Interviste Cinema

Il ragazzo invisibile: Gabriele Salvatores racconta il suo nuovo film a Lucca Comics

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Le prime scene del film e il progetto crossmediale raccontato dal regista

Il ragazzo invisibile: Gabriele Salvatores racconta il suo nuovo film a Lucca Comics

In anteprima per l'entusiasta pubblico di Lucca Comics & Games, nella città che per motivi sentimentali un po' gli appartiene, Gabriele Salvatores presenta non solo le prime scene del suo nuovo film di fantascienza, Il ragazzo invisibile, che arriverà nelle sale italiane il 18 dicembre ed è al momento in post-produzione, ma anche la genesi di un affascinante progetto crossmediale che coinvolge cinema, fumetto, musica e letteratura, in una formula inedita per il nostro paese, ma consueta oltreoceano.
E' allegro e ottimista il regista mentre racconta lo sviluppo di questo progetto nato da un'idea del produttore Nicola Giuliano, sviluppato con tre sceneggiatori (Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardi) esperti anche di serie tv (In Treatment), prodotto dalla Indigo Film di Giuliano e Francesca Cima e dalla RAI. Le prime immagini, possiamo testimoniare, fanno davvero ben sperare e il livello delle musiche, che ascoltiamo anche dal vivo, è molto alto. Il giorno prima, Lucca Comics & Games ha presentato il primo di 3 albi (con tre diverse copertine speciali) che rappresentano un prequel e un approfondimento del mondo inventato dal film, con le matite di disegnatori come... Ecco come Gabriele Salvatores ha raccontato il suo rapporto col fumetto, la musica, e molto altro.

L'amore per i fumetti

Dipende tutto dall'età, io sono cresciuto con Flash Gordon, che adesso magari non ricorda più nessuno, con Corto Maltese del grandissimo Hugo Pratt, un maestro, a cui rubo ancora delle cose, e poi Bilal, Moebius, le storie di Metal Hurlant. Il fumetto o la graphic novel sono strettamente legati al cinema. I nostri protagonisti nel film si chiamano gli Speciali. Senza rivelarvi troppo, anche loro, nella tradizione classica dei film di supereroi, hanno una mutazione genetica causata dall'esterno. Non è niente di nuovo ma abbiamo scelto per il protagonista il potere dell'invisibilità: non vola, non spacca i muri, può solo scomparire. Abbiamo provinato più di 500 ragazzi, Ludovico Girardello ha fatto un po' di teatro ma questo è il suo primo film.

Innovazione vs tradizione

Con questo film abbiamo messo il dito in una piaga del cinema italiano: perché non si fanno film fantasy e film per ragazzi? Non c'è questa tradizione e bisognava provarci. In Italia siamo cresciuti col concetto di realismo, i nostri due maggiori romanzieri sono Verga e Manzoni, questo ha molto influenzato la nostra cultura, ma i nostri tre sceneggiatori sono cresciuti con altri immaginari e quindi non si può stare fermi, ma bisogna aprire nuove porte.
Il nostro film appartiene a quello che ormai è un genere come il giallo o il western, quello dei supereroi. L'Odissea per me è il primo romanzo fantasy della storia, nella mitologia ci sono un sacco di supereroi, gli americani sono bravi a prendere le cose e a renderle molto fruibili. Nel nostro caso abbiamo provato a raccontare una storia di supereroi però da italiani, dove l'invisibilità è quasi un potere dell'anima. Credo che tutti abbiamo desiderato o avuto paura di essere invisibili a un certo punto della nostra vita. E' l'altro lato del potere.

La musica

Purtroppo l'incipiente caduta dei capelli mi ha precluso una carriera da rockstar, la musica è una delle cose senza le quali per me sarebbe difficile vivere. Ed è importantissima nel film. L'abbiamo registrata a Budapest con l'Orchestra nazionale ungherese e a Londra con la London Symphony Orchestra, ad Abbey Road: ho messo le mani sul piano di “Let It Be” è per me è stato come aver vinto un secondo Oscar! C'è molta musica, anche band americane indipendenti e inoltre tre canzoni di tre ragazzi che hanno vinto il nostro concorso musicale: dovevano avere meno di 25 anni e non avere un'etichetta. Su 450 abbiamo scelto le 3 che sono nel film.

