Interviste Cinema

Karen di Porto racconta Maria per Roma, "un film low budget e indipendente, dalla base autobiografica"

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L'esordiente regista sul suo film presentato alla Festa del Cinema di Roma 2016

Karen di Porto racconta Maria per Roma, "un film low budget e indipendente, dalla base autobiografica"

"L'idea del film ha una base autobiografica, perché anche io, come Maria, ho fatto la key holder, oltre a essere un'attrice," racconta Karen Di Porto presentando il suo film, Maria per Roma, uno dei film italiani della Selezione Ufficiale della Festa del Cinema. "All'inizio, nonostante avessi una vita buffa e delirante, non pensavo di raccontarla al cinema," prosegue. "Ma alla fine di una giornata terrificante, molto movimentata, ho pensato che in fondo, nella mia storia di vita frammentata e fatta di aspettative disilluse, si potevano riconosce varie persone."
La storia del film, infatti, è proprio quella di una frenetica giornata di una ragazza che si divide tra il lavoro che le serve per pagare le bollette e le sue velleità artistiche, in un centro di Roma dal quale non si esce mai.

Di Porto, che ha raccontato di aver cominciato a fare l'attrice a 24 anni, dopo una laurea in giurisprudenza, ha un legame forte con la città che ha raccontato al cinema, e che ha messo anche nel titolo. "Volevo che la parola Roma fosse nel titolo," spiega, "e il detto romano 'cercare Maria per Roma', che vuol dire cercare qualcosa che non troverai mai, mi pareva perfetto. Poi quel detto l'ho sentito anche riferito a persone, 'quella è una Maria per Roma', per indicare qualcuno di inaffidabile, e ho pensato fosse un modo ironico e antico per raccontare un personaggio, in modo caldo e non altisonante."

La regista dice di essere "molto contenta della Roma che ho raccontato, perché ha una combinazione di freddezza e di calore che è la sua. Roma è una spettatrice, una città difficile, ma anche ha una bellezza che è quasi un ristoro in momenti di difficoltà. Sullo schermo ho preferito sempre metterla lì di passaggio, non indugiare, usarla come un fondo teatrali che è sempre nella vita dei personaggi e di noi che ci viviamo."

A questo che ha definito un film low budget e indipendente, che "si è avvalso del sostegno di tante persone a Roma che mi conoscono e mi vogliono molto bene", Karen Di Porto è arrivata dopo alcuni corti da attrice e dopo un copione mai realizzato e ambientato nella comunità ebraica e tripolina della Capitale. "Non lo abbiamo mai girato perché non abbiamo mai trovato un regista," dice Karen. "È stato allora che ho iniziato a girare io stessa dei corti, e poi è nata la storia di Maria per Roma."

Di Porto, che dice di apprezzare molto "i registi che parlano di quello che conoscono molto bene, e io quindi ho parlato del mondo che conosco, della borghesia", ha sottolineato anche un aspetto sociale del suo film, evidenziando il fatto che racconti di una discesa verso il basso di tutte le classi sociali, dai nobili che si affittano gli appartamenti ai giovani attori disoccupati che fanno le foto per le strade mascherati da Gesù. "Per questo," spiega, "ho voluto che il padre di Maria fosse morto, perché con la sua figura, con la figura di un padre che aveva sempre promesso di provvedere alle esigenze di una figlia, racconto la caduta dell'illusione degli anni Ottanta che i soldi c'erano e ci sarebbero sempre stati. E anche quella di un'Italia che in qualche modo aspetta sempre il salvatore che dice 'ci penso io'."

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