"Il mio vero amore resta il teatro": Cate Blanchett sul palco della Festa di Roma

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"Il mio vero amore resta il teatro": Cate Blanchett sul palco della Festa di Roma

La giornata in onore di Cate Blanchett alla Festa del Cinema di Roma si è conclusa con l’incontro con il pubblico. Sorridente e con un’ironia mai sopra le righe e sempre in equilibrio con la sua eleganza, ha parlato di cinque dei film da lei interpretati, oltre che omaggiato una grande attrice in un suo ruolo chiave. Vediamo di ripercorrere i film e le dichiarazioni dell’attrice australiana, salutata con particolare calore da un pubblico giovane e per lo più femminile.

Il curioso caso di Benjamin Button (2008)

“Sono una grande fan di molti elementi presenti in questo film. Dallo sceneggiatore Eric Roth a David Fincher a Brad Pitt, uno così brutto che è veramente un compito improbo simulare dei sentimenti per lui [ride]. Da tempo volevamo lavorare insieme, abbiamo fatto prima anche Babel. È stata una perfetta congiunzione astrale di persone con le quali avrei fatto di tutto. Poi c’è l’immagine, una delle ultime, in cui il mio personaggio tiene il suo amato ormai infante fra le braccia e lo guarda morire. Un momento profondamente toccante, come possono ben capire le mamme presente qui stasera: dare alla luce un figlio vuol dire anche decretarne la morte. Come diceva il poeta T.S.Eliot, “nella mia fine c’è il mio inizio”. 

Carol (2015)

“Nessuno mi ha mai chiesto della mia sessualità così come durante la promozione stampa di questo film”, ha detto la Blanchett, rispondendo a una domanda dello stesso tenore dell’intervistatore, il direttore Antonio Monda. “Come mai non mi hanno mai chiesto qualcosa del genere quando interpretavo una psicopatica o se ero immortale recitando nei panni di un elfo? Mi ha scioccato e sorpresa che il mio genere possa essere anche solo un argomento, un tema di discussione. Interpretare un personaggio vuol dire avere esperienza di un’altra persona, cercando una connessione universale. Non penso mai al mio genere, a meno che mi si chiuda una porta in faccia per questo. Il cinema talvolta può essere un mezzo letterale, ma io sono una grande sostenitrice della sospensione dell’incredulità, mentre la televisione e i reality hanno portato una tendenza a vedere sempre connessioni fra la persona e il personaggio, ma per me recitare è un esercizio antropologico, è un piacere essere per un po’ qualcuno di molto diverso da te.

Carol è stato un lavoro d’amore, avevo letto la storia di Patricia Highsmith molti anni prima, al liceo, e al contrario di adesso - che bello il cambiamento demografico dei critici che votano su rotten tomatoes - otto anni fa era molto difficile raccontare di due donne che portavano avanti una storia lesbica negli anni ’50. Se una cosa è difficile, però, per me è un incentivo irresistibile a farla”.


Bandits (2001)

“Dopo aver fatto due film con Fox, ho avuto la fortuna di essere scelta per questo lavoro di Barry Levinson. Non avrei mai pensato di fare cinema, ero contenta recitando a Sydney nel National Theatre australiano, ma mi dicevano che dovevo sbrigarmi, a 25 anni, se volevo fare un film, perché ormai ero quasi vecchia. Adesso per fortuna le cose sono un po’ cambiate. Mi affascina muovermi fra due mezzi così: il teatro ti rende consapevole del pubblico che hai di fronte, al cinema ti senti dislocata. Un mezzo ha aiutato l’altro, il teatro mi ha portato a valutare le inquadrature larghe, mentre il cinema a trovare nel primo piano il contatto diretto col pubblico. Se mi puntaste una pistola alla testa vi direi che il mio preferito è il teatro, che ha una sua elasticità che il cinema non ha, visto che è spesso molto letterale. A teatro ogni sera reciti uno spettacolo diverso, perché il pubblico cambia.”

Diario di uno scandalo (2006)

“Lavorare al fianco di un’attrice straordinaria come Judi Dench è una fortuna, ti rende migliore. Dovevo spingerla e la cosa mi faceva paura, ma aveva una copertura alla tartaruga ninja. È una delle donne più ilari, robuste e toste che abbia mai conosciuto. Mi ricordo che ha cucito un cuscino per il regista, Richard Eyre, che aveva appena avuto qualche critica per uno spettacolo teatrale, e lei a uncinetto gli aveva scritto ‘si fottano, si fottano, si fottano’.”

Io non sono qui (2007)

“Pochi come Todd Haynes potevano avere un’idea così folle, per l’appunto teatrale, come quella di far interpretare Bob Dylan a tanti attori diversi per ognuna delle sue fasi. Ricordo di aver finito il sabato di girare Elizabeth, di aver preso la mia famiglia e di essere arrivata la domenica a Montreal, dove il lunedì abbiamo iniziato il film. Ero totalmente ossessionata da Dylan, e lo sono ancora, tanto che in Elizabeth, se lo notate, dimagrisco sempre di più, perché durante la pausa pranzo rimanevo inchiodata a vedere sue immagini. È la prima volta che ho visto mio marito geloso. Credo poi Dylan abbia visto il film, na non ci ho mai parlato”.

Dopo le immagini dei due film che le hanno fatto vincere l’Oscar, Blue Jasmine e The Aviator, Cate Blanchett ha tenuto a consigliare a tutti i presenti la visione di un film che ama particolarmente, La sera della prima di John Cassavetes. “Gena Rowlands è straordinaria, potrebbe anche solo leggere l’elenco del telefono. Qui interpreta un’attrice teatrale alcolizzata che ha molte difficoltà a interpretare una donna che invecchia. Un meraviglioso film in cui lei si spinge come nessuna nel territorio inconscio fra attrice e personaggio. È un ruolo per me di grande ispirazione”



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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