Interviste Cinema

Intervista ad Anders Nilsson per Racconti da Stoccolma

Visto al Festival di Berlino del 2007, arriva in Italia il film dello svedese Anders Nilsson Racconti da Stoccolma: una riflessione, seppure in forma di thriller, sulla violenza perpetrata all’interno delle mura di casa. Ce ne ha parlato direttamente il regista, personaggio simpatico e originale con alle spalle una carriera fatta di t...

Intervista ad Anders Nilsson per Racconti da Stoccolma

Lo svedese Anders Nilsson fa cinema da quando, all’età di 13 anni, ha iniziato a cimentarsi in filmini amatoriali in Super8. È stato montatore, tecnico del suono, aiuto-regista, sceneggiatore e direttore della fotografia, collaborando con alcuni fra i più importanti registi del suo paese per quella che lui stesso ama definire una “factory alla Roger Corman”.
Dopo una serie di cortometraggi e una fortunata trilogia, cominciata nel 1999 con il thriller Tolleranza zero e proseguita con Executive Protection (2001) e The Third Wave (2003), Nilsson ha inaugurato la Sezione Panorama della 57esima Berlinale con Racconti da Stoccolma, in uscita nelle sale italiane il 30 aprile e presentato alla stampa romana alla vigilia del lungo week-end del 25 aprile. Uomo affabile, sorridente, robusto e dai modi gentili, Anders Nilsson ci ha spiegato innanzitutto il senso del titolo originale del film: When Darkness Falls (Quando cala l’oscurità): “Secondo un antico detto celtico, al principio della stagione fredda, nel periodo di Halloween, quando arriva l’oscurità si aprono le porte dell’inferno ed escono fuori i demoni pronti a portare via i bambini dalle case. L’unico modo per tenerli lontani è accendere molte candele. Purtroppo, però, ci sono dei demoni che non possono essere allontanati, perché abitano già dentro casa e sono le persone più vicine a noi: nostro padre, nostra madre, i nostri fratelli”.

Racconti da Stoccolma parla proprio di questo, di violenza – violenza domestica contro le donne, violenza contro gli omosessuali. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film incrocia i destini di tre personaggi: Leyla, che fa parte di una famiglia di immigrati mediorientali e assiste impotente alla distruzione fisica e morale della sorella; Carina, brillante giornalista televisiva che viene regolarmente umiliata e picchiata dal marito; Aram, uomo elegante che gestisce un ristorante alla moda e non può denunciare il tentato omicidio dell’uomo di cui è innamorato.

“Il fil rouge delle mie storie di violenza è l’onore,” precisa il regista. “Quando si perdono l’onore e il rispetto, si reagisce con la violenza, la rimozione fisica, che diventa assolutamente necessaria nel momento in cui ad essere offeso è il gruppo, la collettività … la famiglia, i colleghi di lavoro e così via.”

Anche se, insieme al collaboratore di sempre Joakim Hansson, Anders Nilsson non ha inventato nulla, avvalendosi della collaborazione della polizia della sua città, Racconti da Stoccolma non ha niente a che vedere con un documentario. “Volevamo che fosse un film di intrattenimento, che ci fossero azione e tensione. Abbiamo scelto il genere thriller e abbiamo raccontato le tre vicende dal punto di vista delle vittime, proprio come accadeva nei film di Hitchcock (che ha parlato di violenza domestica in Notorious). Questo ha determinato un preciso stile di ripresa e di narrazione: uso insistito della steady-cam, aumento progressivo del ritmo, alternanza delle storie e del montaggio.”

Al festival di Berlino, Racconti da Stoccolma ha vinto il Premio Amnesty International, organizzazione che da 4 anni sostiene la campagna “Mai più violenza sulle donne”. Da studi recenti, risulta che in Italia circa un terzo delle donne ha subito almeno una volta violenza dai propri familiari. “In Svezia,” ha raccontato Anders Nilsson, “il 50% della popolazione femminile è stato vittima di abusi domestici.” Siamo rimasti stupiti, perché la Svezia ci è sempre sembrata un paese tranquillo, democratico e tollerante. “Evidentemente avete visto troppi film di Ingmar Bergman,” ha scherzato il regista. “La violenza sulle donne esiste, solo che nessuno ne parla. Del resto, noi svedesi siamo un popolo chiuso, riservato.”

Ciò nonostante, sembra che dopo aver visto Racconti da Stoccolma, molte donne svedesi abbiano ringraziato personalmente Anders Nilsson, a cui abbiamo chiesto perché il cinema non dedichi molto spazio alla violenza domestica. “È molto più divertente mostrare un omicidio, una rapina, perché puoi creare. Noi avevamo a che fare con la realtà e non potevamo inventare nulla o spettacolarizzare quanto accaduto, altrimenti avremmo mancato di rispetto alle persone coinvolte. Ecco perché abbiamo impiegato anni a scrivere la sceneggiatura. Non è facile essere veri e nello stesso tempo accattivanti.” La nostra intervista al regista di Racconti da Stoccolma, si è conclusa con una domanda sull’origine del personaggio della giornalista Carina. “È ispirato alla giornalista svedese Maria Carlshamre," ha dett il regista, "che per dieci anni ha subito violenza dal marito e poi si è presentata al Parlamento Europeo con un programma per la difesa dei diritti delle donne. Fortunatamente è stata eletta”.

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