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Jovanotti presenta i 15 film della sua vita

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Incontrando il pubblico all’Auditorium dimostra il suo amore per il cinema.

Jovanotti presenta i 15 film della sua vita

L’incontro di oggi alla Festa di Roma ha visto protagonista Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, nonostante quanto possa ormai stonare il nickname per un fresco cinquantenne. Con la conduzione del direttore artistico Antonio Monda, il cantante ha raccontato “il cinema vissuto più che amato”, iniziando con gli innumerevoli e grandi registi che forzatamente ha dovuto escludere, scegliendo di presentare a un nutrito e plaudente pubblico di fan, presenti alla Sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma, una selezione di 15 scene tratte da altrettanti film, i suoi preferiti.

Vorace appassionato di cinema, ha ricordato come spesso abbia trasmesso le sue passioni alla figlia, ora diciottenne, ottenendo risposte contrastanti. Unica concessione extra cinema, un commento sul Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan. “Non sono d’accordo che sia un premio dato alla musica pop, è dato a lui, non mi sento coinvolto io e nessun altro ha un ruolo che non sia lui. Ci sta, assolutamente. Sono un lettore forte, indiscutibilmente i suoi testi hanno la potenza della grande poesia di un William Blake. Stanno bene anche da soli, senza musica, per quanto io non sia titolato per dire questo”.

Di seguito i film scelti da Jovanotti, con il suo commento.

The Blues Brothers (1980)

Non sapevo che il duo fosse ben noto negli Stati Uniti, dove era seguito da milioni di persone ogni sabato sera nel Saturday Night Live. John Landis ha poi rivoluzionato anche il mondo dei video musicali con Thriller di Michael Jackson. Prima non c’era una grammatica, venivano girati da fotografi che giocavano con l’immagine dei cantanti. Landis ha inserito una storia.

La febbre del sabato sera (1977)

Devo sbollire ogni volta che vedo la camminata iniziale di John Travolta nel film. Potrei fare un corso all’università per quante volte l’ho visto. È stato la mia prima visione illegale, visto che era vietato ai minori di 14 anni e io ne avevo 12, ma entrai al cinema senza essere fermato. Il mio vantaggio era essere già alto. Avevo un desiderio feroce di vederlo, forse per la musica, già famosa quando uscì da noi. Una vera epifania musicale e su New York, dove volevo assolutamente andare. Nessuno ci credeva in Saturday Night Fever, John Travolta era uno sconosciuto attore di soap opera, c’erano tutte cose impensabili per ogni produttore americano: sesso, turpiloquio, razzismo, la classe lavoratrice che lottava. Il tutto amalgamato dalla danza. Non esisteva un pubblico e come succede per le cose nuove i critici non avevano parole per descirverlo, ma solo vecchie, quindi rimasero balbettanti. Anche i Bee Gees erano bolliti, dopo che negli anni 60 erano molto famosi, ritenuti i Beatles australiani. Un film che ha la potenza delle cose veramente nuove, che nessuno può capire se non chi le sta vivendo.

Kill Bill (2003)

Li considero un film unico, un concentrato di idee nella scena di lotta fra Uma Thurman e Daryl Hannah. Anche solo il suono fa capire cosa succede, e contiene l’unica scena mondiale di calcio nelle palle a una donna. Dietro c’è la storia mascherata di una madre che lotta per arrivare al figlio che le è stato portato via.

I quattrocento colpi (1959)

È stato il primo che ho scelto, è di una bellezza mostruosa. Il primo film di François Truffaut, girato quando aveva 26 anni. Non mi interessa mai la trama, ma quello che mi suscita. Mi identificai in maniera totale con questo bambino che vaga per Parigi, mi faceva sentire meno solo, quello che il cinema deve sempre fare. Poi la scena finale, in cui finisce per guardare in camera, per guardare noi.

