“Il mio tributo al tattile”: Todd Haynes su Wonderstruck insieme a Julianne Moore e Michelle Williams

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“Il mio tributo al tattile”: Todd Haynes su Wonderstruck insieme a Julianne Moore e Michelle Williams

La prima giornata piena del 70° Festival di Cannes regala due nomi importanti in concorso: da una parte il russo Andrey Zvyagintsev, premiato qui per Leviathan, che presenta Loveless (in originale Nelyubov), di cui vi parliamo nel dettaglio qui; e dall’altra il ritorno di Todd Haynes con Wonderstruck.

Nuovo adattamento di un libro di Brian Selznick, ricercato connubio fra immagini e parole dopo il successo di Hugo Cabret, racconta due storie che si sviluppano nel 1927 e nel 1977, per unirsi solo alla fine. Ben e Rose sono due bambini di epoche diverse: il primo è alla ricerca del padre mai conosciuto, l’altra ha una forma di venerazione per una misteriosa attrice.

Una struttura narrativa complessa, specie da adattare, come racconta l’autore Brian Selznick: “Nel libro le due storie sono raccontate con tecniche totalmente distinte, che solo alla fine si sposano: una attraverso immagini, l’altra parole. Nell’adattare la sceneggiatura, la mia prima, che ho scritto di notte senza dirlo a nessuno, ho usato questo stratagemma: da una parte un bianco e nero senza dialoghi, dall’altro il colore e il sonoro. Il mio obiettivo era raccontare una storia muta con un linguaggio visivo”.

Todd Haynes e il cast hanno incontrato i giornalisti presenti a Cannes nel corso di una conferenza stampa divertente e piena di emozione, con un’interprete del linguaggio dei segni per la giovane protagonista Millicent Simmonds. Occhi inumiditi, grandi apprezzamenti per il lavoro di tutti, soprattutto del grande regista e cinefilo magno Todd Haynes, che ha approfittato delle due epoche per omaggiare cinema e immaginario visivo di quei due decenni cruciali: gli anni venti del passaggio dal muto al sonoro e i settanta. “Sono momenti molti diversi, prima l’ottimismo per il futuro, poi all’opposto la disillusione del fallimento del sogno del decennio precedente”, ha dichiarato Haynes. “Abbiamo girato in pellicola in formato panoramico, come non mi succedeva da Io non sono qui, in bianco e nero e colore. Un omaggio al cinema stesso, abbiamo visto molti film muti per gli anni venti e urbani per i settanta che continuano a ispirare: da Murnau a Il braccio violento della legge.”

Sul tema del giorno, la lotta fra Netflix e il Festival di Cannes, Haynes ha liquidato molto rapidamente il fatto che Amazon Studios abbia prodotto il film. “Sono tutti grandi amanti del cinema, del grande schermo, supportano il cinema indipendente garantendo piena libertà. Mi sembra un discorso completamente diverso rispetto a Netflix”.

Wonderstruck è stato girato nei veri locali del Museo di Storia Naturale di New York, richiedendo un grosso lavoro organizzativo, dovendo spostare l’attrezzatura ogni sera per rimontare tutto il giorno dopo; va detto che l’autenticità così ottenuta è stata notevole. “La sceneggiatura era incredibile”, aggiunge Haynes. “Brian Selznick ama il cinema e lo si capisce dalla sua passione intensamente cinematografica. Come regista è stato affascinante lavorare sull’intrecciarsi di due stili, della musica contro il suono. Non avevo mai fatto un film così basato sull’immaginazione dei ragazzi, un vero giallo con indizi sparsi qua e là che chiariscono il perché queste due storie sono raccontate nello stesso film. Se il passato per me è sempre fonte d’ispirazione continua, mi porta a studiare sempre la storia del cinema. In Wonderstruck volevo raccontare di chi costruisce cose con le mani, così come la lingua dei segni è protagonista. È un tributo al tattile, alle dita che rimangono appiccicose per il residuo di colla. I ragazzi hanno bisogno di fare, imparano molto in questo modo”.

Julianne Moore è alla quarta collaborazione con Todd Haynes, che non si risparmia certo in complimenti nel definire la sua musa; un rapporto sinergico fra autore e protagonista fra i più fruttuosi del cinema americano degli ultimi anni. “È un’anima gemella creativa, anche in questo caso ha portato chiarezza e specificità appena arrivata sul set. Ogni volta è una nuova sfida con lei, porta significato in quello che fa, è un dono e un privilegio della mia vita continuare a lavorare con lei.”

Nel cast, ancora nel ruolo di una madre dopo Manchester By The Sea, una Michelle Williams in splendida forma, con capelli corti biondo platino e una dolce dichiarazione d’amore per la maternità. “È difficile separarmi dall’essere madre, è al centro di ogni scelta che faccio nella vita, oltre che come attrice. Ma non dico niente di speciale, credo accada a tutti quelli che diventano genitori. Cerco sempre di ascoltarli per quello che sono, più di ogni altra cosa”.

Il film pone molta attenzione al sonoro, visto il ruolo essenziale della sordità, come ben ha scoperto Julianne Moore, che interpreta un personaggio non udente e che ha spiegato così il suo approccio al personaggio. “Per me è stato come conoscere una cultura, ho cercato di rimanere sulla soglia fra le due dimensioni, quella di udente e quella di non udente. È stato incredibile, ha cambiato completamente la mia maniera di guardare la cosa. Non serviva fare altro che entrare in quel mondo e farsi trasportare”.


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