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"Il potere ha bisogno dei barbari": Johnny Depp torna in concorso al Festival di Venezia

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Chiude il concorso di questa edizione il film di Ciro Guerra Wating for the Barbarians.

"Il potere ha bisogno dei barbari": Johnny Depp torna in concorso al Festival di Venezia

Non gli manca il sorriso, oltre a un’eleganza più tradizionale rispetto al look da pirata di qualche anno fa. Johnny Depp è tornato, dopo un periodo non facile. È stata tutta sua la scena oggi al Festival di Venezia, nonostante un tempo inclemente e un vento forte. Un tempo meteorologicamente ben lontano dal deserto torrido e assolato dell’avamposto di frontiera di un impero senza nome di Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra, in cui Depp interpreta il perfido Colonnello Joll, incaricato di riferire sui barbari e sulla sicurezza al confine. Un arrivo che subito lo metterà in relazione, e contrapposizione, con il magistrato locale (Mark Rylance), impaziente di andare finalmente in pensione e godersi la tranquillità della vecchiaia.

Presentato come ultimo film del concorso, è l’adattamento, curato dallo stesso autore, del romanzo del 1980, Aspettando i barbari di J.M. Coetzee, sudafricano premio Nobel per la letteratura nel 2003.

“Quando abbiamo incominciato a lavorare all’adattamento, pensavo che la vicenda fosse ambientata in un mondo e un’epoca lontani”, secondo Guerra, apprezzato per El abrazo de la serpiente e Oro verde. “Tuttavia, durante le riprese, la distanza nel tempo e nello spazio si è progressivamente ridotta e ora che il progetto è concluso, la trama si è trasformata in una storia sulla contemporaneità. La prima volta che ho letto il romanzo l’ho trovato un’allegoria molto potente, in cui si mostra come il mondo sia costruito intorno al potere e come tenga la gente sotto controllo, separandola dal sistema. L’adattamento, poi, mi ha colpito per la profonda connessione con i temi a cui sono sempre stato interessato. I barbari rappresentano un’entità di cui il potere ha sempre bisogno, di cui aver paura e da odiare. Il romanzo dimostra come sia facile puntare il dito verso gli altri e difficile farlo verso se stessi.”

Ponderato nelle risposte, che regala con un ritmo calma e riflessivo, Johnny Depp è pronto al sorriso e non manca di fare qualche battuta. “La cosa che più mi è rimasta addosso del film è il risuonare profondo nel mondo di oggi, in molti modi. Parla di come il potere diventi tale e decida chi sia da seguire e chi sia sacrificabile e non necessario. Tutte decisioni prese in cima alla piramide. Non credo che i cattivi della storia la mattina si sveglino e facciano la barba pensando a come essere i più perfidi di sempre o a come fare più danni possibili. L’opportunità di interpretare il colonnello Joll era di confrontarmi con un cattivo non stereotipato. Come è arrivato a quel punto? Per una sociopatia che lo priva di ogni emozione, o da qualche parte in quella persona c’è un bambino maltrattato? Ha costruito una serie di mura protettive per tenere alla larga le emozioni. In fondo è una vittima anche lui, ha bisogno del conflitto, lo cerca”.

Waiting for the Barbarians è una produzione anche italiana, di Andrea Iervolino e Monika Bacardi, con molte professionalità del nostro cinema. “Come al solito lavorare in Italia e con gli italiani è un sogno”, ha detto Johnny Depp. “Qui parlate benissimo italiano, il cibo è molto buono e occasionalmente amo il buon vino. Perché ridete? [ride ndr] è sempre un sogno venire a Venezia, specie con un film come questo, insieme a tali colleghi come Mark Rylance, è un grande onore per me.”

Nel film recita costantemente con degli occhialini da sole molto particolari. “Non è facile mostrare emozioni senza far vedere gli occhi”, ha poi aggiunto Depp. “Ci sembravano minacciosi, discutendo con il regista Ciro Guerra. Il fatto che non se li tolga mai rende nervosi e a disagio i suoi interlocutori, su tutti il magistrato. A un certo punto ho pensato che iniziasse a provare empatia per lui, e ci sta perché sono diversi angoli della stessa persona. Alla fine sono esseri umani simili”.

Poi si emoziona con un sorriso a tutta bocca quando parla della figlia, Lily-Rose, che è anche lei stata presente in questa edizione, con The King. "È fantastico essere con lei, posso solo sorridere. C’era venuta varie volte da piccola, insieme a me e Vanessa (Paradis). È incredibile vedere ora qualce giovane donna è diventata, con quale dignità. Avrebbe potuto fare film per soldi o per divertirsi, ma non è nel suo carattere; dopo aver esordito con Natalie Portman ha fatto due o tre film in Francia di qualità. Sono molto orgoglioso delle sue scelte e di lei, è fantastica, è la mia bambina”.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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