Interviste Cinema

Il Regno: ritorno al Medioevo per Fresi e Tortora, che presentano una commedia favolistica all'italiana

Nell'opera prima di Francesco Fanuele Il Regno, Stefano Fresi è un autista di autobus che diventa Re e Max Tortora il ciambellano di corte.

Il Regno: ritorno al Medioevo per Fresi e Tortora, che presentano una commedia favolistica all'italiana

Un autista solitario di autobus cacciato dal casale di campagna di famiglia quand'era ancora ragazzo torna fra le fresche frasche per il funerale del padre e scopre di aver ereditato un regno simil-medievale, con tanto di vassalli, ius primae noctis, baratto e fagiani farciti serviti a colazione, pranzo e cena. L'autista allora diventa re, Re Giacomo per la precisione, e Re Giacomo ha il volto di Stefano Fresi. L'attore aveva già indossato il mantello e la corona di questo goffo sovrano per Francesco Fanuele, che aveva narrato la storia alla base de Il Regno nel corto con cui si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia. E’ lui stesso a raccontarlo durante una delle prime conferenze stampa non su Zoom ma dal vivo post lockdown da Coronavirus. Siamo alla Casa del Cinema di Roma e accanto al regista e a Fresi siedono il produttore Domenico Procacci, le attrici Silvia D'Amico e Fotini Peluso e il co-protagonista del film Max Tortora, che interpreta l'avvocato Sanna nonché il ciambellano di corte.
"Già al Centro Sperimentale” - spiega dunque Fanuele - "i professori mi dicevano che il corto aveva una durata eccessiva, 27 minuti. Così ho contattato lo sceneggiatore Stefano Di Santi e gli ho detto: ce la facciamo a fare il film? Abbiamo portato il corto e qualche riga di soggetto alla Fandango e Domenico si è innamorato perdutamente della follia di una storia così particolare, una storia piena di promesse che spero di aver mantenuto".

"La formula del corto che diventa lungo" - interviene Procacci, impugnando un microfono appena sanificato - "non è nuovissima. Il primo film di Muccino, Ecco fatto, partiva da un corto, così come Il caricatore di Eugenio Cappuccio. E’ una cosa che funziona bene perché il corto ti dà già un'idea di quello che si può sviluppare e ti fa capire come può lavorare un regista. Per un produttore è un bell'aiuto per comprendere se imbarcarsi o meno in un’impresa. C'era già un attore protagonista, nel nostro caso, ed era difficile pensare a qualcun altro, ma per fortuna Stefano è rimasto volentieri al centro del progetto. Lavorare con registi esordienti è una cosa che abbiamo fatto sempre e credo sia importante continuare a farlo. L'idea era molto originale. Nel nostro settore si va molto per momenti e per filoni, e quindi capita spesso di leggere storie che si assomigliano, questa non assomigliava a nessun’altra".

Nasce dunque da una riflessione sulla solitudine che attanaglia la nostra contemporaneità Il Regno, ma anche dalla nostalgia. "Quando mi sono messo a scrivere" - dice Fanuele - "volevo tornare in un tempo in cui i rapporti erano più veri e le giornate scandite da eventi molto più naturali”, mentre Fresi ammette: "Il mio paradiso ideale sarebbe rivisitare tutto il passato. Vengo da una famiglia di origini sarde. Nella casa di campagna di mia nonna, quand'ero bambino, non c'era la corrente elettrica, e l'acqua calda è arrivata due anni fa. Mi manca la solitudine della mia infanzia in quel posto. Mentre tutti dormivano, io assaporavo quel mondo irrinunciabile, e oggi preferirei vivere un contesto senza le comodità che abbiamo oggi, ma in cui si possa avere uno sguardo puro sulle cose e comunicare senza bisogno di uno schermo".

Anche Max Tortora è un tipo nostalgico e fra le cose squisitamente contemporanee a cui rinuncerebbe oggi c'è senz'altro la tecnologia: "Grazie alla non tecnologia da giovane ho sofferto meno per amore. Quando chiamavo una ragazza e qualcuno rispondeva: non è ancora rientrata, ci dovevo credere per forza, ora o mi risponde lei o non mi risponde. Io vivevo bene negli anni ’70, nessuno si preoccupava se rientravo un'ora dopo. Nel film si ha una percezione del tempo più lenta, in quegli anni non c'erano scadenze giornaliere e fiscali, era bellissimo".

Nel cast de Il Regno c'è qualcuno che è troppo giovane per capire come fosse davvero il mondo senza tecnologia: è Fotini Peluso, attrice metà greca e metà italiana che è nata nel '99: "Per me un mondo senza tecnologia non è mai esistito, ma da piccola ho passato estati che non finivano mai insieme a mia sorella. Trascorrevamo ore sole io e lei su spiagge deserte e isolate. Quello che oggi manca molto alle persone e soprattutto ai bambini è la noia. La noia per me è creativa, fa bene annoiarsi. Non c'è un’epoca particolare nella quale vorrei andare, forse mi basterebbe ritornare proprio sulle spiagge della mia infanzia".

L’altra presenza femminile del cast, Silvia D'Amico, parla invece del perché non poteva assolutamente rifiutare un film come Il Regno: "La prima cosa che mi ha esaltato è il nome del mio personaggio, Ofelia. Non sarà Shakespeare, mi sono detta, ma quando ti ricapita di imbatterti in una Ofelia? E poi mi è piaciuta l'unicità con cui Francesco ha trattato la storia d'amore fra me e Stefano. Non mi era mai capitato di viverne una simile al cinema, così pura. Infine, c'era Stefano nel cast, come resistere?”.

"Stefano è stato anche per me una delle ragioni che mi hanno spinto a dire sì a Fanuele" - spiega Max Tortora. "Ci conosciamo da tempo. Lui aveva scritto le musiche del mio primo spettacolo teatrale, è stato bello lavorare di nuovo insieme e portare le nostre cose nel film. E comunque io ho la presunzione di sapere subito se una cosa è buona o non lo è quando leggo, perché io leggo e so se alcune corde suoneranno o no, qui suonavano tutte, ogni personaggio era scavatissimo e aveva un suo cuore, una sua anima, e io non potevo certo rinunciare a un personaggio con una biforcazione, un uomo indeciso se restare nel regno o vivere nel mondo esterno".

Prima che l'incontro stampa live si concluda, qualcuno domanda a Stefano Fresi se, avendo interpretato un re, si sia fatto un'opinione sul presidente del consiglio Giuseppe Conte che si è trovato al comando del nostro paese in un momento così difficile. "Ho provato una profonda tenerezza per lui" - risponde l'attore. "Forse solo nel 600 con la peste qualcuno ha vissuto la sua stessa situazione, ma non c'era la tv. Quello che posso dire è che io avrei dato a tutti i sudditi i 600 fiorini. Ho provato empatia nei confronti di Conte perché bisogna capire non esistono manuali che spiegano come comportarsi di fronte a un'epidemia. Io ho dedicato un sonetto al Presidente del Consiglio. Ci siamo pure noi, gli ho detto, alludendo ai lavoratori dello spettacolo. Dietro un film ci sono cento famiglie che vivono e non tutti hanno il salario di un attore o di uno sceneggiatore e possono permettersi di fermarsi per due o tre mesi. Scagliarsi contro il governo per le scelte fatte è sbagliato. Bisogna pungolarlo, però. Detto ciò, credo che la maggioranza del paese si sia comportata bene".

Il Regno uscirà on demand venerdì 26 giugno su ITUNEs, Google Play, Chily, Sky prima fila, Rakuten, CGHV, Huawei, Infinity, TIMVISION e #iorestoinSALA.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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