Interviste Cinema

Il mio nome è Vendetta: Alessandro Gassmann, Ginevra Francesconi e Cosimo Gomez presentano il revenge movie

Alessandro Gassmann è un uomo che deve fare i conti con un passato violento nel revenge movie Il mio nome è Vendetta, da oggi su Netflix. L'attore ha presentato il film alla stampa insieme alla protagonista femminile Ginevra Francesconi e al regista Cosimo Gomez.

Il mio nome è Vendetta: Alessandro Gassmann, Ginevra Francesconi e Cosimo Gomez presentano il revenge movie

Ama fare cinema di genere Cosimo Gomez, e non per nostalgia dei buoni vecchi tempi, ma perché, quando una storia e dei personaggi bussano alla porta della sua immaginazione, si domanda quale sarebbe il linguaggio più adatto a raccontarli e si muove di conseguenza. E così, dopo la commedia grottesca e irriverente Brutti e cattivi, e dopo il poetico Io e Spotty, il regista ha deciso di percorrere la strada del revenge movie, filone che Oltreoceano va per la maggiore e che ha ridato enorme lustro a Liam Neeson, protagonista di Io vi troverò e relativi sequel. E proprio la saga di Taken è una delle fonti di ispirazione de Il mio nome è Vendetta, che vede protagonisti Alessandro Gassmann e Ginevra Francesconi. Il primo interpreta Santo, un uomo con un passato criminale nelle fila della ndrangheta che si è rifatto una vita in Alto Adige, mentre la seconda è la sua adorata figlia Sofia, che non conosce il passato del padre.

Da oggi su Netflix, Il mio nome è Vendetta è stato presentato alla stampa dal regista e dai protagonisti. Alessandro Gassmann ha preso per primo la parola e ha spiegato il perché della sua adesione al film: "Io sono vendetta è una grande novità per me, ma lo è anche per l'Italia. E’ piuttosto raro che un film di pura azione e produttivamente ambizioso venga proposto a un attore italiano. Ho divorato la sceneggiatura, dopodiché ho chiesto se ciò che avevo letto sarebbe stato rappresentato esattamente com'era. Mi hanno garantito di sì, e quando ho visto il film, ne ho avuto la conferma. L'azione al cinema richiede tanto tempo e una grande preparazione, e Cosimo si è dimostrato perfettamente all'altezza del compito. E poi è la prima volta che mi utilizzano per quello che sono: un omone di 1 metro e 92. Spero di poter sfruttare questa mia caratteristica anche in futuro".
Cosimo Gomez, invece, ha parlato della genesi del progetto: "L'idea è nata insieme al produttore Alessandro Usai. Abbiamo pensato che fosse giunto il momento di provare a fare, con una qualità superiore a quella a cui siamo abituati in Italia, un revenge movie, che è un genere ben preciso. La scrittura è partita da lì, dalla volontà di realizzare, nel miglior modo possibile, un film appartenente a un filone che ha una grande tradizione all'estero - in Inghilterra, Francia e America - ma che da noi raramente è stato tentato".

Ginevra Francesconi, che fino ad ora ha recitato in quattro film decisamente lontani da Il mio nome è Vendetta, ha apprezzato molto questa incursione nell'action: "Ci tengo innanzitutto a dire che mi sono divertita tantissimo. Cosimo mi ha dato questa favolosa opportunità e io lo ringrazierò per sempre. E’ stato bellissimo sperimentare e creare un arco narrativo interessante per il mio personaggio. Non vi nego che, quando ho letto la sceneggiatura, ma anche durante il provino, avevo in corpo molta adrenalina mista a un senso di responsabilità, e queste due cose insieme mi hanno spinto a mettercela tutta. Ho cercato di avvicinare a me Sofia perché è un adolescente e io ho da poco smesso di esserlo. Inoltre, con Alessandro abbiamo lavorato molto sul rapporto padre-figlia".

Per Cosimo Gomez il personaggio di Santo è un eroe, e anche se diventa progressivamente una macchina di morte, non è giusto identificarlo come il villain del film, e infatti Gassmann è indulgente nei suoi confronti: "La cosa più importante del mio personaggio è il profondo amore che nutre per la moglie e la figlia. Voglio molto bene a Santo perché è un personaggio con un pensiero semplice ma drammaticamente e violentemente onesto. Il ritorno dal passato di un orrore che aveva dimenticato risveglia la violenza che aveva sopito. E’ così che vanno le cose in un revenge movie: una persona 'pericolosa' si trova in una situazione che la obbliga a entrare in azione e a risolvere la faccenda, non seguendo le regole civili ma vendicando brutalmente il torto che subito".

