Intervista a Pascal Laugier, regista dell'horror Martyrs

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Intervista a Pascal Laugier, regista dell'horror Martyrs

Intervista a Pascal Laugier, regista dell'horror Martyrs

E' davvero interessante parlare con Pascal Laugier, arrivato in Italia per presentare il suo controverso, discusso horror Martyrs, sua seconda e sconvolgente opera dopo la ghost story di debutto Saint Ange. Lo è perché Laugier è uno di quei rari casi di registi e intellettuali che abbracciano totalmente le scelte che fanno senza sentirsi in dovere di giustificarsi, e accettano di buon grado come conseguenze del proprio lavoro le lodi (anche quelle, inattese ed entusiaste, di Libération) e gli insulti (di Paris Match e non solo). “Sono molto consapevole di aver fatto un film che non lascia indifferenti, e mi vanno bene entrambe le reazioni – dice – non c'è niente di peggio dell'indifferenza. Intanto non è un film per la critica “normale”, ma per gente come te, appassionata di horror, anche se poi ci sono anche amanti dell'horror che l'hanno detestato. E' il classico film che divide, lo si ama o lo si odia, le reazioni tiepide sono veramente rare”.

Ma da quale parte della sua immaginazione è nata l'idea di una storia sui martiri, nel senso etimologico della parola? “E' nata da un momento e da un posto molto triste nella mia vita, dalla sofferenza. Per questo ho voluto fare un film sulla sofferenza e sul mio pessimismo nei confronti del mondo. Non mi interessava disgustare o scioccare lo spettatore, mi interessava solo comunicare questa sofferenza”. A sorpresa poi il regista ci dice che tanto quanto il suo primo film era preparato, scritto, disegnato sullo storyboard, qui c'è stata molta più apertura e libertà, e se una cosa non andava come era stata pensata non c'era problema a cambiarla anche all'ultimo momento in fase di riprese. “Che questo film sia stato fatto è un vero miracolo, come lo è l'aver trovato dei finanziatori, dei tecnici e degli attori che hanno creduto veramente nel progetto, realizzato con un piccolo budget (appena 2 milioni di euro, ndr), riprese in Canada perché costava meno, e libertà totale e assoluta”. Grazie anche alla collaborazione con il mago degli effetti speciali Benoit Lestang (La città perduta, Il patto dei lupi, Saint Ange, Manderlay), morto suicida il 30 luglio 2008 e per il quale Laugier ha parole commosse di ricordo e di elogio della sua arte. “Non ho mai voluto fare un film americano, puntare sull'effetto in quanto tale, e questo Benoit lo ha capito benissimo. Volevo che tutto mantenesse un aspetto clinico quasi, anatomico, e lui è entrato immediatamente in sintonia con questa mia idea”.  C'è differenza tra martiri e vittime? “Se si guarda all'etimologia della parola certamente. La vittima subisce passivamente le sue sofferenze mentre il martire trascende e usa il suo dolore per andare oltre, e la nostra società è piena di entrambi, anche se non se ne parla molto”. A

llettato da offerte da parte di oltreoceano, Pascal Laugier si sta al momento prendendo del tempo per decidere cosa fare. “Martyrs ha comunque avuto un successo sorprendente, è uscito in moltissimi paesi e non ho mai avuto ambizioni di fare film americani, ma d'altra parte non ho più 20 anni dunque vedremo”. Uno dei pregi del film è di essere onesto, serio, magari disturbante, ma anche perturbante, senza cedere a narcisismi. “Sì, amo questo approccio al cinema dell'orrore. I film che per me hanno contato di più sono quelli degli anni Settanta, come L'esorcista. Per me la linea di demarcazione l'ha tracciata Wes Craven con Scream. Dopo di allora è stata tutta una decadenza. Non mi piacciono i film che ridono di se stessi, che strizzano l'occhio allo spettatore, che richiedono la sua complicità”. E a proposito di complici, viene da pensare che un film del genere abbia richiesto alle sue interpreti una grande partecipazione. “E' vero, proprio per creare questa sintonia ho lavorato tantissimo con le attrici, facendo molte prove prima delle riprese, perché volevo essere sicuro che catturassero l'atmosfera e le sensazioni che volevo trasmettessero. Si è creato un bel rapporto di fiducia tra di noi”.

Nemico degli stereotipi, Laugier ha scelto fin dall'inizio di dare alla sua carnefice un volto femminile: “se da un lato rimanda al mito della vecchia strega, mi sembrava più disturbante che chi faceva tanto male a delle donne fosse un'altra donna. Il cinema dell'orrore viene spesso accusato di essere misogino, come hanno sempre detto dei film di Dario Argento. Sono tutte stronzate. Anche per rispondere a questo ho voluto fin dall'inizio che i personaggi principali fossero tutti femminili”. Il film, sottolinea Laugier, vuole anche mettere in evidenza il corpo, elemento rimosso e invisibile nel cinema francese, fatto in prevalenza di superfici, dialoghi e cervello.. Che poi questo corpo sia quello martoriato e torturato di una giovane vittima/martire, pensiamo noi, rende questo intento ancora più chiaro e interessante.

Tutto si può dire, di Martyrs, tranne che sia superficiale e fine all'effetto shock per “épater les bourgeois”. Di certo non è un film per tutti, ma per quelli in grado di apprezzarlo può essere davvero un'esperienza indimenticabile.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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