Interviste Cinema

Ken Loach a Cannes: Brexit, welfare e povertà in I, Daniel Blake

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Il regista inglese ha presentato oggi il suo nuovo film in concorso per la Palma d'Oro 2016.

Ken Loach a Cannes: Brexit, welfare e povertà in I, Daniel Blake

Al Festival di Cannes assistere alla conferenza stampa di Ken Loach per il suo I, Daniel Blake significa dimenticare ogni forma di glamour, anche se l'attore e l'attrice che accompagnano il regista, Dave Johns e Hayley Squires, non mancano di stemperare l'atmosfera. Questo vale in particolar modo per Johns, cabarettista al suo debutto cinematografico in un ruolo molto lontano dal comico, quello di un cinquantanovenne che a New Castle cerca il sussidio per un problema di salute. La sua odissea burocratica lo porta a conoscere Katie, mamma single di due bambini che per non perdere il suo sussidio dovrebbe trasferirsi a centinaia di chilometri di distanza.

I, Daniel Blake, in autunno nelle sale italiane per Cinema di Valerio De Paolis, è una coproduzione europea realizzata in economia, molto rapidamente ("per stare sul pezzo e sugli argomenti trattati", dice la produttrice Rebecca O'Brien), girata quasi interamente a New Castle. "E' una gran città" - dice Loach - "Ha una tradizione di lotte portate avanti dai lavoratori, e poi la riconosci subito, come Liverpool, Manchester o Glasgow."

"Le problematiche del film attraversano tutta l'Europa, c'è una crudeltà cosciente nell'organizzazione della società." - dice Loach - "Ti dicono che se non hai un lavoro è colpa tua." Svolgendo ricerche per documentarsi, Ken e il suo sceneggiatore Paul Laverty hanno scoperto che a chi si occupa di casi di sussidio vengono persino distribuiti vademecum con consigli su come affrontare "i potenziali suicidi", considerando l'ipotesi come normale. Ed è la diffusione dei problemi dell'assistenza ad aver colpito in particolare Laverty, che spiega alla stampa come gran parte dei tagli abbiano colpito moltissimo i disabili: la tentazione però di costruire un racconto su di loro è stata tenuta a freno, perché scegliere persone non in apparente clamorosa difficoltà rendeva meglio l'idea della sistematicità preoccupante dei problemi. Si parla in fondo di milioni di disoccupati, per le ragioni più disparate.

Inevitabilmente si finisce per parlare più di politica che di cinema, ma è giusto che differenze non ci siano nel cinema di Loach, che saluta Jeremy Corbyn come una voce importante nei laburisti: "Non è come Blair e Brown, lui si fa sentire, non pensa solo agli affari, ma il resto del partito in parlamento non lo vuole. In Europa c'è gente che capisce cosa accade, ma le strutture politiche soffocano la loro voce. Dovrebbe nascere una vera sinistra europea comune". Il cinema è solo un ingranaggio di una consapevolezza che può attraversare l'Europa, e lo sostiene la produttrice O'Brien: "Le coproduzioni europee sono un bell'esempio di collaborazione culturale, potrebbero essere un modello. Lavorare con l'America significa solo seguire i soldi, rimanendo qui cerchiamo le storie importanti."

Ma come si pongono attori e regista nei riguardi della Brexit, per la quale l'Inghilterra voterà il 23 giugno? E' una via d'uscita da una società strozzata dalla povertà? Loach dà una risposta meditata. "E' una domanda difficile. L'Europa è un'istituzione neoliberale, mira alla privatizzazione, chi s'interessa ai margini viene attaccato. Ma se usciamo, sarà ancora peggio, l'estrema destra vincerà. Si tratta di capire: come combattiamo meglio? E' una domanda tattica. Per me bisogna combattere dall'interno, le sinistre si devono unire. E' un momento pericolosissimo." Laverty gli fa eco: "Si tratta di combattere per la propria dignità, con ogni stato per sè le cose peggiorerebbero. C'è una propaganda per umiliare chi vive di welfare, e i lavoratori del Department of Work and Pensions vengono emarginati se si sindacalizzano". L'idea di una società spaccata ad arte è sintetizzata dalla Squires: "Vogliono che litighiamo tra noi: io ti pago per vivere!"

Entrando nel merito stilistico di I, Daniel Blake, Loach sa come deve girare un film che ruota intorno a tematiche simili: "La storia era così importante che stilisticamente doveva essere semplice, essenziale, senza abbellimenti, con uno stile pulito, disadorno, nulla doveva distrarti dalle esperienze delle persone che sono davanti alla macchina da presa. Come diceva Bertolt Brecht, la parola più semplice dev'essere sufficiente: le cose più semplici non solo ti commuovono ma hanno il potere di indignarti."
E il ricorso allo humor? Come calibrarlo con la serietà dell'assunto? Ken è tranquillo: "La gente che soffre non soffre a tempo pieno, questa è la realtà delle persone, non puoi tagliare umorismo e calore, non racconteresti la gente."

Seguendo il particolare metodo di lavoro del regista, che gira il film in ordine cronologico e presenta agli attori il copione pezzo per pezzo, Dave Johns dice di aver vissuto la vita del suo Daniel a poco a poco: per lui che non aveva fatto mai cinema, è stato un bell'aiuto. Gli fa eco Hayley, che sottolinea come l'esperienza cinematografica di Loach presupponga la creazione di una famiglia, che arriva sul set già coesa, per una condivisione di valori esistenziali e idee che vanno oltre il lavoro nudo e crudo. "Ma il copione è molto preciso" - interviene Loach - "Io rispetto molto la sceneggiatura, però cerco di dare l'idea che sia tutto improvvisato, spontaneo. Per i non professionisti, mi sono rifatto al neorealismo italiano. La gente che nel film lavora alle mense per i poveri e negli uffici, ha lavorato lì per davvero. Per quanto riguarda gli attori, confido nella loro immaginazione."

Un giornalista del Kurdistan chiede a scenggiatore e regista se dedicheranno mai un film ai profughi che stanno entrando in Europa, nonché ai motivi che li spingono alla fuga. Laverty suggerisce che solo un autore del posto potrebbe essere all'altezza della credibilità richiesta da un lavoro del genere, ma Loach considera: "Non sarebbe male se la macchina cinema europea finanziasse film in quei paesi in cui il cinema non si può fare. Il cinema può far capire una situazione. Farebbe parte della responsabilità dell'Europa."

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