Interviste Cinema

Il ragazzo invisibile: Gabriele Salvatores presenta il suo nuovo film

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Un esperimento insolito e coraggioso che cerca la via italiana al cinecomic e al cinema per ragazzi.

Il ragazzo invisibile: Gabriele Salvatores presenta il suo nuovo film

Esce il 18 dicembre Il ragazzo invisibile, il nuovo film di Gabriele Salvatores.
Che, per l'ennesima volta nella sua carriera, sterza nuovamente e imbocca un sentiero non solo nuovo per lui ma insolito tout court per il cinema italiano.
Il film, infatti, strizza l'occhio tanto ad Heroes quanto al cinema d'avventura per ragazzi di primi anni Ottanta, risultando sospeso tra cinecomic e proseguimento "ideale" di Amori elementari.

Della genesi di un progetto che appunto mira tanto a introdurre supereroi in chiave italiana quando a rivitalizzare il cinema per ragazzi italiano, ha parlato il produttore Nicola Giuliano, spiegando che l'operazione "è nata da frequentazioni cinematografiche pomeridiane con bambini, con i miei figli che mi chiedevano "perchè non fai mai un film per noi?", dalle loro reazioni selettive ai trailer. E allora ho pensato di esplorare quel versante di pubblico, e successivamente ho cercato di capire che tipo di film avrebbero amato i ragazzi italiani di oggi. Guardandomi intorno, e considerando che sono cresciuto coi fumetti, ho subito capito che i supereroi erano la risposta alle mie domande, ma che era importante trovare la chiave per un'immedesimazione italiana in una storia di questo genere: tanto che anche per gli effetti speciali ci siamo rivolti a una società italiana. Un processo lungo e faticoso, quello di sviluppo di questo: e per questo abbiamo strutturato una campagna molto lunga di presetazione del film, e abbiamo pensato allo sviluppo parallelo di una graphic novel pubblicata da Panini e di un romanzo che uscirà per Salani. Per noi è una grande scommessa, e vedremo come sarà accolto. A un sequel, comunque, stiamo già pensando," chiude Giuliano, raccordandosi anche a chi notava come il finale de Il ragazzo invisibile fosse aperto a possibili seguiti.

"Il cinema ha due anime, quella realistica dei Lumiere e quella fantastica di Melies. Io ho sempre oscillato tra le due e quando le posso unire, come in questo caso, son felicissimo," ha spiegato un entusiasta Gabriele Salvatores. "Come diceva Derrida, il cinema è rievocare fantasmi, e quando lo si riesce a fare per me è sempre una grande soddisfazione."

E del suo eclettismo, che l'ha condutto fino a questo insolito film, il regista milanese imputa responsabile un particolarissimo e prestigioso superpotere: "L'Oscar vinto per Mediterraneo è una sorta di superpotere che mi è calato dall'alto e che stupidamente ho vissuto con un po' di senso di colpa," ha spiegato. "E cosa ha generato? Anche grandi responsabilità, per dirla con Spider-Man, perché devi restituire qualcosa di fronte a una botta di culo di quel genere. Allora, dopo il premio ho cominciato a chiedere di fare cose che agli altri non venivano permesse di fare: e così nacque Nirvana, ad esempio. Cerco di mantenermi giovane nel lavoro, di non ripetermi anche a costo di arrancare per tentare di affrontare il cinema di supereroi."
Supereroi che, da un punto di vista anagrafico e generazionale, sono decisamente più vicini ai tre sceneggiatori del film, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo, e Alessandro Fabbri.

E se Sardo conferma che "volenti o nolenti per noi l'immaginario supereroistico fa parte della nostra formazione," per Rampoldi la grande sfida del film è stata "attingere a piene mani ai ricordi della nostra infanzia, ai grandi film d'avventura di quando eravamo piccoli e cercare di declinare tutto questo in chiave europea e italiana, raccontando con grande verità e realismo il senso di spaesamento dell'inizio dell'adolescenza."
"Abbiamo cercato di dare una risposta coerente alla domanda "cosa vuol dire l'invisibilità?", applicandola a un'età (l'inizio dell'adolescenza) dove ci si sente invisibili agli altri, agli amori, ai genitori, ma al tempo stesso si agogna," ha chiosato Fabbri.

"Dai tormenti dell'adolescenza mi ha salvato l'incontro con una chitarra," ha poi spiegato Salvatores, "mentre da ragazzo leggevo fumetti come Flash Gordon e Corto Maltese, supereroe dell'anima. I fumetti dei supereroi americani sono arrivati dopo, e dopo ancora i cinecomic. Non tutti mi piacciono, ma alcuni sì, come il Batman di Burton, quello di Nolan o lo Spider-Man di Raimi. Sicuramente, però, il film più vicino a Il ragazzo invisibile è Lasciami entrare: era quello l'approccio al fantasy e alla fantasia che mi piace e mi piaceva. Devo ammettere, poi, che ultimamente spesso mi arrivano storie di adolescenti," ha proseguito il regista. "Ho cercato di darmi spiegazioni razionali, ma il mio analista dice che non mi devo prendere in giro e ammettere che quel ragazzo solo io."

Anche Salvatores, come Giuliano, ha sottolineato la lunghezza del processo di preparazione del film, duranto quasi due anni, come quella della postproduzione, considerate le sfide tecniche che Il ragazzo invisibile gli poneva di fronte: "Una volta, nel corso di un'intervista, avevo detto che mi sarebbe piaciuto girare l'invisibile, ma non avrei mai pensato che mi sarei mai preso così alla lettera," ha scherzato. "Dal punto di vista tecnico ci sono cose che non si dovrebbero fare in un film "normale", e che ho invece volutamente fatto in un film come questo, infrangendo delle regole. Una delle cose più difficili da mettere a punto, poi, è stato decidere quando far vedere Michele nei suoi momenti di invisibilità e quando no, strigendo un patto implicito con lo spettatore. Quello che è curioso, comunque, è che per risultare visibile a chi vuole bene, Michele nel film deve diventare letteramente invisibile: solo così riuscirà a farsi notare."

Il ragazzo invisibile sarà il primo film di Gabriele Salvatores a sfidare l'agguerrita concorrenza che aspira alla conquista del botteghino natalizio, ma il regista appare tranquillo e fiducioso: "Sono presuntuoso, forse, ma penso che se il pubblico darà una chance al film, gli piacerà molto, e la vita del film sarà lunga, più di quanto le 400 copie che ci giochiamo nel singolo weekend d'apertura possa far pensare."





  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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