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Io, loro e Lara: la conferenza stampa

Carlo Verdone e Laura Chiatti, protagonisti del prossimo Io, loro e Lara in uscita il 5 gennaio, hanno presentato a Roma la loro prima, riuscita collaborazione cinematografica.

Io, loro e Lara: la conferenza stampa

Io, loro e Lara: la conferenza stampa

Con la sua uscita il prossimo 5 gennaio Io, loro e Lara è la prima, attesa produzione italiana ad aprire il 2010. Le 650 copie con cui il film arriverà nelle nostre sale la dice lunga su quanto la Warner Bros. abbia deciso di puntare sulla nuova fatica di Carlo Verdone, che vede protagonista l'attore/regista insieme a Laura Chiatti.

"A ben vedere è davvero la prima volta che interpreto un sacerdote - esordisce Verdone - Non possiamo considerare infatti personaggi veri e propri le caratterizzazioni macchiettistiche di preti che avevo interpretato in passato. Quello che mi interessava più di tutto era voler portare al cinema la figura di un uomo serio, retto, che si trova dopo anni a tornare in un mondo che ritrova invece disastrato. Volevo raccontare in qualche modo e secondo le mie possibilità il momento di confusione che sta attraversando il mondo occidentale, in un progetto che è molto meno commerciale rispetto ai miei film precedenti. E' senz'altro un progetto più riflessivo e malinconico, una cifra che d'altronde mi è sempre appartenuta." Dunque un personaggio abbastanza differente rispetto al passato? "Certamente. Mi sono stufato di fare il solito borghese che ha problemi di coppia, che mette o subisce le corna...Stavolta mi sono cimentato con un uomo che ha un suo senso etico, cosa che è un bene sempre più raro. E' un uomo di fede che va in mezzo alla gente e parla alle persone essendo in tutto e per tutto uno di loro, con molti dei loro problemi. L'ho sentito molto vicino: non è un caso se ho voluto lasciargli il nome di Carlo...".

Uno dei temi principali del suo film è anche quello dell'immigrazione, un problema che è di strettissima attualità nel nostro paese: "In effetti l'Italia si sta dimostrando una nazione diffidente. Forse razzista è un termine troppo radicale, ma di sicuro diffidente. Il paese non possiede strutture di accoglienza che funzionino, e soprattutto è diviso su come affrontare il problema dell'immigrazione. Spero che Io, loro e Lara riesca a restituire al pubblico il messaggio di concordia che volevo mandare." Come ha scelto la Chiatti per il ruolo dell'immigrata protagonista? "Con Laura ci siamo incontrati due anni fa alle Giornate Professionali a Sorrento, e subito sono stato colpito dalla sua spontaneità ed insieme dalla sua sicurezza. Già da quel primo incontro avevo deciso che volevo fare un film con lei. Per Io, loro e Lara ho scelto di farla diventare castana per regalarle un aspetto più da ragazza della porta accanto, era più intonato col la psicologia del personaggio."

A questo punto non possiamo chiedere ad una radiosa Laura Chiatti come è stato entrare nei panni di Lara: "Emozionante. Ho subito amato questa figura, ed all'inizio la temevo anche. Non volevo che diventasse la pantomima dei grandi personaggi femminili presenti nei film di Carlo, mi riferisco a quelli interpretati da attrici come Eleonora Giorgi, Margherita Buy o Claudia Gerini. In questo sono stata aiutata tantissimo proprio da lui, che non mi ha fossilizzato pretendendo letture del copione ma ha preferito guidarmi con semplicità durante le riprese, per mantenere la mia spontaneità." "Oltre ad essere assolutamente spontanea pero' è anche una grande professionista – ci tiene a precisare Verdone – Io le avevo detto di preparasi bene una scena in particolare, quella del funerale, dove si giocava secondo me la riuscita del suo personaggio e di conseguenza anche del mio film. Per due mesi ha lavorato su quella scena per conto suo, e quando si è presentata sul set dopo massimo un paio di annotazioni che le ho dato l'ha recitata con una tecnica ed una veridicità esemplari, degne di chi sa fare il suo lavoro e ne comprende la difficoltà." "E' il minimo che potevo fare quando ti chiama a lavorare Carlo Verdone! – sorride soddisfatta Laura – E' un regista che ti fa sentire protetta, ti coccola e ti dimostra che si interessa a te come persona e non soltanto come attore, come strumento nelle sue mani. Questo è indice di un'umanità impagabile, di un rispetto assoluto non soltanto dell'attrice, ma prima di tutto della donna. E poi Carlo è l'unico attore che è davvero tutto quello che i suoi personaggi cinematografici trasmettono al pubblico.".



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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