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Inferno: a Firenze la conferenza stampa del film con Tom Hanks e Ron Howard

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Presenti anche l'autore del libro Dan Brown e gli attori Felicity Jones, Omar Sy e Irrfan Khan.

Inferno: a Firenze la conferenza stampa del film con Tom Hanks e Ron Howard

A meno che non ci si occupi di arte e cultura, o non si sia alle dipendenze del Comune di Firenze, capita molto di rado nella vita di trovarsi all’interno del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio per motivi di lavoro. In questo ampio luogo dove, tra le altre opere, si può ammirare La battaglia di Marciano di Giorgio Vasari che nasconde un enigma della storia, il regista Ron Howard, l'autore del romando Dan Brown e gli attori Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan e Omar Sy hanno presentato la nuova avventura del professor Langdon, dal 13 ottobre nei cinema.

"L'idea di Inferno mi è venuta guardando una semplice statistica" spiega lo scrittore riferendosi al problema della sovrappopolazione del pianeta che un miliardario vorrebbe risolvere spargendo un virus mortale in grado di dimezzare il numero di esseri umani al mondo. "L'adattamento per ridurre il libro alla sceneggiatura (scritta da David Koepp, ndr) è stato molto difficile, ma la storia ha subito modifiche soltanto per necessità narrative", dice Dan Brown aggiungendo che la cosa di cui è più grato della versione cinematografica è che sia in grado di stimolare un dibattito intorno al tema principale.

Firenze è a tutti gli effetti un personaggio di Inferno. E se da Tom Hanks ci si aspetta che dica "è stato un piacere e una gioia lavorare in questa città con queste persone", allo stesso modo non sorprende che Ron Howard la definisca "un posto meraviglioso dove girare per me che sono un filmmaker", perché ricca di "bellezza, mistero e storia". Il capoluogo toscano rifulge nel film e anche a proposito di Dante, il regista racconta di quanto fossero visivamente potenti per lui le immagini dell’Inferno descritte dal Sommo Poeta nella Divina Commedia e del messaggio del testo che da "filosofico diventa culturale e politico". L’attore gli fa eco ammettendo di essere stato sedotto dal concetto di inferno dantesco e del tentativo del film di replicare un'avventura "infernale" per il suo personaggio, il professor Langdon.

Una seconda lettura del film mette in risalto come alcune persone si facciano guidare dall’amore. O lo ritrovino. Riguardo all’amore per il proprio lavoro, l'attore indiano Irrfan Khan racconta che "da giovane volevo fare l’attore per i soldi e per la fama, però ora questo per me non ha più alcun valore". La fama per Khan sembra oggi finta e senza senso e ciò che lo interessa sempre di più "è l'esperienza del costruire una storia e condividerla con il pubblico". Omar Sy ha sempre avuto ruoli leggeri e ringrazia Ron Howard per avergli dato la possibilità di avere un ruolo serio "per il quale ho abbassato il mio tono di voce". Ciò che l’attore francese ama del suo lavoro è la fiducia della collaborazione "e sul set a Firenze è stata una masterclass per me". La fiducia è ugualmente importante per Felicity Jones la quale ha corso molto nel film "ma ne è valsa la pena, è stato bello lanciarsi per questi bellissimi corridoi italiani".

Qualcuno in sala si domanda se lui, Tom Hanks, sia un duro come il suo personaggio. L’attore americano risponde che "con la mia faccia, il mio naso e la mia voce non c'è modo che io possa essere il più duro del gruppo. Posso essere il più furbo, come il professor Langdon, ma solo perché so fingere di esserlo".

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