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Jane Campion chiude il Cinema Ritrovato 2019: "Insegnare a fare il cinema è impossibile"

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La registra neozelandese - che questa sera presenterà in Piazza Maggiore il restauro di Lezioni di piano - a tutto campo su insegnamento, ispirazioni, prossimi progetti, streaming e Hollywood.

Jane Campion chiude il Cinema Ritrovato 2019: "Insegnare a fare il cinema è impossibile"

Dopo la Masterclass tenuta ieri sera, sarà Jane Campion a chiudere stasera l'edizione 2019 del Cinema Ritrovato, con la proiezione in Piazza Maggiore del suo Lezioni di piano, restaurato a partire da un negativo camera originale.
"È curioso come funzioni la memoria," dice la regista neozelandese col il suo sorriso soave e rasserenante. "Di quel film ricordo benissimo il primo giorno di riprese: mi ero vestita con uno strano cappello, una gonna blu e delle calze con i girasoli, perché volevo dare l'impressione di essere un po' sciocca e un po' pazza, e poter così instaurare un'esperienza giocosa sul set."
Nel 1993, Lezioni di piano fu il primo - e finora unico - film diretto da una donna a vincere la Palma d'oro al Festival di Cannes (ex aequo con Addio mia concubina di Chen Kaige), ma la Campion non ha molta voglia di tornare sull'argomento: "Sono stata la prima donna a vincere la Palma, ma questa non è certo la prima volta che mi chiedono di commentare questo fatto," dice facendosi una bella risata. "Preferisco parlare di Lina Wertmüller, che quest'anno riceverà l'Oscar alla carriera: per me è una vera eroina e una rivoluzionaria, m'innamorai di lei con i suoi film e poi quando venne nella mia scuola di cinema a Sydney scandalizzando i miei insegnanti con i suoi racconti."

Di quegli insegnanti, la Campion non ha un ricordo particolarmente positivo: "Di loro ricordo che erano bravissimi a mostrare la loro incapacità nel fare qualsiasi cosa: sono stati gli altri studenti ad aiutarmi a crescere. D'altronde," continua, "penso che insegnare a fare cinema sia impossibile. Io non insegno: metto insieme persone per provare a fare qualcosa insieme, discutendo, parlando della visione che si ha, di quelli che sono i problemi da affrontare." Tra questi problemi, per la regista, non ci sono solo quelli pratici, ma ""anche quelli personali, come le nostre paure, i condizionamenti che ci bloccano, che vanno bilanciati con quelle cose che invece ci ispirano."
Tra le sue fonti di ispirazione, la Campion cita i romanzi ("amo specialmente quelli dell'Ottocento") ma ovviamente anche i grandi film della storia del cinema: "L'ispirazione proveniente da altri film è enorme, è una cosa inevitabile. È una questione di linguaggio: non puoi fare film senza vedere film, proprio come non puoi imparare a parlate senza sentire altri che lo fanno. Il punto è, imparato in linguaggio, trovare la tua voce, saperlo usare in maniera personale, che è un momento chiave ed emozionante. È come la prima volta che un bambino dice no alla mamma per la prima volta."

Da un romanzo (non dell'Ottocento, ma pubblicato nel 1967 e ambientato nel 1924: "Il potere del cane", di Thomas Savage) nasce invece quello che sarà il prossimo film di Jane Campion: The Power of the Dog, che è targato Netflix. "Netflix investe molti soldi sui nostri progetti," commenta la regista, "ma non credo sia Netflix che sta cambiando il cinema e le sue modalità: è il pubblico che oggi sceglie di vedere le cose online, rimanendo in casa. Per me è una cosa triste, e l'altra sera sono rimasta impressionata dalla proiezione in Piazza Maggiore di Apocalypse Now, non solo per la forza del film ma anche per tutta quella gente presente. Si tratta di situazioni rare e straordinarie. Ma è anche vero che Netflix sta lavorando bene sulle finestre che permettono agli autori di andare in sala coi loro film prima di debuttare in streaming."
Del libro di Savage alla base del suo nuovo film, la Campion dice ci esserne stata "rapita e ossessionata. Per una volta racconto una storia che esplora la mascolinità, anche tossica: in fondo oggi ci sono fortunatamente tante donne al cinema che raccontano le donne, e ho allora pensato di poter cambiare per una volta l'oggetto della mia attenzione."

All'indomani del MeToo, per la Campion "le cose sono cambiate e non si tornerà più indietro, è stato come per la fine dell'Apartheid. Ma se dicono che a Cannes o altrove le donne sono poche perché i film non sono validi, è una bugia: le donne sono ancora poche per via di uno sbarramento da parte di un establishment produttivo che è ancora fortemente patriarcale."
Da qui a parlare di Hollywood, il passo è stato breve: "Anche il mio film apparentemente più hollywoodiano, In the Cut, è stato in realtà finanziato in maniera maggioritaria da Paté. Non penso ci sia molto da fare per me lì, non credo sia il mio posto. Per quelle piccole boutiques che riescono a essere i film di gente come Paul Thomas Anderoson e Quentin Tarantino, registi che adoro, ci sono i troppi grandi magazzini rappresentati dalle major."
Ma se Francis Ford Coppola fa fatica a trovare i fondi per realizzare il suo Megalopolis, Jane Campion ha mai dovuto abbandonare un progetto per motivi analoghi? "No," dice ridendo, "ma Francis pensa in grande. Io, al massimo, posso fare Miniopolis."



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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