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Interviste Cinema

Incontro con Brad Anderson

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Masterclass romana dell'Anderson specializzato in cinema di genere.

Incontro con Brad Anderson

Non è Paul Thomas, né Wes.
Ma Brad Anderson, per gli appassionati del cinema di genere, è un nome comunque più che degno d'interesse.
Con film come Session 9, L'uomo senza sonno, Trassiberian e Vanishing on 7th Street si è costruito la reputazione di regista solido e abile, confermata anche dallo Stonehearst Asylum che è stato presentato al Festival di Roma e che guarda dritto dritto agli adattamenti firmati Corman dei racconti di Edgar Allan Poe.
E al Festival di Roma, Anderson Brad è stato protagonista di un incontro con stampa e pubblico nel corso del quale ha parlato del suo cinema, del suo lavoro e di questo suo ultimo film.
Queste le sue principali dichiarazioni:


La genesi di Stonehearts Asylum

Non ho scritto io la sceneggiatura di Stonehearst Asylum, la sceneggiatura ha almeno una quindicina d'anni ma per un motivo o un'altro non è stata mai realizzata. Io l'ho letta un paio d'anni fa e mi sono subito interessato, perché ho sempre sognato di lavorare su qualcosa che avesse a che fare con Edgar Allan Poe, di lavorare sui temi ossessivi e morbosi dello scrittore americano. Il titolo originale del film era Eliza Graves, perché a partire dal racconto di Poe Joe Gangemi ha voluto costruire un'oscura storia d'amore: mi dispiace molto sia stato cambiato, perché quel personaggio è davvero il cuore del film. Mi piaceva la storia d'amore tra due persone danneggiate, e mi piaceva che il personaggio di Ben Kingsley, nella sua maniera folle e deviata, fosse una specie di eroe: il filo sottile che divide la sanità dalla follia è un tema che ho spesso affrontato nei miei film.


La fascinazione per la follia

Mi piace parlare di personaggi che hanno una verità nascosta dentro di loro che è diversa da quella che propongono agli altri. Mi piace parlare dei mostri, ma di quelli che sono nascosti dentro di noi. L'horror che mi è sempre interessato è quello psicologico, quello di registi come Polanski o Hitchcock. E mi piace che lo spettatore compia un percorso, vedendo il film, che è parallelo a quello del protagonista che è destinato a scoprire la verità su sé stesso.


Gli inizi lontani dal genere

I miei primi film sono stati commedie romantiche. Mi ritengo un filmmaker indipendente, i miei primi film sono stati finanziati da amici e parenti, e dalla mia carta di credito. Il primo film l'ho fatto con 20.000 dollari, girando in 16mm e incorporandoci dentro alcuni dei filmini che avevo fatto a casa da solo. Parlavo di cose scioccamente autobiografiche, come quelle di un ragazzo solitario di Boston in cerca d'amore, ma poi è arrivato Session 9 e tutto è cambiato. Non mi piace comunque avere addosso etichette, mi piace dedicarmi a quello che m'interessa in quel particolare momento della mia vita.


Session 9

Girammo in 20 giorni con un milione di dollari di budget, avevo scritto il copione con un amico tenendo a mente la precisa location dove il film è ambientato. Un vero ex ospedale psichiatrico dove dicono sia stata inventata la lobotomia. Quello che mi interessava quando ho girato quel film era recuperare la paura e l'atmosfera di film come Shining in anni in cui l'horror era Scream. Shinig è stato ovviamente una grande ispirazione per me. E mi interessava usare il sound design per creare un senso di disagio, di tensione, di pericolo negli spettatori: avevo scelto un compositore di musica sperimentale che non aveva mai scritto nulla per il cinema perché era quello che stavo cercando. Anche in Stonehearts Asylum ho cercato di esaltare il ruolo del sonoro, che mi pare nel cinema di oggi sia davvero sottovalutato.


L'uomo senza sonno

Lessi il copione e rimasi affascinanto dal mondo bizzarro che vi veniva raccontato, dal personaggio non particolarmente gradevole. Lo mandammo a Christian Bale che s'innamorò dello script e della mia visione della storia, e lui prese molto alla lettera la descrizione che avevo fatto di Trevor come di uno “scheletro umano”: quando si presentò a Barcellona, dove girammo, rimanemmo scioccati da quanto fosse emaciato. Il fatto che sia stato girato a Barcellona, ma che si suppone ambientato in una generica città americana ha aiutato a creare l'atmosfera allucinata e febbricitante del film, facendo saltare molti riferimenti.

 


Transsiberian

L'ho scritto con un amico basandomi su alcune esperienze giovani, avevo davvero preso la Transsiberiana perché avevo studiato russo al college. Tornavo da un viaggio in Asia e sul treno incontrai personaggi piuttosto bizzarri. E ho sempre pensato che il treno, e quel treno in particolare, sarebbe stato un perfetto teatro per un film thriller, tornando a Hitchcock e a tanti altri film che hanno utilizzato quell'ambientazione. Lo abbiamo girato in Lituania, perché in Russia avremmo avuto troppe ingerenze da parte della malavita locale. Ho avuto la fortuna di mettere insieme un grande cast: è stato difficile logisticamente, ma l'ho sempre sentito molto mio, perché era basato sulle mie esperienze e perché l'ho scritto io. Ancora una volta, mi sono ispirato molto a Hitchcock, Polanski, a Kubrick. E come molti altri che ho girato, è un film sulla colpa.


Vanishing on 7th Street

Qui le ispirazioni potrebbero essere Ai confini della realtà, o una storia di Stephen King. L'idea è che il mostro è il buio in sé, e quella di girare un film dove letteralmente lavori solo con il buio e con la luce. Quando il progetto è decollato stavo anche cercando di realizzare un altro film, ma questo è riuscito ad emergere prima.


La tv e il cinema

La televisione e le serie possono darti grandi soddisfazioni, vieni chiamato a girare una puntata, hai 7 giorni di preparazione, 8 di riprese, 3 di montaggio e poi il prodotto è finito. Ho girato puntate di Boardwalk Empire, di Fringe, di The Wire, e ho avuto quindi rapidamente la possibilità di confrontarmi con esigenze creative molto diverse, di mettermi alla prova con cose che normalmente non sarebbero capitate. Ho bisogno di lavorare in continuazione, e quindi mi piace intrecciare la tv con il cinema, anche se quest'ultimo è ancora il mio pregerito. Mi piace lavorare ai pilot, perché in quel caso hai l'opportunità di lavorare in maniera fondativa sul look e sugli aspetti di base della serie. E mi piacerebbe dirigere qualche episodio di Game of Thrones, sarebbe divertente.


The Call

Si tratta di un thriller molto tradizionale, e avevo voglia in quel momento di cimentarmi con un materiale simile e approcciarlo in maniera creativa. E m'interessava che ci fosse una donna come protagonista. Nei miei primi film avevo protagoniste femminili, e questo in un certo senso per me è stato un ritorno alle origini. Non faccio distinzioni, prima di lavorare ad un film, tra cinema commerciale o cinema autoriale, lascio che siano gli altri dopo a mettere eventualmente le etichette: il suo successo commerciale mi è stato sicuramente utile in termini lavorativi, anche se creativamente mi ha dato indubbiamente meno soddisfazioni di altre.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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