"Il mio P.T. Barnum come Steve Jobs e Elon Musk": Hugh Jackman racconta The Greatest Showman

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"Il mio P.T. Barnum come Steve Jobs e Elon Musk": Hugh Jackman racconta The Greatest Showman

Tra i tanti film che affolleranno le nostre sale nelle settimane delle feste natalizie, la 20th Century Fox ne presenterà ben tre: non solo il cartone di turno, che questa volta è Ferdinand (di cui su questo sito potete leggere diffusamente il resoconto della presentazione avvenuta a Roma) e il film biografico che racconta la vera e drammatica storia del creatore di Winnie the Pooh A.A. Milne e di suo figlio, Vi presento Christopher Robin, ma anche un musical spettacolare che guarda tanto a Chicago quando a Moulin Rouge: The Greatest Showman, nelle sale dal prossimo 25 dicembre, titolo che fa espressamente riferimento al protagonista che racconta, anche lui personaggio realmente esistito, P.T. Barnum.
In questo film, diretto da Michael Gracey, al suo esordio, l'inventore del circo moderno che in questo film ha il volto di Hugh Jackman, e viene raccontato come un sognatore, come un uomo che voleva regalare questi suoi sogni coloratissimi e spettacolari al resto del mondo, e animato anche da un'ansia di affermazione sociale, figlio di un sarto che ha finito per sposare la figlia di un ricco borghese che non l'ha mai accettato per via delle sue povere origini.

"Barnum è nato molto povero, e per lui il successo non era solo un sogno, ma una necessità di sopravvivenza, e un bisogno di accettazione," ha detto a questo proposito l'attore australiano, che assieme al regista e altri due membri del cast, Zac Efron e Zendaya, si è collegato via Skype da Londra con i giornalisti italiani riuniti alla Casa del Cinema di Roma. "Era un lottatore, un uomo che non accettava no, e soprattutto un visionario, un personaggio al pari dei nostri Steve Jobs, Bill Gates e Elon Musk: un uomo che ha cambiato l'intrattenimento per sempre," ha proseguito. "Io non ho la stessa urgenza, e non penso certo di aver cambiato la storia dell'intrettenimento, ma sono affascinato dai figure come queste. Barnum sapeva sempre benissimo cosa volesse la gente, e ha saputo trasformare la peggiore recensione della storia in una grande opportunità pubblicitaria."

Anche Micheal Gracey ha saputo sfruttare al meglio l'opportunità che gli è stata data. Anzi, che lo stesso Jackman gli ha dato, come ha voluto lui stesso ricordare: "Con Hugh avevamo lavorato assieme a uno spot pubblicitario, e alla fine della lavorazione, durante il party di chiusura, è venuto da me e mi ha detto che avremmo dovuto fare un film assieme. È quello che in circostanze di quel genere dicono tutti, e non ci avevo dato troppo peso: poi, qualche tempo dopo, mi ha mandato il copione di The Greatest Showman chiedendomi se fossi interessato. A quel punto," ha concluso ridendo, "no potevo dire di no, e non potevo nemmeno certo scegliere un altro attore come protagonista."
Fare questo film, ha raccontato Gracey, è significato soprattutto prepararlo con puntigliosità: "Ci abbiamo messo tre anni, perché dovevamo fare tutte le scelte giuste, a partire dalle musiche, che da subito abbiamo deciso dovessero essere originali: non volevamo che il nostro fosse un juke-box musical."

Molte delle canzoni del film, su tutte una dal titolo "This Is Me", sono legate all'altro grande tema del film, quello legato ai personaggi che Barnum aveva reso protagonsti del suo circo, quelli che poi sono stati chiamati freaks, come nel film di Tod Browning, e che Jackman e Gracey definiscono oddities.
"Volevamo raccontare il meglio di cosa voglia dire essere diversi, mostrarne il lato solare e umano," ha detto il regista. "Questo film è sicuramente un'ode alla diversità," ha confermato Jackman. "L'accettazione della diversità è il cuore di tutto, e quando ho sentito per la prima volta This Is Me mi è venuto da piangere: penso diventerà davvero un inno all'essere quello che siamo veramente. Le persone diverse, a quei tempi, erano nascoste, rifiutate, e Barnum le ha portate alla luce del sole restituendo loro la dignitò. Sono davvero orgoglioso che il film parli di queste cose: ho figli adolescenti e non c'è adolescente sulla faccia della terra che non si senta diverso e cerchi di conformarsi a qualche modello sociale: questo film racconta che non si devono spendere energie nel cercare di conformarsi, ma solo per essere sé stessi e fieri di quello che si è."
"In qualche modo è triste che questi temi siano ancora così rilevanti," ha poi commentato Gracey.

Ma oltre alla necessità del successo e dell'accettazione, per chi è nato diverso socialmente, economicamente o fisicamente, The Greatest Showman e la parabola del suo protagonista raccontano anche della difficoltà insita nel conciliare vita pubblica e professionale e quella privata e familiare: "Si tratta di un equilibrio che è difficilissimo da raggiungere per chiunque, non importa che lavoro si faccia, ma che è fondamentale," ha detto Jackman. "Per quanto mi riguarda, ho la fortuna di avere una moglie meravigliosa che ho incontrato prima che mi capitasse tutto questo, prima della celebrità, e che è pronta a richiamarmi e riprendermi in ogni momento in cui posso rischiare di perdere il mio equilibrio."


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