Jake Gyllenhaal alla Festa del Cinema di Roma: "Stronger è una storia di cui tutti abbiamo bisogno"

- Google+
1
Jake Gyllenhaal alla Festa del Cinema di Roma: "Stronger è una storia di cui tutti abbiamo bisogno"

Jeff Bauman non voleva partecipare alla maratona di Boston del 2013 perché non era la corsa il suo sport preferito. A lui piaceva il baseball e piacevano soprattutto i Red Sox, che amava guadare in televisione in religioso silenzio, preferibilmente sorseggiando birra in un pub insieme agli amici. Jeff Bauman a quell’evento sportivo voleva semplicemente assistere, per fare il tifo per la ragazza che amava e che voleva riconquistare. Così ci andò, ed ebbe la sfortuna di essere fra le 264 persone che rimasero ferite a causa dell’esplosione delle due bombe che scoppiarono a 12 secondi di distanza l’una dall’altra causando la morte di 3 persone. Jeff Bauman perse entrambe le gambe, ma non la speranza e l’ottimismo, e ricominciò a camminare, e scrisse un libro che ha ispirato al regista David Gordon Green Stronger, uno dei film dell’edizione 2017 della Festa del Cinema di Roma. A presentarlo sono arrivati il protagonista Jake Gyllenhaal e lo stesso Bauman, che si sono conosciuti, guarda un po', in un ristorante italiano.

"E' buffo ripensare al nostro primo incontro" - racconta Jake Gyllenhaal - "perché adesso siamo qui e la nostra conversazione viene addirittura tradotta. Non immaginavo che avremmo fatto tanta strada. Ci siamo conosciuti in un ristorante italiano a Boston, e mi sono sentito intimidito da Jeff, che è un grandissimo uomo, è una luce, è diverso da qualunque altra persona. Appena l'ho visto, ho pensato: non ce la faccio, non ho la sua stessa forza, non ho la sua capacità di sopravvivenza, poi gli ho stretto la mano e lui si è dimostrato l’essere più gentile di sempre. Allora mi sono detto: forse il film lo posso fare".

"La cosa che mi piace di più del film" - dice Bauman - "non è la parte che riguarda il dolore: Jake è bravissimo a raccontare la sofferenza, ma soprattutto è stato capace di mostrare cose di cui non gli avevo mai parlato, cose cupe. Jake ha visto tanto dentro di me, ha saputo leggermi nel cuore, interpretare il mio sguardo. Quando sono tornato a casa dall’ospedale, volevo soltanto isolarmi. Chi vive qualcosa di traumatico vuole strisciare dentro a un buco e fuggire dal mondo. Sono tre anni che tento di uscire dal buco. All'inizio bevevo, andavo alle feste, non volevo affrontare la realtà, ora mi faccio seguire da uno psicoterapeuta, sono una persona diversa, non faccio il giro dei pub. Adesso sono un padre. Quando ho visto il film, ho capito tutti gli errori che avevo commesso, e ho pianto. La performance di Jake mi ha davvero commosso.

Jake Gyllenhaal si è subito sentito vicino al personaggio che doveva interpretare ed è rimasto molto colpito dallo sforzo che Bauman ha dovuto fare per accettare di essere un eroe: "Jeff ha perso la vita che faceva e che amava fare in un istante, e, subito dopo l’incidente, è stato trasformato in un simbolo. Questa cosa lo ha schiacciato, essere investito da un enorme senso di responsabilità lo ha soffocato. Tutti lo volevano sostenere, incoraggiare, invece lo opprimevano. Tutti noi desideriamo aiutare i nostri cari, ma riuscire a comprendere quello che una persona sta realmente attraversando è un'altra cosa. Jeff ha dovuto portare sulle proprie spalle il peso di essere un eroe, e ha faticato molto”.

"Non mi piace il termine eroe" - ci tiene a spiegare Bauman. "Ci sono tanti eroi nella mia vita, io mi appoggio a tante persone per aiutarmi, sono loro i mei eroi, in particolare quelli che mi hanno salvato la vita e chi si è preso cura di me. Io sono andato alla maratona per amore, l’amore è importante per me, l’amore per mia moglie, per mia figlia, per la gente. Ho fatto un bel cartello quel giorno per la mia donna, non ce l’ho più, e mi dispiace. Ripeto: non sono un eroe, sono una persona normale".

"La cosa più importante che ho imparato è che essere un eroe è qualcosa che ha a che fare con le piccole cose" - interviene Gyllenhaal. "Sono i piccoli momenti che ci cambiano: quando pensi che non ce la puoi fare e nella tua vita arriva qualcuno di inaspettato, per esempio. Ho imparato che esserci è la cosa più importante che puoi fare, e che devi ascoltare, invece di parlare. Il succo dei rapporti umani è la capacità di ascoltare".

Secondo l’attore Stronger è un film di cui oggi tutti abbiamo bisogno, perché nei momenti di generale smarrimento una storia come quella di Bauman ci insegna che possiamo farcela: "Penso che l'America e il mondo stiano attraversando una fase complicata e che le storie che parlano di resistenza e di vulnerabilità che si trasforma in forza siano perciò molto importanti. Attualmente ci sono moltissime guerre in corso, e la cosa che ci confonde di più è scoprire quante ideologie diverse ci siano alla base. Quale dobbiamo scegliere? A chi dobbiamo dare ragione? In un contesto simile, esperienze come quella vissuta da Jeff, che prima di risorgere ha affrontato il il caos e l’inferno, possono esserci di grandissimo aiuto".



Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento