Interviste Cinema

Karate Man: la storia del campione di karate Claudio Del Falco in un film da oggi al cinema

Prendendo spunto dalla storia della malattia e dei successi di Claudio Del Falco, campione di kickboxing, di karate, e attore, Claudio Fragasso e Rossella Drudi confezionano un film con molti elementi, di cui abbiamo parlato col regista e con due protagonisti.

Karate Man: la storia del campione di karate Claudio Del Falco in un film da oggi al cinema

Al cinema da oggi 26 maggio e prossimamente su piattaforma c'è anche Karate Man, un film dal gusto un po' retrò e insolito per il nostro paese, che parla di sport, sfide e malattia, interpretato da due veri campioni mondiali di karate come Claudio Del Falco e Stefano Maniscalco, che gli appassionati di questo sport conoscono benissimo. Oggi vicino ai cinquant'anni ma ancora attivo sia come atleta che come attore, Del Falco, lanciato come “il Van Damme italiano”, come lui stesso ci ricorda, fa solo film di genere sportivo. Affetto fin da piccolo da una grave forma di diabete, è riuscito grazie allo sport a superare le sue difficoltà. Questo, in forma ovviamente romanzata (con una storia d'amore, gare clandestine di blind fighting e una sfida finale alla Rocky), viene raccontato in Karate Man, diretto da Claudio Fragasso e scritto da Rossella Drudi, una coppia che nel corso della sua carriera ha attraversato tutti i generi. In occasione della presentazione alla stampa, abbiamo intervistato Claudio Del Falco, il regista e Stefano Calvagna, che nel film interpreta un cattivo dalla battuta facile.

Claudio Del Falco è figlio d'arte e da questa domanda siamo partiti per chiedergli di raccontarci la sua carriera e il suo amore per il cinema, che va di pari passo non quello per lo sport. Anche se è apparso in film come Snack Bar Budapest e Ultrà, Del Falco – che da giovanissimo ha lavorato anche come modello - ci tiene a precisare che come attore fa solo quello che ama di più, ovvero film di genere sportivo. E proprio parlando di sport, nel 1992 è stato campione europeo di kickboxing e al momento è campione mondiale in carica di Karate Master UTK, titolo vinto nel 2019, per la cui riconferma combatterà quest'anno.

“Sono ancora un agonista, nonostante gli anni” ci ha detto. "Ho cominciato prestissimo perché mia mamma era un'attrice, Olimpia Cavalli, che negli anni Cinquanta ha fatto tanti film con Totò. Ne I due marescialli era la moglie di Vittorio De Sica che poi sposa Totò in un finto matrimonio e sviene sempre, poi ha fatto Letti sbagliati con Franco e Ciccio, nel Gattopardo era l'amante di Burt Lancaster, ne ha fatti tantissimi e casa mia era frequentata da tanti attori perché mia nonna paterna era Jovinelli, quelli del celebre teatro, perciò sono cresciuto fin da piccolo già col cinema nel sangue. Ma a me piaceva fare sport quindi ho associato le due cose e ho iniziato a fare film di arti marziali molto presto. Nel 1995 ho fatto Tradito a morte, dove mi definirono il Van Damme italiano, e poi ho continuato fino all'ultimo, uscito nel 2018, MMA – Love Never Dies che ha avuto una distribuzione internazionale in più di 180 paesi. Ne ho fatti molti altri e l'ultimo, ancora non uscito, è Assassin Club, in cui sono l'antagonista di Henry Golding che abbiamo visto in Snake Eyes e G. I. Joe, un film Paramount che uscirà al cinema a settembre".

Su Karate Man e sul suo messaggio, Del Falco racconta:

"Nel film abbiamo parlato della malattia per la prima volta, una cosa che non avevo mai fatto fino a che Claudio Fragasso si è ispirato alla mia vita per questa storia, dove si parla del karate tradizionale, primordiale, dove tutti i colpi erano validi, mentre io e Maniscalco facciamo il karate olimpico, quello che ha vinto Busà quest'anno alle olimpiadi, combattiamo nei palazzetti. Nella storia però, quando lui mi prepara a fare un combattimento clandestino contro questo campione di MMA (arti marziali miste, ndr), pratico il karate primordiale, per dimostrare che è una forma di combattimento che può battere qualsiasi altro stile di arti marziali. Questo film è rivolto in primis ai bambini che hanno il diabete giovanile di tipo 1, che all'inizio quando lo scoprono vanno incontro a un periodo bruttissimo e possono andare in depressione. È una malattia che colpisce tutta la famiglia, quindi il bambino purtroppo spesso non sa come reagire. Io sono da esempio per loro, visto che pur avendo questo problema da tantissimi anni, oggi sono ancora in forma e faccio questo tipo di film. Poi c'è un secondo livello: quando eravamo bambini noi avevamo questi eroi, Stallone, Schwarzenegger... adesso non ci sono più esempi e noi dobbiamo dare a questi giovani l'esempio dello sport, del sacrificio, dell'allenamento per ottenere un risultato. Ci si allena per ottenere una vittoria, una medaglia, che non ha un valore economico, ma rappresenta giornate di allenamenti, di sudore e di dolore, come quando capita di allenarsi con l'infortunio del giorno prima. I ragazzi devono imparare a sopportare e a combattere per ottenere qualcosa".

Stefano Calvagna, attore e regista, nonché padre di Niccolò Calvagna che compare nel film nel ruolo del protagonista da giovane, è uno dei cattivi del film, un ricattatore che si accompagna a due strozzini (“volutamente da cartone animato”, nelle parole di Rossella Drudi) che scommettono sui combattimenti clandestini. Un cattivo che riesce, nonostante tutto, a rendere simpatico.

