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IT: la nostra intervista esclusiva a Bill Skarsgård, il nuovo clown Pennywise

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Il film, tratto dal capolavoro di Stephen King e diretto da Andrés Muschietti, sarà nei cinema italiani da giovedì 19 ottobre.

IT: la nostra intervista esclusiva a Bill Skarsgård, il nuovo clown Pennywise

A soli ventisette anni Bill Skarsgård ha già centrato il ruolo che può definire una carriera, quello che ti proietta in maniera indelebile nell'immaginario collettivo. Eppure i rischi nell'interpretare Pennywise nell'adattamento cinematografico di IT erano molti. Pochi altri personaggi sono infatti riusciti a sedimentarsi in quello stesso immaginario come ha fatto il clown demoniaco. Il film diretto da Andy Muschietti si è rivelato un successo andato ben oltre le più rosee previsioni: l'applauso pressoché unanime della critica e soprattutto un bottino di oltre 300 milioni di dollari al boxoffice americano e altrettanti nel resto del mondo. Cifre da mega-produzione ottenute da un film che è costato "solo" 35 milioni di dollari.
Noi abbiamo incontrato a Los Angeles proprio il giovane attore svedese, che ci ha raccontato come è riuscito a portare con successo sul grande schermo uno dei più amati e temuti villain della storia della letteratura contemporanea.

Partiamo proprio dalla costruzione di Pennywise: quali sono state le tappe che l'hanno portata a definire il personaggio?
Pennywise ha assunto diversi volti nel corso del tempo. Tutto è iniziato con Andy Muschietti che mi ha mostrato alcune foto di costumi e make-up. Distinguerei tre fasi ben precise: la prima è stata ottenere il lavoro tramite il provino. Mi sono preparato per due o tre giorni sulla mia idea di come doveva essere Pennywise, senza limitarmi perché durante un'audizione devi poter sperimentare tutto ciò che ti passa per la mente. Sono volato a Toronto diverse volte per degli screen test e tutto il resto. La seconda fase è consistita nel lavorare alla parte dopo averla ottenuta: ho iniziato a intellettualizzare il personaggio, ho letto il romanzo e segnato ogni parte che ritenevo rilevante. Ho studiato a fondo ogni momento in cui Stephen King ha descritto la voce del clown, e lo fa in molte maniere diverse. Per me era fondamentale trovare i toni giusti perché risultasse spaventoso. Mi sono creato un concetto mio di Pennywise, ho provato a vederlo in diverse situazioni, nel confronto con gli altri personaggi. L'ultima fase è stata quella di dare corpo al clown. La prima volta che ho indossato il costume e mi hanno truccato ho messo tutte le mie idee su Pennywise da parte e ho cercato di capire cosa avrei potuto sfruttare adesso che ero entrato veramente nei suoi panni.

Ovviamente non c'è stato alcun processo di immedesimazione…
Assolutamente no (sorride)! E' una figura così radicale che non sono riuscito a trovare nulla a cui appigliarmi. E' totalmente lontana da ciò che sono. Ho dovuto affidarmi totalmente all'istinto e alle indicazioni di Andy.

Ha sentito la pressione del dover interpretare un ruolo così atteso?
All'inizio ne ho avuta. La Warner ha scelto di rilasciare foto di me in costume ancor prima che iniziassi a girare e tutti le hanno commentate, si sono fatti un'opinione a riguardo. Ho deciso di infischiarmene, ma ovviamente sentivo la tensione di dover confermare le aspettative. Per fortuna mi sono lasciato tutto alle spalle, altrimenti non sarei stato capace di fare al meglio il mio lavoro. Mi sono affidato ad Andy e la sua fiducia nel mio lavoro mi ha reso totalmente sereno sul fatto che stavo seguendo la strada giusta.


Come si sono svolte le riprese del film a Toronto?
Non ho iniziato a girare per un mese e mezzo dopo l'inizio della produzione eppure non ho voluto lasciare Toronto, preferivo partecipare ogni giorno a ciò che stava accadendo, assorbire l'atmosfera e le indicazioni che mi arrivavano da set. Sono stato molto felice quando me l’hanno concesso. Quindi per tre mesi di fila sono stato sposato a Pennywise, ogni momento di ogni giorno, ogni pensiero era dedicato a lui. Anche se andavo a comprare il pane pensavo a qualcosa da sfruttare per la parte. Ogni personaggio che interpreto diventa una relazione, qualche volta anche distruttiva. Quindi ne devi uscire per capire quanto fosse stata potente. Pennywise è stata una relazione viscerale.
E dopo? Come ha vissuto il ritorno alla normalità?
Spesso non si capisce davvero quanto sia strano il lavoro dell'attore. Penso spesso l'ultimo giorno di riprese, quello della tempesta, quando ho tolto il costume e il make-up per l'ultima volta, salutato tutti quelli con cui abbiamo lavorato così duramente per tre mesi. E il giorno dopo ero a Stoccolma, a bere un caffè nella cucina di mia madre. Un cambio di scenario così radicale e fottutamente forte! Mi chiedevo: "E' davvero successo?"
Non mi era mai capitato prima: ho avuto due settimane di sogni che coinvolgevano Pennywise. Ogni notte. Qualche volta eravamo io e il clown, talvolta ero io che lo impersonavo, ma nella maggior parte dei casi era un mix delle due cose. Ed ero così arrabbiato perché non poteva succedere ancora, non doveva continuare a entrare nella mia vita! Credo fosse il mio processo inconscio per uscire definitivamente dal personaggio. Dovevo lasciarlo andare.



La sua famiglia l'ha aiutata?
No, è un processo che devo fare da solo. E' una questione molto emotiva.

Avete preso qualche spunto dalla miniserie con Tim Curry?
No, io e Andy volevamo provare qualcosa di nuovo. E' una versione di IT che apprezziamo entrambi ma la nostra sceglie strade diverse.

Quali erano le sue paure da bambino?
Non avevo paure particolari come topi, scarafaggi o cose del genere. Forse ho iniziato la vita nel modo spagliato perché invece avevo l’ansia di dover morire un giorno. Mi ricordo che la notte me ne stavo disteso nel letto e pensavo che prima o poi tutto sarebbe finito. Avevo attacchi di panico e correvo in camera dei miei genitori piangendo. Mio padre Stellan, che è un uomo molto pratico, una volta mi disse: "E' vero. Morirai. E sarà finita, niente aldilà o cose del genere. La morte ti è stata assegnata nel giorno in cui sei nato." E il concetto iniziò ad avere un senso per me. Così pian piano ho iniziato a sopprimere la paura, a non pensarci. Succederà un giorno, ma probabilmente è ancora lontano.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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