Jim Carrey e la dissoluzione dell'identità, ovvero Jim & Andy: The Great Beyond

- Google+
51
Jim Carrey e la dissoluzione dell'identità, ovvero Jim & Andy: The Great Beyond

Era il 1999. Jim Carrey era uno dei divi più amati e pagati del cinema americano, reduce da successi strepitosi come Ace Ventura, Scemo e + scemo, ma anche e soprattutto The Truman Show, il film che lo sdoganò come attore non solo comico. 
Fu per ostinazione e talento che l'attore ottenne il ruolo da protagonista in un film biografico su uno dei suoi idoli, Andy Kaufman: il film era Man on the Moon, che rimane una delle cose più belle e intense fatte da Carrey in carriera, e che è anche uno dei migliori film di un grande regista come Milos Forman.

Solo Carrey avrebbe potuto raccontare in maniera credibile la storia e la personalità di Andy Kaufman, e quella del suo terribile e aggressivo alter ego Tony Clifton. Solo lui avrebbe potuto dare alla sua interpretazione e al film l'intensità necessaria, e mantenere uno sdrucciolevole equilibrio tra comicità, provocazione, surrealismo e dramma che Kaufman aveva tenuto per tutta la vita. Solo l'uomo di The Mask avrebbe potuto raccontare le maschere di quell'alieno della comicità americana e le sue ambiguità.
A confermarlo c'è ora un documentario intenso e commovente, che da documentazione di quel che è accaduto sul set del film di Forman (dove Carrey non usciva praticamente mai dai personaggi di Kaufman e Clifton) e racconto del lavoro di un grande attore diventa una riflessione quasi spirituale sul concetto di identità. Si chiama Jim & Andy: The Great Beyond, ed è costruito attorno a del materiale video voluto ai tempi dallo stesso Carrey, che racconta il backstage di Man on the Moon in maniera inedita e provocatoria.

"Di solito sui set arrivano delle troupe della produzione per realizzare i cosiddetti EPK, troupe che rimangono lì per pochi giorni e che in quei giorni tentano di inventarsi cose cretine per movimentare il backstage e di coinvolgerti in queste loro pensate: una cosa noiosissima," racconta Jim Carrey. "Questo materiale nasce per contrastare quella cosa lì. Sul set comandavano Andy e Tony," prosegue l'attore, sottolineando il suo totale annullamento dentro i personaggi, "e sono stati loro due a decidere che Lynne Margulies e Bob Zmuda - la fidanzata di Kaufman e il suo partner creativo - sarebbero stati la crew che li avrebbero seguiti ovunque per documentare il loro lavoro. Così è nata questa cosa, un dietro le quinte che importante tanto quanto il film di Milos Forman."

È stato lo stesso Carrey a tirare fuori da una scatola sepolta in casa sua questo footage rimasto lì per quasi vent'anni, per mostrarlo al mondo. Lo ha consegnato al produttore Eddy Moretti e al regista Chris Smith, che lo hanno mescolato a un'intervista con l'attore e a altre immagini di repertorio che, tutte insieme, sono diventate il documentario presentato al Festival di Venezia.
"Chris ha fatto un gran lavoro," dice Moretti, "ma in fondo questo film è sempre stato diretto da Jim, fin dall'inizio."
"No, il vero artefice di questo progetto è Andy," risponde Carrey. "Il suo impegno  e il suo lavoro sono ciò che ha reso possibile il mio annullamento, la scomparsa di Jim da quel set. In fondo, non esistiamo né io né Andy, dopotutto: entrambi interpretiamo dei personaggi, io ho sempre avuto l'impressione che qualcuno stia interpretando me da quando sono nato. Certo," ammette l'attore, "quella di Man on the Moon è stata un'esperienza particolarmente intensa, quasi psicotica. Ricordo che una volta dovevo parlare con Ron Howard per discutere alcuni dettagli del copione del Grinch, che avrei girato dopo, e Ron al telefono non ha parlato con me, ma ha sempre parlato con Andy. Quindi possiamo dire che Andy Kaufman ha gettato la sua influenza anche sul Grinch."

Ancora adesso, quando Carrey parla di Man on the Moon, parla di un'esperienza fatta dai suoi personaggi, e non da lui. Ed è anche per questo che Chris Smith ha fatto del suo documentario un film "sull'identità, sul successo, su cosa accade quando si raggiungono i propri obiettivi."
"La mia personalità era tutto per me, all'inizio della mia carriera," spiega Carrey. "Poi, quando inizi a interpretare personaggi, piano piano realizzi che anche tu sei un personaggio. E ora, dopo questa esperienza, ho capito che c'è un personaggio che mi interpreta da una vita. Non esiste il sé, non esiste l'io: esiste un'energia cui viene assegnata un'etichetta. Anzi, una serie di etichette che sono ancore per un barca che non esiste: etichette come la nazionalità, il nome, la religione, e tutto il resto. Ma noi non siamo questo insieme di idee e di strutture, non siamo nulla di tutto questo, e quando lo capiamo è una fottuta liberazione. Mi sono sentito di aprirmi con questi ragazzi," prosegue l'attore. "perché sapevo che Chris avrebbe fatto qualcosa di più di un film retrospettivo su di me o su Andy, con questo suo documentario. Che, infatti, è diventato un film sul mio percorso spirituale."
Per l'attore "è bello incontrare qualcuno che vede in me qualcosa di più di una maschera, di uno che fa smorfie. Ma anche gli aspetti ridicoli del mio lavoro nascondono sempre un significato spirituale per me. Per me ci deve essere sempre un aspetto sovversivo in quello che si fa: l'onestà è sovversiva. Nella società delle maschere la verità è sovversiva. Perché quando uno è autentico, fa capire che tutti gli altri indossano una maschera. Quando ci sono sbarcato, io volevo distruggere Hollywood, volevo prendere in giro i personaggi di potere e i loro ego."

L'impressione, a giudicare da quanto visto in Jim & Andy e da quanto ascoltato in conferenza stampa, è che la sincerità di Carrey sia davvero totale, e che il suo ego sia oramai quasi scomparso. E quando dice "Non so se ho risposto alla sua domanda, ma sto producendo un suono, e questo per me è già tanto," l'impressione è che la sua non sia affatto una battuta.



Lascia un Commento
Lascia un Commento