"Pericle è un personaggio interessante e quando mi è stato proposto ho sentito che aveva delle corde molto vicine ai personaggi che di solito interpreto, che hanno fatto un certo percorso nella mia carriera, sia come attore che nelle storie che ho diretto da regista. Per me è un personaggio credibile, antipatico al punto giusto, crudo, ma di tanto in tanto con la battuta che sdrammatizza i momenti più particolari, anche durante un funerale. Secondo me molti di questi personaggi cattivi si prendono troppo sul serio, hanno sempre quest'aria cupa, io amo scherzare o spezzare questa serietà con delle battute, che a mio avviso li rendono più simili a come sono veramente. Erano anni che volevo lavorare con Claudio, che fa un genere di cinema che mi piace, non ci eravamo riusciti finora ma finalmente ci siamo incontrati con questo film che racconta la storia di Claudio Del Falco, a cui sono stato molto vicino, e anche se nel ruolo di un suo nemico per me è stato molto importante partecipare".

Claudio Fragasso, in coppia con la moglie Rossella Drudi come sceneggiatrice, si è sempre definito un artigiano. Di quelli, aggiungeremmo, che hanno reso noto all'estero il nostro cinema di genere e che sono una razza in via di estinzione. Nella sua lunga carriera, iniziata con Bruno Mattei negli anni Ottanta, dopo aver lavorato come sceneggiatore di film non suoi, il regista romano ha affrontato horror, cinema d'azione, rip-off, opere impegnate e perfino commedie. Ha lavorato ovunque nel mondo e alcuni suoi film, come Troll 2, sono diventati dei cult loro malgrado, nonostante la critica li abbia spesso stroncati o sbeffeggiati. Ed è come sicuramente più noto all'estero che in Italia, dove il cinema di genere e i cosiddetti B movies vengono rivalutati o meno a seconda di come tira il vento. Gli abbiamo fatto come facciano, ancora oggi, ad andare controcorrente o, per prendere in prestito una definizione il titolo di una bellissima antologia di Fabrizio de André, “in direzione ostinata e contraria”. Con nostra sorpresa, ci ha dato una risposta romantica, che non ci aspettavamo:

Anche attraverso il nostro rapporto di coppia, per quel che riguarda me e Rossella. Siamo ancora innamorati nonostante più di 40 anni di matrimonio e 6 o 7 di fidanzamento. La nostra passione per il cinema nasce da quando ci siamo fidanzati. Quando ci siamo sposati ai parenti invece di chiedere regali abbiamo chiesto soldi per finire un film in super 8. Poi per mia esperienza mi ritengo un regista che può e deve fare di tutto, ho cominciato con gli horror, ho fatto film d'azione, ho passato cinque anni nelle Filippine a fare i finti Rambo, quattro anni in Spagna a fare i western, ho fatto un horror con Alice Cooper, e poi Germania, Francia, America... Tutto questo bagaglio, come per Claudio del Falco in ambito sportivo, è stata la mia palestra. Io e Rossella abbiamo provato a fare un tipo di cinema che fosse diverso. Tra le nostre amicizie c'era quella con Mario Monicelli, con cui abbiamo passato insieme una settimana in Corsica dove mi disse che era affascinato dalla nostra figura perché facevamo un tipo di cinema che avrebbe voluto fare, gli sarebbe piaciuto passare tra i generi e non fossilizzarsi sulla commedia, cosa in Italia un po' difficile, visto che quando diventi un regista di commedie solo quelle ti fanno fare. Io ho provato pure quella, senza esserci molto riuscito, ma almeno ci ho provato. Io e Rossella ci chiediamo spesso: “ma noi viviamo per fare cinema o facciamo cinema per vivere?”. Io penso che queste due cose per noi siano unite".

L'incontro con Claudio Del Falco che ha dato vita a questo film è stato un vero e proprio innamoramento, racconta Fragasso:

Avevamo l'idea di fare un film sul karate e si è concretizzata quando abbiamo conosciuto Claudio che ci ha raccontato la sua vita: fin da piccolo ha avuto questa forma grave di diabete che lo ha costretto a cambiare tutte le regole, ad andare alle feste senza non poter mangiare, ad andare a scuola e stare sempre in disparte, l'essere stato bullizzato da adolescente, e la sua rivincita attraverso lo sport. Lo sport è stato il tramite per cui lui ha trovato una forza interiore che lo ha portato gradualmente a diventare quello che è, cioè un campione. Una trama già di per sé importante, che abbiamo sviluppato entrando nel tema dello studio della malattia, del karate, che non è solo uno sport ma anche una filosofia di vita, e nell'approfondire questo argomento abbiamo cercato di trovare una formula per il pubblico che potesse essere terapeutica, in modo che questo film fosse non solo un film sullo sport, ma anche sulla salute e la rivincita attraverso di esso. Questo è un film che abbiamo voluto fare anche per i bambini, che abituati a vedere tutto in maniera molto veloce, sul telefonino e che forse assistendo a questo film possono trovare un'identità, che potrebbe essere quella che ha trovato  Claudio".

Karate Man è un film per tutti, in cui ognuno può trovare quello che preferisce (inclusa molta azione e combattimenti). Se siete curiosi di vederlo e di scoprire un volto meno noto del nostro cinema, lo trovate in sala dal 26 maggio.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per l'articolo