Insospettabili sospetti: la nostra intervista esclusiva a Morgan Freeman, Michael Caine e Alan Arkin

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Insospettabili sospetti: la nostra intervista esclusiva a Morgan Freeman, Michael Caine e Alan Arkin

Di fronte a noi si presentano tre attori che hanno scritto la storia del cinema contemporaneo, ottenendo complessivamente quattro premi Oscar e quindici nomination. Eppure fin da subito risulta quasi impossibile prenderli sul serio, poiché loro per primi non sono assolutamente intenzionati a farlo.
Tanto per chiarire immediatamente il tono della chiacchierata, Morgan Freeman si presenta con un guanto che protegge la sua mano sinistra: "Otto anni fa ho avuto un incidente d'auto e ho quasi perso il braccio. Adesso devo tenere al caldo le dita della mano quando non la uso, in modo che i nervi si atrofizzino troppo e perda mobilità. Se non lo faccio muscoli e nervi si ritirano e le dita si rattrappiscono. Lo sapevate ragazzi?"
Michael Caine naturalmente non si lascia sfuggire l'occasione: "Lo immaginavo. Io anche ho un muscolo che se non uso diventa più piccolo e rattrappito..."
Alan Arkin invece si guarda intorno sorpreso: "Mi sono messo giacca e cravatta, pensavo fossero interviste video! A malapena riesco a vedere il registratore sul tavolo!" sbotta sorridendo.
Sono loro i tre protagonisti di Insospettabili sospetti, nei cinema italiani dal 4 maggio, remake di Vivere alla grande che Martin Brest diresse nel 1979. Questa volta dietro la macchina da presa c'è invece Zach Braff, idolo di Scrubs alla sua terza regia.

Partiamo dai tre personaggi: Joe (Caine) è l'organizzatore, Albert (Arkin) il romantico e Willie (Freeman) l'uomo di famiglia. Vi riconoscete in questi ruoli?
M.C. - Direi di sì, io sono una specie di maniaco del controllo e dell'organizzazione. L'unica differenza con Joe è che lui guida e io no, ci ho provato decenni fa ma ho preferito smettere per la sicurezza del pubblico cittadino. Proprio non mi piace.
M.F. - C'è stato un errore di cast perché io ad esempio sono un ottimo guidatore.
A.A. - Ma se hai appena detto che ti sei schiantato con la macchina!

Ovviamente vi conoscevate prima di girare questo film, ma siete amici anche nella vita?
M.C. - Io e Morgan siamo buoni amici, ci conosciamo da anni e abbiamo fatto sei film insieme. Qualcuno anche buono direi.
M.F.- Lavorare spesso con qualcuno non significa necessariamente che poi si diventi amici, questo è un fraintendimento che spesso capita nel nostro ambiente. Io e Michael lo siamo, anche se non usciamo spesso insieme. Gli attori sono strani, non vogliono frequentare altri attori.
M.C. - Vero. I miei migliori amici sono il mio autista perché ma solo perché esco sempre con lui, un fotografo e il proprietario di una discoteca in cui andavo da giovane. Gli attori non si trovano mai nello stesso posto per più di cinque minuti! Prendete noi per esempio: uno vive a Londra, uno da qualche parte in Mississippi e uno a San Diego.

Perché avete deciso di fare Insospettabili sospetti e chi di voi per primo ha accettato?
A.A. - Penso ancora che ci abbiano mentito per prenderci a bordo dicendo a ognuno di noi che gli altri due erano già nel cast. È un trucco piuttosto comune nel nostro mestiere. Certo, poi ci hanno anche mandato la sceneggiatura che era divertente.

Quale è stata la scena più spassosa da realizzare?
M.C. - Per me senza dubbio quella della tentata rapina nel supermercato.

