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Incontro con attrici e regista del film Il riccio

E’ stata presentata alla stampa italiana l’attesa a versione cinematografica del best-seller internazionale L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. Noi abbiamo incontrato il cast e la regista di un film tutto al femminile.

Incontro con attrici e regista del film Il riccio

Incontro con attrici e regista del film Il riccio

Il primo cambiamento è nel titolo: per motivi non chiari, il film “liberamente tratto” da un romanzo che, uscito nel 2007, ha venduto milioni di copie nel mondo (un milione pare in Italia, e 600.000 in Francia) esce nei cinema col titolo Il riccio. Ma non è l’unica variazione che la regista esordiente Mona Achache è stata costretta a fare per portare sullo schermo un libro tanto pieno di dettagli e raffinato nella scrittura da essere, a dire la verità, poco cinematografico. Con raro sprezzo del pericolo, la Achache ha scelto questo testo di difficile resa per il suo debutto. Ci è riuscita? Lo giudicherà il pubblico dei lettori e dei non lettori del libro. Di sicuro è stata felice la scelta del cast femminile, che ha accompagnato la Achache nella trasferta romana di presentazione del film (distribuito dalla Eagle Pictures, che l’ha anche coprodotto, uscirà da noi in 200 copie il 5 gennaio 2010).

La portinaia che nasconde un’anima colta e delicata sotto l’apparenza ispida del riccio, Madame Michel, ha il volto di Josiane Balasko, attrice, regista e sceneggiatrice, vera e propria star in Francia. Schietta, dalla risata contagiosa, un po’ mascolina e molto simpatica, la Balasko si cala con impressionante aderenza nel ruolo. La parte di Paloma, la ragazzina geniale di famiglia ricca, che vive in un palazzo per ricchi e conta di suicidarsi il giorno del suo dodicesimo compleanno, come scrive nel diario (sostituito da una vecchia videocamera nel film), è andata alla bravissima Garance Le Guillermic, bionda e spigliata e soprattutto – al contrario di molte sue colleghe americane – vera.

Mona Achache, che ha solo 28 anni, ci racconta di aver girato solo due cortometraggi e un documentario prima di questo film: il motivo è stata la nascita dei suoi due figli che hanno ovviamente avuto la precedenza sul cinema. Cosa l’ha affascinata nella storia? “Quando ho letto il libro, e ne ho ottenuto i diritti – è stata proprio Muriel Barbery a scegliere la mia proposta tra quelle ricevute, prima di trasferirsi in Giappone - non era ancora il fenomeno letterario che è diventato. Mi ha colpito l’idea di questa donna che ha un doppio volto, un mistero di cui si circonda, e si rende invisibile per nascondere la sua sete di conoscenza. Mi piaceva molto questo suo lato raffinato e sofisticato nella scelta delle letture, e il contrasto col suo aspetto ispido. E ovviamente il rapporto che si sviluppa con Paloma, che lei aiuta a riavvicinarsi alla vita”.

Uno dei temi che echeggiano nella storia è quello dell’incapacità delle persone di guardare oltre l’apparenza e vedere l’interiorità delle persone. Josiane Balasko ha fatto di questo il tema portante della sua carriera: “E’ vero. Molte donne sono invisibili come Madame Michel, credo la maggioranza. Non siamo tutte Monica Bellucci. In Francia ho iniziato a scrivere di questi personaggi,che non esistevano nel cinema francese, o avevano solo ruoli di contorno, e ho avuto anche successo grazie a essi. Nel mio film da regista Peccato che sia femmina c’era per la prima volta un personaggio di lesbica simpatica, positivo, felice e contento, e molte ragazze mi hanno detto che dopo averlo visto sono riuscite a parlare con la famiglia di questa cosa. Nel mio successivo film, Cliente, parlo di un’altra categoria femminile che non si vede mai, quella delle donne che pagano dei gigolo per fare l’amore, un tema che vediamo sempre trattato al maschile”.

Il tema dell’apparenza ha molto colpito la regista: “Oggi viviamo in una società totalmente condizionata dall’apparenza, in cui siamo estremamente giudicati per il nostro aspetto fisico, per il peso, l’età e la condizione sociale. Ho trovato magico poter raccontare una storia d’amore e d’amicizia la cui protagonista principale è una portiera di 60 anni con un aspetto fisico ingrato e che all’improvviso si rivela allo sguardo dell’altro, e la sua femminilità e la sua sensualità si risvegliano. Mi è piaciuto parlare di questa donna che è bella dentro e che d’un tratto viene guardata dall’altro. Ma è vero che nella società ci si ferma troppo spesso all’aspetto fisico”.

Josiane Balasko ci ha detto cosa l’ha colpita a una prima lettura “Non ho letto il libro e ho scoperto la storia leggendo la sceneggiatura. La storia comincia con la volontò di morire da parte di Paloma, e questo è sorprendente, questa ragazzina così giovane con questa volontà di morire, e ti fa venir voglia che ne esca, ti dici ‘ma non è possibile, bisogna che ne venga fuori!’”.

Le attrici confessano di non avere fatto prove ma di essersi limitate a imparare la parte (“come ogni bravo attore deve fare”, scherza la Balasko), e Garance racconta di non avere avuto difficoltà col complesso vocabolario usato dalla sua coetanea, ma che le scene che le hanno creato qualche problema sono due: quella in cui doveva piangere, e quella in cui doveva mangiare del cioccolato fondente, che non le piace, facendo finta di apprezzarne il sapore (“era dell’ottimo cioccolato fondente, io me ne sono abbuffata – dice la Balasko – ma come tutti i ragazzi lei ama quello al latte”). A vederle scherzare e ridere insieme, la fintamente burbara veterana e la candida novellina, sembra proprio di rivederle sullo schermo: piaccia o non piaccia un film, l’alchimia tra i suoi protagonisti, a volte, è proprio questione di magia.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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