che dipenda dal mio modo di vestire, ma stranamente ora mi sento meno antiquato di quanto non mi sia sentito negli ultimi 50 anni, perché il nuovo movimento di sinistra in Gran Bretagna è guidato dai giovani, e mi danno grande energia".

Durante la conferenza stampa di presentazione di Io, Daniel Balke al Festival di Cannes, la Gran Bretagna non aveva ancora deciso se uscire o meno dall’Unione Europea e Loach aveva detto che la Brexit era una questione spinosa. Ora che la scelta è stata fatta, il regista riaffronta l’argomento, raccontando cosa sta accadendo nel suo paese: “Al momento non abbiamo lasciato l’Unione Europea, quindi c’è una sorta di guerra fasulla dove tutti si aspettano che accada qualcosa, ma per adesso non ci sono scaramucce. La sterlina è scesa e quindi le esportazioni sono aumentate, le previsioni sono di un rallentamento dell’economia perché molte imprese lasceranno la gran Bretagna a favore di altre aziende europee e così i datori di lavoro si adopereranno per diminuire il costo della forza lavoro e i salari. Chi era contrario alla Brexit a sinistra, lo era per cercare di stabilire alleanze con altre formazioni di sinistra e non per promuovere l’interesse dei grandi gruppi. La maggior parte dei voti a favore della Brexit è però arrivata dalla middle-class di destra, ma un’altra parte ancora proveniva dalla classe operaria che pensa che nessuno si interessi più a lei.

Ken Loach non è egocentrico, né vanitoso e quindi non si gloria più tanto dei molti premi vinti in una lunga carriera. Le Palme d’Oro ottenute, tuttavia, gli fanno particolarmente piacere, per ragioni nobilissime: “I premi sono importanti. La Palma d’Oro a Il vento che accarezza l’erba ha sancito e reso in qualche modo chiarissima l’operazione imperialistica dell’Inghilterra ai danni dell’Irlanda. L’establishment era furioso, ma si trattava di una cosa nota a tutti e che è stata riconosciuta anche grazie al premio. Dopo Io, Daniel Blake, sarà difficile per l’establishment britannico liquidare la realtà narrata nel film”.

Fra tanti discorsi politici, l’impressione è che si sia perso un po’ di vista il valore di opera d’arte di Io, Daniel Blake, che è prima di tutto storia e personaggi. Prima di andarsene, Ken il rosso non manca di ricordarlo: “Questo film è nato dalla rabbia che io e Laverty abbiamo sentito pensando a cosa sta accadendo nel nostro paese. Fare un film, però, è anche il piacere della scrittura, il lavoro sul set, gli attori, cercare di far emergere la verità attraverso la fotografia e il montaggio, E’ il piacere di fare cinema che ci guida e vorrei che questo non venisse mai dimenticato”.

Io, Daniel Blake uscirà nei cinema italiani il 21 ottobre prossimo



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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