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Interviste Cinema

Isabella Rossellini, mamma Ingrid Bergman e "il festival più bello del mondo"

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Al Cinema Ritrovato abbiamo incontrato la figlia dell'attrice svedese e di Roberto Rossellini.

Isabella Rossellini, mamma Ingrid Bergman e "il festival più bello del mondo"

Ci avevan detto che aveva accettato di incontrare un ristretto gruppo di giornalisti come cortesia: perché. dopo Cannes, Isabella Rossellini riteneva di aver sviscerato in tutti i modi possibili il racconto del rapporto con mamma Ingrid Bergman, nell'anno del centenario della nascita dell'atrice svedese.
Ma la Rossellini che ci accoglie in un’elegante sala dell’Hotel Baglioni a Bologna è sorridente e disponibile, e non sembra affatto lì per una magnanima concessione.
Accompagnata da tre nipoti, al collo la medaglia di Cavaliere delle arti e delle lettere da poco ricevuta dal governo francese, Isabella Rossellini ha esordito con sinceri complimenti per la manifestazione che l’ha ospitata e che sta omaggiando sua madre. “Per me è davvero un piacere essere a Bologna, soprattutto alla Cineteca, luogo che abbiamo sempre amato e ammirato, un vero punto di riferimento, grazie alla quale sono stati restaurati tutti i film di mio padre e di mia madre. Il Cinema Ritrovato è un festival straordinario, meraviglioso: credo che sia quello che più di tutti fa capire che il cinema è un'arte, e che insegna al pubblico ad amarla. e lo ha fatto amare al pubblico.”
Dì lì a poco l’attrice (ma anche modella, e regista), presenterà la copia di Casablanca che verrà proiettata in una Piazza Maggiore stracolma, e ribadirà che per lei quello di Bologna è “il festival più bello del mondo”.

Oltre a proiettare Casablanca, la manifestazione bolognese ha scelto, come Cannes, un’immagine di Ingrid Bergman per il suo manifesto ufficiale, e ha dedicato tutta una sezione ai primi passi cinematografici dell’attrice svedese: è all'interno di questa sezione che è stato inserito anche Ingrid Bergman – In Her Own Words, il documentario realizzato da Stig Björkman in collaborazione con Isabella. “Non ho seguito direttamente il lavoro di Stig,” spiega però la Rossellini. “Quando eravamo in giuria assieme a Berlino [nel 2011, n.d.r.] gli ho parlato dell'archivio di mamma. Da quell'archivio ho selezionato oltre 500 foto per un libro stampato per un editore tedesco, un vecchio amico, mentre tutto il materiale filmato l’ho passato a Stig, che ha poi realizzato il documentario.”
A Lione, invece, ospite del Festival Lumiére, la Rossellini ha avuto con Thierry Fremaux l’idea di utilizzare una foto della madre come manifesto di Cannes: “una foto che, come dice mio fratello, è la foto di una donna, e non di un’attrice. E passare tutte le mattine sotto quella gigantografia, mentre andavo a fare il mio lavoro di presidente di giuria del Certain Regard, è stata un’emozione grandissima.”

Grande, e indubbiamente sincero, è anche l’affetto che Isabella Rossellini dimostra parlando della genitrice, che chiama sempre “mamma”, e mai “mia madre”. “Non sono un critico,” dice, “non so dire quale sia stato il quid che ha fatto di mamma una diva, al di là della sua bellezza o del suo talento. Io ho sempre visto i suoi film da spettatrice: quel che notavo era una grande vivacità e un carisma particolare. D'altronde, mamma ha sempre detto che, per lei, la recitazione è stata una vera vocazione, e non una scelta. Fin da piccola, da quando si truccava e travestiva per il padre fotografo, sapeva che nella vita avrebbe voluto fare quello. La sua era una passione, mentre per papà il cinema era più una missione morale: lo affascinava la capacità del cinema di andare oltre la letteratura, di essere immediato e universale, era ispirato dalla grande potenzialità comunicativa del mezzo.”

Di una giovinezza senz'altro non convenzionale, Isabella Rossellini ricorda l’affetto e la timidezza della madre, la severità e la gelosia del padre (“era più facile essere figlia di mamma, che non di papà”, e la fatica di vivere con gli occhi della stampa sempre puntati addosso: “Quella è stata una cosa dura, per noi ragazzi i paparazzi erano un incubo,” racconta. “Erano sempre piazzati davanti a casa, i giornalisti cercavano sempre di rubare un commento cattivo. Ma in fondo non ho mai capito bene la mia situazione, e cercavo di avere dalle amiche un termometro della fama dei miei genitori. Ricordo che alle compagne di classe chiedevo se mamma fosse più o meno famosa di Audrey Hepburn, o di altre attrici, per capire realmente come stavano le cose. Credo però di aver realizzato quando fosse grande la fama di mamma solo dopo la sua morte: mia figlia mi chiedeva di lei, e io allora automaticamente ho acceso il televisore, sicura del fatto che su qualche canale avrei trovato un film con lei protagonista: e così è stato.”

Oggi Isabella Rossellini, oltre che a fare la presidente di giurie in festival come Berlino e Cannes, continua a lavorare al cinema come altrove. Ha appena terminato di girare il nuovo film di David O. Russell, Joy, insieme a Jennifer Lawrence e Robert De Niro, lavora spesso con Guy Maddin e, dopo aver studiato etologia all'Università, realizza corti e spettacoli teatrali a tema animale che fa girare in tutto il mondo.
E ora, sempre in occasine delle celebrazioni del centenario della nascita di Ingrid Bergman, si prepara a mettere in scena uno spettacolo teatrale nel quale recita alcuni brani dell’autobiografia della madre, selezionati da lei stessa con la collaborazione di Guido Torlonia e Ludovica Damiani. In America e a Londra la Rossellini sarà protagonista con Jeremy Irons, in Italia con Christian De Sica, mentre in Francia lo spettacolo sarà interpretato da Fanny Ardant e Gerard Depardieu.
E dopo, la speranza è quella di andare a più Festival, che siano Bologna, Cannes o altri: “Perché andare ai festival è il modo migliore per vedere il cinema, e anche per fare il giro del mondo in soli 12 giorni, come ho avuto l'impressione di fare quando ero sulla Croisette.”



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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