Interviste Cinema

Il talento magico di una bambina che non voleva cantare: incontro con Costanza Quatriglio, regista del film tv Rai su Nada

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La formazione di una giovanissima bambina, poi ragazza, prima di diventare una cantante celebre. È la storia di Nada, raccontata da Costanza Quatriglio nel film tv per la Rai La bambina che non voleva cantare. Incontro con la regista e il cast.

Il talento magico di una bambina che non voleva cantare: incontro con Costanza Quatriglio, regista del film tv Rai su Nada

Prima di diventare una cantante celebre in Italia e in mezza Europa, Nada è stata una ragazza semplice della provincia toscana, piena di talento, quasi suo malgrado. La storia della sua formazione, fino ad arrivare alla prima grande esibizione sul palco del Festival di Sanremo nel 1969, viene racconta da Costanza Quatriglio nel film targato Picomedia e Rai Fiction, La bambina che non voleva cantare, in onda il 10 marzo in prima serata su Rai Uno, proprio la settimana dopo l’irruzione sul piccolo schermo del festival della canzone italiana.

La genesi di questa storia, della sua storia, la racconta direttamente Nada, che ha voluto mandare un video messaggio alla conferenza stampa in digitale, non potendo partecipare direttamente. ”Sono la bambina che non voleva cantare, pensate se avessi voluto. Qualche anno fa ho scritto un libro, il mio primo romanzo, Il mio cuore umano, che parla della mia infanzia, del mondo in cui sono cresciuta e grazie al quale sono diventata quello che sono. Ho lasciato mio paese contro la mia volontà e non ho avuto modo di ritornarci, perché intorno a me era successo di tutto, ma crescendo ho sentito sempre più il legame con le persone con cui sono cresciuta e ho sentito il bisogno di fargli arrivare i miei sentimenti. Mi è piaciuto molto il film, hanno fatto un lavoro molto importante sulla delicatezza, la sensibilità ma anche la forza che c’era in questa bambina, ma anche delle persone che erano intorno a lei.”

Una passione, quella della regista Costanza Quatriglio, che l’ha portata a occuparsi più di una volta della figura di questa cantante dal successo improvviso e la personalità molto speciale, come ha raccontato lei stessa. “È un amore sbocciato leggendo il libro, dopo aver conosciuto Nada. Sono andata alla presentazione, c’era anche Monicelli e abbiamo scherzato sul realismo magico toscano. Mi sono innamorato del clima che aveva raccontato nel libro e ho trovato una mia chiave, questa voce della bambina che diventa quasi terapeutica per la madre malata di depressione. Ho realizzato un documentario, passato per Locarno, in cui Nada mette a nudo il suo percorso e le sue fragilità, come il rapporto con la madre pieno di amore e contrasti. Lei non voleva allontanarsi dal paese, né cantare, nonostante le pressioni della madre. Poi si sono allineati i pianeti e grazie ai produttori, in 24 ore Picomedia e Rai Fiction hanno deciso di fare questo film.”

Una lunga preparazione per una vicenda che ha al centro il talento di questa bambina poi ragazza, ma non solo. “Ho custodito questa storia per tanto tempo, come il desiderio raccontare questi personaggi”, ha aggiunto la Quatriglio, “anche quelli di contorno, come il maestro romantico (Paolo Calabresi), e il suo immaginario centrato sulla donna romantica che attinge alla tradizione della canzone italiana di quegli anni, o suor Margherita (Paola Minaccioni), maldestra ma piena d’amore, e raccontare questo talento controvoglia in cui ogni adulto vede qualcosa, La suora vede Dio, la mamma si riempie di gioia quando sente la sua bambina cantare. Ho cercato di restituire un sentimento di sincerità, fra male di vivere e gioia del canto, oltre all’equivoco di una bambina che pensa di poter guarire la madre e impara a fare i conti con il proprio talento per amore della madre. Poi ci sono le paure dell’infanzia più profonde, come quella della morte della propria madre, una storia autobiografia che supera la specificità di Nada per toccare corde universali, che appartengono a tutti. Nodi perennemente da sciogliere.”

La Nada adolescente è interpretato con notevole talento istintivo da Tecla Insolia, cantante che ha già partecipato a Sanremo giovani e recitato in alcuni piccoli ruoli. Questa volta si è prestata davvero con sorprendente naturalezza in un ruolo non facile. “È un percorso complesso, quello di un’adolescente cresciuta negli anni 60. Sembra triste nella vita quotidiana, ma cantando diventa felice, e pensa che il suo canto sia la cura per la malattia della madre. Ha un rapporto con la musica molto complesso, non capisce se è quello che le piace fare o se lo fa solo per sua mamma, ma si rende conto come sia un modo per esprimere la rabbia e i sentimenti che prova.”

Nei panni della madre, depressa e dai continui sbalzi d’umore, Carolina Crescentini. “Viviana è una donna e mamma molto complessa. Le serve tutto il percorso per capire come proteggere sua figlia, scende e sale emozionalmente in continuazione. Vede il talento di Nada come un passaporto per la libertà della figlia, per permetterle di vivere una vita differente dalla sua, già scritta dalla famiglia. Attraverso la musica potrà viaggiare e scegliere, non è per lei un riscatto personale, egoistico, la loro è una dipendenza reciproca, sono simbiotiche: è madre ma anche sorella gemella. Alla base c’è un amore enorme, sempre, anche quando è in balìa di farmaci, è una donna che ama profondamente la sua bambina.”

La bambina che non voleva cantare cura con grande attenzione anche i ruoli di contorno, come dimostrano il maestro e la suora, due deliziosi comprimari che arricchiscono il sottofondo emotivo della storia.”Mi sono innamorato di questo progetto da quando ho letto la sceneggiatura e visto il documentario”, ha detto Paolo Calabresi, “ho trovato straordinaria l'assenza di celebrazione della grande cantante e il concentrarsi su quanto di. interiore e non esteriore ci fosse. Un percorso difficile come ogni crescita, niente dei patinato o televisivo, nel senso deteriore del temine. È una crescita per tutti, anche per il maestro Leonildo, un disadattato come tanti personaggi che mi vengono affidati ormai, non vive il suo tempo ma viene da un’epoca diversa, ma anche lui cresce insieme a lei”.

C’è poi suor Margherita, che scopre il talento della piccina. “Anche io mi sono presto innamorata del progetto e avevo il desiderio di lavorare con Costanza", dice Paola Minaccioni, "amo il suo lavoro così sensibile. In questo realismo magico mi sono lanciata come suora ben più grande di età rispetto a me, che ha un ruolo attivo a livello famigliare, come accadeva alle suore negli anni 60, che erano quasi assistenti sociali. Suor Margherita è molto concreta, ma per caso trova il divino nella voce di questa bambina. Ha il compito di portare la salvezza nella famiglia, come la musica e l’emancipazione della mamma. Un personaggio concreto e contemporaneamente magico. Sono stata lieta di partecipare, dall’alto dei miei 70 anni.”

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