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J.K. Simmons: 'Whiplash? Un salto nel vuoto' - Intervista con l'attore premio Oscar

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Il film di Damien Chazelle al cinema dal 12 febbraio

J.K. Simmons: 'Whiplash? Un salto nel vuoto' - Intervista con l'attore premio Oscar

E' uno dei più importanti caratteristi venuti fuori dagli ultimi vent'anni di cinema americano. Lo ha dimostrato prima in TV con una serie di rottura come OZ e successivamente la cinema in film quali la trilogia di Spider-Man di Sam Raimi oppure Juno. Adesso J.K. Simmons è arrivato al Golden Globe e potrebbe arrivare all'Oscar grazie a un'opera piccola e indipendente come Whiplash (in uscita nei cinema italiani il 12 febbraio), dove smette i panni dell'uomo comune e ci regala un personaggio di rara forza espressiva. In tutta la sua affascinante ambiguità.
Il film, diretto da Damien Chazelle, vede protagonista un giovane batterista jazz (Miles Teller). Nella scuola di musica che frequenta, il direttore d'orchestra (J.K.Simmons) è un insegnante che per ottenere il massimo dai suoi studenti adotta metodi anche crudeli, di cui il giovane subirà le conseguenze.

Da dove nasce l'idea di Whiplash?
Il film è basato su delle esperienze che Damien Chazelle ha vissuto quando studiava musica al liceo. E dal suo amore per Buddy Rich e Joe Jones due grandi batteristi che hanno ispirato Damien e di conseguenza il personaggio di Andy. Miles Teller era la prima scelta di Damien dall'inizio, perché ha un background musicale come batterista rock. Lo stesso si può dire per me, anche se non avendo mai studiato pianoforte mi sono dovuto esercitare molto per l'unica scena del film in cui suono. Il novantacinque per cento dei musicisti che si vedono suonare nel film lo stanno facendo veramente, non fingono. Giusto alcune comparse che devono poi dire delle battute erano attori. Durante le riprese abbiamo fatto dell’ottima musica dal vivo, poi ovviamente è stata risistemata al missaggio in post-oproduzione. La scena in cui ho suonato nel locale con veri jazzisti per me è stata emozionante collaborare con artisti di quel talento e rivivere in qualche modo una parte importante della mia gioventù. In Whiplash ho potuto suonare musica e urlare alle persone, le due cose che preferisco al mondo!

Come è arrivato a ottenere il ruolo?
Lo script mi è arrivato da Jason Reitman, un artista che non smetterò mai di ringraziare. Mi ha mandato le sceneggiature del film e del cortometraggio. Il corto è stato ideato come distillato del film da realizzare per trovare finanziamenti per girare il lungometraggio, ed è fondamentalmente la scena del primo giorno di Andy nell’orchestra principale, la prima volta in cui suona Whiplash. Entrambe le sceneggiature erano magnifiche, e quando ho incontrato Damien mi ha chiesto di fare anche il cortometraggio, con un attore differente nella parte di Andrew, Johnny Simmons, che aveva dato al personaggio tutta un’altra impostazione. Girammo il cortometraggio in tre giorni e lo facemmo girare parecchio, ottenendo fortunatamente ciò che ci eravamo prefissi.

Che tipo di esperienza è stata essere diretto da un regista così giovane?
E’ stato un po’ un salto nel vuoto. Conoscevo Damien come sceneggiatore e mi aveva entusiasmato, ma all’inizio avevo qualche riserva proprio a causa della sua età e di quella che credevo inespereienza. Sarebbe stato capace di fare tutto ciò che un regista deve fare? Fin dall’inizio la sua padronanza del set e poi al montaggio è stato stupefacente. Il termine brillante al giorno d’oggi forse è abusato, ma per Damien Chazelle e Jason Reitman io lo uso senza il minimo dubbio.

E' stato difficile prepararsi per un personaggio del genere?
So che può sembrare molto semplicistico, ma tutto ciò che ho fatto per preparare questo ruolo è stato leggere e rileggere ciò che Damien aveva scritto e poi applicarlo sul set insieme a Miles. Abbiamo cercato di fare al meglio delle nostre possibilità ciò che era scritto sul copione. Allo stesso modo Chazelle ci ha dato un minimo di libertà di muoverci dentro il testo, che è stata una gran cosa per un regista/sceneggiatore così giovane. Di solito hanno un ego molto più difficile da controllare...Quasi tutti gli insulti che pronuncio nel film li ho inventati durante le riprese, non erano scritti nel testo. Sul set facevamo delle battute del tipo: "Full Metal Jacket dentro la Julliard."

E invece l'aspetto tecnico della preparazione musicale?
Sono stato aiutato dai miei studi, ho avuto un’educazione musicale da giovane, anche se di matrice classica. Non ero un musicista particolarmente dotato, a mi piaceva molto suonare la chitarra. Mio padre era un insegnante, lavorava in un liceo quando ero bambino e poi ha insegnato alla Ohio State University e in quella del Montana. Era anche un musicista. Anche mia sorella insegna. Non potrei essere più d’accordo con chi afferma che gli insegnanti sono un segmento della società che dovrebbe essere molto più valorizzato di quanto non lo sia ora, anche in America.

Qual è stata la chiave per capirlo fino in fondo e poterlo poi rendere al meglio?
Fletcher non è certamente un modello di comportamento, ma è comunque un uomo brillante. Ovviamente è un personaggio negativo, ma come per ogni personaggio che interpreto devo prima capirne le motivazioni. Per fortuna Damien Chazelle ha scritto un personaggio molto più complesso di quanto non si veda in superficie, in realtà ciò che lo motiva è la spinta verso l’eccellenza. E’ una specie di fuoco sacro. Una volta impostato il personaggio su questa direttiva, è stato facile portarlo sul grande schermo.

Cosa rende Fletcher diverso dai personaggi che ha interpretato in precedenza?
La cosa che mi ha interessato soprattutto del personaggio è che c’è una strana autoreferenzialità in lui: non è interessato a diventare il più grande musicista jazz, vuole solo essere uno che scopre il vero talento, a costo di diventare un mentore che poi si trasforma in persecutore.

Concorda con chi ha visto delle pulsioni represse nella sua psicologia?
Ci sono delle componenti sadistiche in lui, anche omofobiche se vogliamo, ma ciò non significa necessariamente che sia un uomo represso. Abbiamo girato il film in diciannove giorni con ritmi quasi insostenibili. C’erano alcune scene nel suo appartamento che poi non sono state montate. In una si vedeva la foto della sua ex-moglie e di sua figlia. Lo abbiamo immaginato come un uomo molto solitario, ma non un omosessuale represso. Ci sono comunque degli elementi che ho mutuato da alcuni insegnanti che ho avuto durante il mio periodo di studio, ma si tratta soprattutto di allenatori di football: la loro impostazione a volte può essere quasi marziale...


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