Quando si decide di fare un film di vendetta, non si può non tenere conto anche di una serie di illustri predecessori hollywoodiani che appartengono a un passato non troppo lontano. A parlare dei riferimenti cinematografici di Io sono vendetta è stato Cosimo Gomez, che ha detto: "Ho pensato soprattutto al cinema di Tony Scott, un grandissimo regista che ha girato molti revenge movie straordinari, che forse non sono stati abbastanza considerati. A lui dobbiamo non solamente Top Gun ma anche il capolavoro dei capolavori dei film di vendetta, che è Man on Fire, con il suo attore feticcio Denzel WashingtonScott ha fatto un lavoro molto interessante sui protagonisti delle sue storie, riuscendo così a realizzare film 'caldi' pur rimanendo tra i confini dell’action movie".
Alessandro Gassmann, invece, ha pensato a Liam Neeson, anche se il suo Santo parla in calabrese: "Per l’accento ho lavorato con un attore calabrese, che mi ha spiegato che quello di Santo è un calabrese gutturale, interno, non aspirato. Spero di aver fatto un buon lavoro. Inoltre bisognava trovare un sistema di combattimento adatto a una persona con il mio fisico, quindi molto alto con le leve lunghe e non particolarmente agile, che desse l'impressione di essere molto forte muscolarmente. E quindi ho osservato Neeson, che tra l'altro è una persona molto tranquilla e dolce nella vita, al contrario dei personaggi che ha interpretato in diversi revenge movie".

Per diventare un action hero Alessandro Gassmann si è dovuto sottoporre a un allenamento fisico piuttosto impegnativo. Per fortuna, ad aiutarlo c'era lo stunt coordinator Emiliano Novelli, con cui ha fatto delle vere e proprie coreografie. Anche Ginevra Francesconi ha lavorato sodo per sferrare calci e pugni, ma la cosa più difficile per la giovane attrice è stata congedarsi da un personaggio totalizzante come pochi: "Questo set è stato sotto ogni punto di vista,molto impegnativo, per cui alla fine di ogni giornata di riprese, quando la sera rientravo a casa, ero provata fisicamente e anche emotivamente. Mi portavo ancora dietro un po’ della psicologia di Sofia, e così la notte facevo fatica a dormire. Quando la lavorazione è terminata, mi sono tolta di dosso una grandissima responsabilità. Avevo un assoluto bisogno di riposarmi".
Gassmann, al contrario della collega, riusciva a tenere lontano Santo quando era fuori dal set: "Tendo a non portarmi troppo dietro i personaggi che interpreto e cerco sempre di mantenere una visione da spettatore. Non sono un attore che usa il Metodo, però, ad esempio, il fatto di girare un film d'azione con un personaggio che quasi ogni giorno eliminava un altro essere umano mi ha portato a essere molto più buono, accomodante e gentile con le persone che mi circondavano".
Fare il villain è stato dunque catartico per Alessandro Gassmann nonché rivelatorio: "Io sono vendetta mi ha fatto capire quanto la violenza sia lontana da me. Credo che la violenza scaturisca in particolare nel momento in cui cessa il ragionamento e prevale l'istinto. Nel nostro caso, un uomo che probabilmente non ha avuto la possibilità di andare a scuola e che si sente in trappola reagisce con quello che conosce, che è appunto la violenza".

Il mio nome è Vendetta si apre con una citazione da "Il richiamo della foresta" di Jack London, vero e proprio cult della letteratura per ragazzi. "Il richiamo della Foresta" è un libro che ho amato" - ha spiegato Cosimo Gomez - e credo che in fondo parli dell'istinto, che quasi sempre ci spinge a ritornare ciò che eravamo e in fondo siamo ancora. E poi io credo che sia soprattutto un libro sul destino. Santo ha cercato di cambiare il suo, ma poi, brutalmente, il destino è tornato a prenderlo e a metterlo davanti al suo passato. E quindi penso che ciò che accomuna il nostro revenge movie con il libro di London sia proprio il concetto del destino".

Pienamente d’accordo con il regista, Alessandro Gassmann ha spiegato, a fine incontro con la stampa, il suo rapporto con la vendetta: "Non mi reputo una persona vendicativa, anzi sono considerato un po’ un muro di gomma. Sono una persona che si arrabbia, soprattutto in passato ero uno che si scaldava molto facilmente, anche se verbalmente. Per fortuna non ho mai sgozzato persone nei lavandini, ma penso che non tanto la vendetta quanto l'animosità, l'aggressività nascosta soprattutto all’interno dei social, abbia sicuramente accresciuto nella società il desiderio di rispondere seguendo la barbarica legge dell’occhio per occhio. Credo che l'animosità sia un sentimento abbastanza presente nella nostra società. Il bello del cinema, viceversa, è che si può parlare di violenza senza fare niente a nessuno".

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