... Altrimenti ci arrabbiamo! (1974)

È un omaggio a una parte fondamentale della mia formazione, svoltasi in una sala parrocchiale vicino San Pietro, a Roma. Ho scelto la scena in cui Bud Spencer e Terence Hill sono al bar mentre intorno viene fatto a pezzi tutto perché amo le scene di distruzione al cinema. Quelle in cui rompi tutto, come il rock e certa techno o musica che si balla. È un modo per liberare quella parte legata all’infanzia che ti porta a distruggere, ma poi a costruire, rifare. Il cinema ha la capacità di rappresentarlo in maniera poetica, senza che nessuno si faccia male. Poi Bud Spencer assomigliava al mio babbo e mi permetteva di guardarlo con occhi diversi, intravedendo un potenziale di simpatia che non conoscevo.

Stand by Me (1986)

L’ho visto cento volte e lo lego molto a mia figlia, cui l’ho imposto e non l’ha vissuto come datato, è diventato il suo film preferito. Pone la domanda, perché il mondo non è giusto? La casualità del destino non fa male, di più. Si può reagire rinunciando a vivere, o vivendo il doppio; io preferisco la seconda, ma capisco anche la prima. In mezzo c’è il farsi trascinare dalle rapide della vita.

Yuppi du (1975)

Sono un fan da sempre di Adriano Celentano. Mi trova d’accordo per la sua idealizzazione erotica e contemporaneamente mistica della figura femminile. Poi è un film che venne lanciato con un’importante operazione di marketing, Celentano era già consapevole dell’importanza del lancio di un prodotto artistico, non solo del prodotto in sé. Il manifesto, lui di spalle che sembrava uno spaventapasseri, tappezzò l’Italia.

Guarda anche: Jovanotti alla Festa del Cinema di Roma, foto e video

Un sogno lungo un giorno (1982)

Un film che dimostra come l’amore possa, letteralmente, illuminare la vita di un uomo. Il mio preferito di Coppola forse è Apocalypse Now, ma questo è un capolavoro misconosciuto, che andò malissimo al botteghino.

Timbuktu (2014)

Per la prima volta ho visto affrontata al cinema, dopo tanta approssimazione, il tema dei nostri giorni: il terrorismo e la radicalizzazione. Senza schematizzare il nemico arabo visto come altro, alieno.

La città incantata (2001)

Amo tutti i film di Miyazaki, tutti capolavori. È uno dei grandi della storia del cinema, e questo è il mio preferito. Mia figlia è impazzita quando l’ha visto ed è diventato il nostro linguaggio babbo figlia.

Io, Chiara e lo scuro (1982)

Ho amato tantissimo il cinema di Nuti negli anni ottanta: li vedevo e amavo tutti. La sua poetica, il ritmo del suo linguaggio, il personaggio che s’era inventato, le donne nei suoi film. L’ho sempre considerato un grandissimo, poi l’ho conosciuto, gentile ma struggente. All'epoca ero un ragazzetto e non ci pensavo che avesse un problema di alcolismo. Ricordo che siamo andati anche giro per locali un paio di volte, aveva l’aria molto sicura di sé.

Andrej Rublev (1969)

Non lo conoscevo fino a dieci anni fa, ricordo a chi vorrebbe avvicinarsi che i tempi di Tarkovskij sono dilatati, bisogna amare molto un cinema fuori dal ritmo di narrazione di oggi: come leggere Guerra e pace di Tolstoj. Per lui il cinema è una forma poetica, non in prosa, i suoi non sono romanzi ma poemi delle immagini, questo mi piace.

Taxi Driver (1976)

Mi colpì il suo essre contro, un punk e un ribelle. Uno di quei film creatori di meme, fatto di tanti momenti che potrebbero stare da solo in una gif. Scorsese è il cinema, anche i suoi documentari dimostrano la capacità unica di riprendere la musica. A 17 anni era già uno degli operatori di Woodstock.

Mad Max: Fury Road (2015)

Perfetto, la costruzione mi piace molto, come quando apri il cofano di una Ferrari e rimani a bocca aperta per quando bene è fatto il motore. È quasi come un porno, non c’è sviluppo narrativo. Inizia che si inseguono e così finisce: si riempiono di botte dall’inzio alla fine. Pazzesco come Miller abbia una tale vivacità di sguardo a più di 70 anni.

Amarcord (1973)

Infine il più grande di tutti. L’ho visto da bambino, poi rivisto più volte. Ha insegnato come nelle famiglie la presenza di un folle sia un dono che Dio ci fa, ci insegna come siamo tutti un po’ matti.

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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