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Incontro con Bernardo Bertolucci, ladro di cinema e inguaribile voyeur

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Accolto da una standing ovation, il regista ha parlato di Marlon Brando, Godard e Bresson.

Incontro con Bernardo Bertolucci, ladro di cinema e inguaribile voyeur

Il terzo Incontro Ravvicinato della Festa del Cinema di Roma è dedicato a Bernardo Bertolucci, primo artista italiano dopo Tom Hanks e Oliver Stone. Il regista di capolavori come Il conformista, Novecento e Ultimo tango a Parigi è stato accolto da applausi scroscianti e da una lunga standing ovation, poi ha ripercorso la sua carriera.

Il biglietto di Jean-Luc Godard - Gli anni ‘60 erano un momento favoloso, io avevo un amore aggressivo per Godard, avrei picchiato chi non amava i suoi film. Ricordo che dovevamo incontrarci dopo la presentazione de Il conformista, non vedevo l’ora di conoscere la sua opinione a riguardo. Lo vidi, aveva la sigaretta che gli pendeva dalla bocca. Non mi parlò, si limitò a darmi un biglietto. Lo esaminai e mi accorsi che si trattava di una fotografia di Mao. Dietro, con il pennarello rosso, Jean-Luc aveva scritto: "Bisogna lottare contro l’egoismo e l’individualismo". Rimasi malissimo. Stracciai il biglietto, lo calpestai e lo lasciai lì.

Il finale de Il conformista - Nel libro di Moravia il finale era per me inaccettabile, perché il conformista, insieme con la moglie e i bambini, scappa da Roma dopo l’8 settembre del ‘43 e viene ucciso da un caccia degli alleali. A me sembrava che una cosa che arrivava dall’alto fosse tropo simbolica, così ho finito con Trintignant che improvvisamente capisce la sua storia. Era un personaggio complesso, uno che, che sentendosi diverso da tutti gli altri, decide di essere come tutti gli altri. Siamo alla fine degli anni 30, c’è il fascismo e quindi lui diventa una spia dei fascisti. Questo finale in cui i protagonisti venivano punti dagli Dei era una punizione, per me la punizione migliore era l’autoconsapevolezza di Trintignant.

Il voyeurismo - Mi è sempre interessato il voyeurismo perché chi ama usare la macchina da presa è un voyeur. Quando negli anni ‘60 mi mettevo con l’occhio sul buco della macchina da presa, siccome avevo iniziato con l’analisi freudiana, mi veniva in mente il buco della serratura dei genitori. Freud parla di Scena Primaria: tutti i bambini hanno visto o immaginato i genitori fare l’amore. Ecco, è un sistema di pensiero il voyeurismo. Nella vita sono meno voyeur, ma al cinema divento senza freni.

Robert Bresson e gli animali - Nel ‘64 o ‘65 qualcuno mi invitò a una cena per Bresson che era a Roma per girare il primo episodio de La Bibbia. Il produttore era Dino De Laurentiis, e ricordo che giorno trovò degli animali. Così chiamò Bresson e disse: "Che bello, riuscirò a far fare un film spettacolare a Bresson". Bresson gli rispose: "Begli animali, ma non si vedranno che le loro orme sulla sabbia nel film. L’indomani Dino gli fece trovare il biglietto per rientrare a Parigi. Lo conobbi quella sera.

Ultimo tango a Parigi - Un mio amico che era un piccolo distributore New York nel ‘70 mi disse: "Ti voglio produrre un film, dammi una storia". Scrissi una paginetta su un uomo e donna che si incontravano in un appartamento vuoto solo per fare l’amore. Da questa idea nacque Ultimo Tango. Prima di incontrare Brando, avevo pensato a Delon o Belmondo. Belmondo quasi mi cacciò dal suo ufficio. Mi disse: "E’ un film osceno”. Delon mi voleva imporre il suo produttore, quindi non se ne fece nulla.

Marlon Brando - Ero all’Hotel Raphael di Parigi, Brando era stanco per il viaggio. Rammento che gli raccontai, parlando un pessimo inglese, la storia del film. Poi gli dissi: "Ma come? Ti sto raccontando il film, perché non mi guardi negli occhi?". E lui: "Perché aspetto che tu la smetta di muovere il piede". Ricordo anche che prima di girare andai con lo scenografo, il costumista, Vittorio Storaro e Brando a vedere una mostra di Francis Bacon. Desideravo che tutti capissero che i primi pian del film dovevano essere come i ritratti esposti. Dissi a Marlon: "Vorrei che il tuo viso avesse questa forza e immediatezza".

Ladri di cinema - Se qualcuno viene e mi dice: "Guarda che questa tua sequenza mi ha ricordato questo o quel regista", gli rispondo: "Sì, è così". Tutti i registi che ho amato sono stati dei ladri di cinema. Chi è che non ha scopiazzato? L’importante è non farsi scoprire.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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