Interviste Cinema

Il mix d'emozioni del film è quello della vita vera: Burton e le sue attrici raccontano Dark Shadows

Anche quando lo incontro in un hotel londinese per parlare del suo nuovo film, Dark Shadows, Tim Burton è esattamente come era stato nei nostri due precedenti incontri: disponibile, caotico ed entusiasta di raccontare agli altri il suo lavoro.


Anche quando lo incontro in un hotel londinese per parlare del suo nuovo film, Dark Shadows, Tim Burton è esattamente come era stato nei nostri due precedenti incontri: disponibile, caotico ed entusiasta nel raccontare agli altri il suo lavoro.
È con passione che comincia a parlare delle due linee narrative principali del suo film, quella relativa alla storia d’amore maledetta tra Barnabas Collins e l’ossessiva Angelique, e quella che invece racconta una complessa saga familiare.
“Il film parla di entrambe le cose,” racconta Burton, “ma quello che davvero mi ha attirato, inizialmente, sono le dinamiche familiari. Fin da quando ero un ragazzo mi sono reso conto che le famiglie sono strane: che siano la tua, quelle degli altri, quelle del tuo paese o di paesi diversi. Ogni famiglia funziona su delle dinamiche strane e bizzarre. Questo è stato l’elemento chiave che mi ha attirato del film.”

Rispetto ai suoi lavori più recenti, con
Dark Shadows Tim Burton si è riscattato da molti manierismi e ha girato un film capace di intrecciare i tanti registri estetici e di genere del suo cinema, trovando un’insolita combinazione tra commedia, horror, melodramma e soap opera. “Bilanciare i vari toni e registri è stato impegnativo, ma è stato un altro elemento di grande interesse per me,” ammette Burton. “A me piace quando c’è un cocktail di luci ed ombre, dramma e umorismo, tristezza e passione. È quello che amo perché quello che tu provi tutti i giorni, costanetemente, è un mix di emozioni diverse. E questo per me è stato il divertimento e la sfida del film, il mischiare tutte le emozioni.”
È questo bizzarro equilibrio raggiunto quello che rende più orgoglioso Tim Burton a film finito? “Sono abbastanza orgoglioso del tono generale, perché per me raggiungerlo è stato impegnativo. Ma io sono un pessimo giudice di me stesso, quindi non posso dire molto di più. Comunque quella di Dark Shadows è stata la prima scena di sesso che abbia girato, e mi sono diverto molto a farla.”

La scena in questione è quella ironica, rabbiosa e sensuale tra Angelique e Barbabas, ovvero tra
Eva Green e Johnny Depp. E Burton, che ha da tempo nell’attore americano un fidato sodale, sembra essere rimasto colpito dal nuovo ingresso nel suo clan: “Eva è stata davvero fantastica, non appena l’ho incontrata ho capito subito che era quella giusta. Quanto a Johnny doveva essere elegante e un po’ rigido, per via del personaggio. Però va detto che non ci sono molti attori in giro in grado di tenere testa a Johnny, e Eva lo ha fatto decisamente molto bene.”

Non è solo Burton, comunque, ad essere rimasto colpito da
Eva Green, che se nel film è personaggio centrale e affascinante, dal vivo è tanto affabile e seducente da far vacillare pressoché chiunque.
La incontro assieme alla povera Bella Heathcote, ingenerosamente appaiata dallo staff della Warner ad una collega che è destinata ad oscurarla. “
Angelique è un misto di tante cose,” racconta la Green fissandomi in maniera inquietante. “Magari è suonata pretenziosa la mia dichiarazione nella quale dicevo di averne fatto un un mix di Bette Davis e Janis Joplin, ma loro sono comunque solo due delle tante ispirazioni alle quali mi sono rifatta. Mi sono ispirata anche molto alle storie e ai disegni di Tim, alle sue bambole rotte, ma anche ai personaggi estremi che farebbero di tutto per amore. Janis Joplin ruggiva, aveva questo fuoco dentro, ma ho pensato anche al Nicholson che perde la ragione di Shining. Però,” aggiunge con una modestia che appare sincera, “sono lontana dall’essere vicina a questi grandi personaggi, non voglio paragonarmi a loro, non ho la loro caratura. Mi sono servite solo da ispirazioni di partenza.”

E quanto di Eva Green c’è dentro Angelique? “Penso che ci sia sempre un po’ di noi stessi nei ruoli che interpretiamo,” ammette l'attrice, per poi sviare il discorso. “Però lei è molto estrema, molto cattiva: ma è bello interpretare una parte tanto sopra le righe o melodrammatica. A volte mi sono sentita come Sue Ellen, o in Dynasty, ma è divertente. Lei non è normale ed è bello essere a volte un personaggio così volgare e irriverente.”
Quanto al tipo di amore incarnato dal suo personaggio, la Green evidenzia la natura elettrica e autodistruttiva della relazione tra Angelique e Barnabas, aggiungendo che “per lei non è salutare. Penso che nella vita preferirei essere Josette o Victoria.”
Però, subito dopo, si contraddice leggermente, sostenendo che un amore così totale le appartiene, fa parte del suo carattere: “Sì. Penso che specialmente le donne siano disposte a dare assolutamente tutto per l’uomo che amano. E anche io sono un po’ così. Adesso te lo mostro,” dice sorridendo, mimando il gesto di strapparsi il cuore dal petto e porgermelo.
Che proprio in quel momento sia terminato il tempo a mia disposizione per la nostra intervista è stato un caso bizzarro, o un segno del destino.

Tanto
Eva Green è simpatica e affascinante, tanto Michelle Pfeiffer e Chloe Moretz, nel film di Tim Burton madre e figlia, sembrano piuttosto annoiate dal dover prender parte al circo promozionale di Dark Shadows.
La Pfeiffer si lascia però un po’ andare quando si tocca l’argomento del rapporto madre figlia che è descritto nel film: “La cosa strana, per me, e al tempo stesso molto interessante, è stata che quando io avevo quell’età ero proprio il personaggio di Chloe: sarcastica, silenziosa, ribelle. Quindi, recitando nel ruolo di sua madre, sentivo di capirla bene e ho potuto regalare al personaggio di un po’ di sense of humor da usare con la figlia per sdrammatizzarla: quello stesso sense of humor che mia madre non ha saputo avere con me.”
Quando a Chloe Moretz, che ascoltava ogni parola della più esperta collega con grande attenzione e ammirazione, il fatto che il suo personaggio nasconda un segreto che si svela solo alla fine del film ha reso le cose per lei ancor più divertenti: “Nel film, e non te ne accorgi ad una prima visione ma se lo vedi due o tre volte, mi sono divertita a disseminare piccoli indizi, piccole cose strane che faccio. Ma dobbiamo mantenere il segreto, e non svelare nulla a nessuno.”

Avete quindi un ulteriore spinta, quella della curiosità, per vedere al cinema un film che segna il ritorno di
Tim Burton a livelli dai quali era lontano da oramai troppo anni.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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