Supereroi e superpoteri

La grande invenzione della Marvel è stata quella di portare i supereroi in una dimensione più umana.
Al discorso dell'invisibilità abbiamo pensato tutti: una delle prime cose che avrei fatto sarebbe stata infilarmi nel bagno delle ragazze, si hanno molte possibilità da invisibile e in genere si comincia da quelle più stupide, prima di capire che si può farne un uso più maturo. Una delle cose che mi hanno sempre colpito dei supereroi è quella di poter avere accesso ad un'altra dimensione. Sono convinto che ci sia molto più di quello che vediamo, mi basterebbe poter vedere cosa c'è dietro la vita che stiamo vivendo.

Il look del film

L'aspetto visivo in questo film è molto importante, per me il cinema è visione, immagine. Il mio primo montatore, Nino Baragli, che era stato il montatore di Sergio Leone e Pasolini, mi diceva di vedere una scena senza audio per capire se funzionava.
Il montaggio più difficile è quello dove non vedi il taglio. Abbiamo cercato di usare effetti speciali particolari, è più facile costruire un'astronave in 3D che esplode, dal momento che non l'abbiamo mai vista, piuttosto che una penna che scrive da sola, che è un oggetto che vediamo tutti i giorni. Abbiamo usato ogni tipo di effetto speciale nel film, da quello meccanico coi fili di nylon alla Meliès per spostare una sedia, fino a quelli interamente ricreati al computer, come ad esempio la bici che cammina da sola nella scena che avete visto. E' un lavoraccio, a Roma i computer sono ancora al lavoro sugli ultimi effetti. Gli americani sono in tanti a lavorare su queste cose, se vedete i titoli de I guardiani della Galassia c'è un elenco lunghissimo, impressionante. Le immagini che si spostano dal set alla post-produzione sono sempre di più. Spero che non arriveremo a sostituire gli attori ma non credo, perché qualsiasi effetto speciale se non ha un cuore rimane solo un involucro.

Il progetto crossmediale

Un tempo si diceva “un pozzo di sapere”, la conoscenza aveva un'accezione verticale. Oggi il sapere, a differenza di qualche anno fa, diventa molto orizzontale con la rete, coi suoi link, le sue possibilità di approfondimento. Abbiamo creato una meravigliosa graphic novel con alcuni dei disegnatori italiani che lavorano anche per la Marvel
. Giuseppe Camuncoli, Werther Dell'Edera e Alessandro Vitti. C'è un romanzo tratto dal film, che sarà pubblicato da Salani a fine novembre e che ne espande ulteriormente l'universo e poi c'è il cd. Ognuna di queste cose potrebbe essere fruita singolarmente, in teoria uno legge la graphic novel e poi può vedere il film o no (ma se non lo vedete mi incazzo).

Estendere le storie

Il successo delle serie tv conferma che i 100 minuti di un film non sono più sufficienti. Alla Panini ci hanno detto: raccontiamo un prequel, non facciamo solo una novelization, ci sono le potenzialità di una saga. Sono tre storie che Diego Cajelli ha poi mixato in modo esemplare. Stiamo pensando al sequel e questo ci ha aiutato, è stato un privilegio unico, un piacere ludico.
E' faticoso oggi per un regista, perché devi tenerti sempre al passo, quando dici che ti fermi sei morto, il cinema ti chiede di stare attaccato a quello che succede, di stare per la strada, gli sceneggiatori hanno una formazione che unisce la tradizione del cinema italiano classico con un'apertura più ampia che si basa anche sulla struttura del racconto, che viene molto dalla frequentazione delle serie televisive.

L'ambientazione

Abbiamo girato tutto il film a Trieste, che è una città unica, una specie di Vienna sul mare, abituata agli stranieri, surreale, difficilmente identificabile e la base degli Speciali l'abbiamo ambientata nell'Ursus, questa strana chiatta con una torre che loro chiamano la Tour Eiffel di Trieste.
C'era la bora che soffiava a 150 km all'ora e una volta Ludovico nelle scene in bicicletta doveva andare lungo il molo e fermarsi prima del mare ma col vento a favore non riusciva a frenare, tutta la troupe si è messa davanti per fermarlo. Non lo dimenticherò mai! Comunque, se mai faremo il sequel di questo film, sappiate che nel finale si parla di Marocco, la prossima volta voglio stare al caldo.






  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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