A differenza dei personaggi che interpretate voi potreste ritirarvi dal lavoro e invece continuate a fare film. Cosa vi spinge a continuare?
M.F. - Proprio perché possiamo permetterci di smettere! Un po' di soldi in più non fanno mai male, e i copioni continuano ad arrivare.
A.A. - E' vero, è solo per i soldi. Non ho mai incontrato nessuno in vita mia che mi abbia detto di avere abbastanza soldi. Me compreso ovviamente.
M.C. - Ho degli standard di vita troppo elevati, non voglio vivere fino a cent'anni perché di sicuro non potrei permettermelo! Per questo continuo a fare film, in vita mia sono stato sia povero che ricco. Ricco è meglio. Adesso che ho dei nipotini poi voglio vederli crescere, due gemelli che hanno sei anni e un altro di sette. Ho smesso di fumare e perso quasi venti chili perché voglio continuare a vivere per vederli diventar uomini. Poi magari crepo stecchito prima, ma almeno ci sto provando. Vorrei vederli a diciassette-diciotto anni, il che significa che io ne avrò novantaquattro. Firmerei ora per quell'età.

Qual è allora la cosa più folle che avete fatto per i soldi?
M.F. - Non ho alcuna intenzione di dirtelo!
A.A. - Non credo di aver fatto mai cose esagerate in vita mia. Da giovane riparavo aspirapolvere per campare, il che probabilmente era più utile di quello che faccio adesso per vivere.
M.C. - Io ho impacchettato burro in una fabbrica. Non a mano, comandavo un macchinario. Appena uscito dall'esercito, dove sono stato dai diciotto ai vent'anni. trovai lavoro in questa fabbrica di burro insieme a un uomo di circa sessantacinque anni, che un giorno mi chiese: "Vuoi fare questo per tutta la vita solo per guadagnare qualche soldo?" Gli risposi che volevo fare l'attore. Lui aveva una figlia che era una cantate semi-professionista, mela presentò e li mi disse di leggere The Stage, un giornale che veniva distribuito nel West End, praticamente la Broadway di Londra. Nell'ultima pagina c'erano gli annunci di lavoro, dove trovai il mio primo lavoro come assistente manager. Poi iniziarono le piccole parti. Rimasi a lavorare nel mio primo teatro per nove anni, poi una sera venne a vedere un nostro spettacolo un regista, Cy Endfield, che mi propose di fare il mio primo film, Zulu. Non ho più fatto teatro da allora.
A.A. - Avevi mai raccontato questa storia prima?
M.C. – L’ho scritta nel mio libro. L’hai letto? Te ne darò una copia.
M.F. - Lo sai che Alan non compra mai niente! E’ un verbo che non conosce.

Siete nostalgici nei confronti del passato?
M.F. - Non molto in verità. Il passato per me è il passato, mi concentro sempre sul domani. La nostalgia non ha mai avuto un ruolo importante nella mia vita.
M.C. - Qualcuno disse che il passato è un altro Paese dove fanno le cose in maniera diversa. Forse Somerset Maugham, non ricordo. Forse era lo stesso che disse che i nipoti riempiono un posto nel tuo cuore che non sapevi fosse vuoto.
A.A. - Sai perché i nipoti vanno così d’accordo con i nonni? Hanno un nemico comune.

Qual è stata la differenza allora tra l'interpretare un nonno nel film e il ruolo che ha nella vita vera?
M.C.- Essere nonno è costoso, nel film invece mi hanno pagato per farlo!
M.F. - Wow! Devo proprio starmene zitto e ascoltarti di più!

Voi siete ormai leggende. Sentite di aver guadagnato rispetto con il passare del tempo?
M.F. - Certamente. Alla nostra età non amiamo più essere diretti, da giovani eravamo molto più attenti e decisi a imparare. Il regista di Insoliti sospetti Zach Braff è stato molto intelligente a lasciarci costruire i nostri personaggi e indicarci poi la strada che voleva seguissimo. Ha fatto un lavoro eccezionale.



Adriano Ercolani
  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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