Interviste Cinema

Io sto con la sposa - gli autori del documentario ne raccontano la genesi

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Dopo la bella accoglienza a Venezia arriva nelle sale un film che è anche un'impresa.

Io sto con la sposa - gli autori del documentario ne raccontano la genesi

Dopo l'anteprima al festival di Venezia, nella sezione Orizzonti, con l’arrivo del corteo delle spose (oltre 80 ragazze “reclutate” con un annuncio su Facebook, asse portante di una efficacia campagna via internet), con commovente omaggio agli immigrati caduti in mare, Io sto con la sposa arriva nelle sale italiane distribuito da Cineama, una distribuzione “militante”, che punta a crearsi il proprio pubblico. 23 copie in sala da subito, proiezioni per oltre 80 associazioni e per chiunque ne faccia richiesta, con l’obiettivo di estendere pian piano il proprio pubblico e di puntare alla lunga tenitura.

Alla presentazione alla stampa romana erano presenti due dei tre autori: il giornalista lucchese Gabriele Del Grande e Antonio Augugliaro (il terzo è il poeta e giornalista palestinese Khaled Soliman Al Nassiry, che proprio durante le riprese ha ottenuto la cittadinanza italiana). Il film racconta il rocambolesco viaggio compiuto in quattro giorni da un gruppo di immigrati – travestiti da sposi e relativo corteo nuziale - partendo da Milano per arrivare in Svezia e chiedere asilo politico, organizzato e supportato in voluta disobbedienza alle leggi dagli autori e dai loro “fiancheggiatori”.

Un film che, come racconta Augugliari: “E' nato dalla voglia di fare qualcosa. Era passato pochissimo dai due tragici naufragi di Lampedusa del 2013 ed eravamo molto scossi. Gabriele conosce l'arabo perché ha lavorato in Siria come giornalista e lui e Khaled andavano in stazione a Milano, da dove questa gente transita per recarsi in Svezia e nel Nord Europa, per dare loro una mano con le traduzioni o altro. Lì hanno incontrato Abdallah che è diventato il protagonista del film. Erano al bar e lui si è avvicinato quando ha sentito che parlavano arabo per chiedergli da dove partiva il treno per la Svezia. Si sono messi a chiacchierare e lui ha raccontato loro del tragico viaggio a cui era sopravvissuto. Abbiamo poi cominciato a parlarne a casa di Gabriele immaginando di organizzare un pullman di finti cinesi, o di suore, che potesse portarle a destinazione questa gente, poi mi sono innnamorato dell'immagine di una sposa con un corteo che attraversa le frontiere e di lì a due settimane siamo partiti. Le difficoltà sono state enormi: trovare i soldi per il viaggio, l'ospitalità, dover dormire 3 ore a notte per arrivare il prima possibile a realizzare il loro sogno e il nostro, quello di fare un documentario portando 5 persone in Svezia senza passare per i contrabbandieri. Solo dopo, quando abbiamo visto il girato, abbiamo capito che avevamo un film e abbiamo iniziato il crowdfunding che ci ha portato con quasi 100.000 euro, grazie a 2617 donazioni, a coprire parte dei costi”.

Gli autori hanno affrontato consapevolmente tutti i rischi di un’operazione così anomala e “fuorilegge”:

“Il film non si stacca mai dalla storia della sua genesi, ci siamo innamorati di un'idea, sapevamo che era la cosa giusta da fare, eravamo consapevoli dei rischi, abbiamo fatto ricorso alla consulenza di un amico avvocato che ci ha detto a cosa andavamo incontro secondo la legge, ma abbiamo deciso di farlo comunque e  l'abbiamo fatto, non potevamo aspettare i tempi di una produzione normale, abbiamo corso. Tutti e 5 i nostri protagonisti erano perfettamente in linea col progetto. Abdal a un certo punto ha ricevuto dai suoi parenti i soldi per pagare un contrabbandiere che lo portasse in Svezia ma ci ha detto “voglio arrivarci con voi, perché voglio raccontare la mia storia”. In seguito ci ha detto che vedendosi non si riconosceva, era ancora sotto shock, era passato appena un mese da quando lo avevano tirato fuori da un mucchio di cadaveri in mezzo al mare. E ci ha detto di essersi risentito se stesso anche grazie al film”.

Anche se si tratta di un documentario e tutto quello che si dice e si vede nel film è vero, gli autori hanno lavorato a partire da quello che Augugliaro chiama “un canovaccio”. “Conoscevamo i nostri personaggi e i posti in cui saremmo andati e dove avremmo creato delle situazioni per loro. Quando abbiamo girato la scena del muro, con Abdal, siamo andati sul vecchio “Passo della morte”, dove tanti immigrati anche Italiani hanno perso la vita un tempo per arrivare in Francia. Lì c’è ancora la casa diroccata dove dormiva la notte la gente che passava il confineì, fino a prima di Schengen. Abbiamo portato lì Abdal e tutto il resto l'ha fatto lui. Ha trovato un carboncino per terra e ha iniziato a scrivere sul muro e a raccontare. E’ partito e sono dovuto andare di corsa a chiamare gli operatori e Antonio. Alla fine eravamo tutti commossi, anche gli operatori che non capivano l’arabo erano coi lacrimoni, anche perché prima di partire erano stati tutti ospiti a casa nostra, eravamo diventati una piccola famiglia e per questo la sera a Marsiglia abbiamo fatto una grande festa per esorcizzare quel dolore immenso”.

“Invece di dire quanto è brutto il mondo, di adottare un’ottica pietistica come quella di molti film e documentari sull’argomento – aggiunge Antonio - abbiamo pensato di fare qualcosa di bello, di aprire le porte alla speranza e al sogno. Abbiamo scoperto di recente di non essere stati i primi: nel 1943 una famiglia di ebrei di Verona è fuggita e il contrabbandiere per fargli attraversare il confine organizzò un finto matrimonio sul Lago Maggiore . Le leggi si cambiano, il diritto non ha sempre un valore neutro, la nostra è una legge di immobilità: paghiamo la missione di Mare Nostrum per salvare quelle persone a cui abbiamo chiuso in faccia la porta delle nostre ambasciate”.

“Abbiamo raccolto – conclude Antonio – il messaggio di Ernest Hemingway (e di John Donne): “non chiederti mai per chi suona la campana, essa suona anche per te”.

In sala dal 9 ottobre Io con la sposa è un’esperienza da non mancare assolutamente per scoprire che esiste anche un’Italia diversa e che chi scappa da guerre ed orrori non è e non sarà mai un invasore.





  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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