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"Il mio Michelangelo, un uomo difficile, casualmente un genio”: Konchalovskiy con Il peccato alla Festa di Roma

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La sua visione sul grande artista italiano cerca di riproporre il lato meno glamour della vita d'artista.

"Il mio Michelangelo, un uomo difficile, casualmente un genio”: Konchalovskiy con Il peccato alla Festa di Roma

“Un grande artista russo che fa un film su un grande artista italiano”. Viene presentato così in apertura dell’incontro con la stampa alla Festa di Roma il nuovo film di Andrey Konchalovskiy. Il titolo, Il peccato, non regala molti indizi su chi sia il soggetto, ma viene in soccorso il sottotitolo: Il furore di Michelangelo. Il film è presentato come evento speciale di chiusura e uscirà nelle sale per 01 il prossimo 28 novembre.

Un kolossal da 14 milioni di euro, che segna un passo importante nella collaborazione fra l’industria cinematografica dei due paesi, con il ruolo importante, come finanziatore e mecenate, per evocare una figura rinascimentale, di Alisher Usmanov, definito marzialmente nei crediti come “produttore generale”. Si tratta di uno dei maggiori filantropi russi, imprenditore nel settore minerario, nonché detentore di importanti quote azionarie di società come Facebook e la squadra inglese di calcio dell’Arsenal.

Il problema di fare un film su Michelangelo è che tutti conoscono la sua biografia, non puoi mentire”, ha dichiarato Konchalovskiy. “Ho dovuto trovare dei periodi della sua vita su cui concentrarmi per fare un film che non è una biografia, che di solito sono molto noiose al cinema, Il principale evento scatenante era pensare a cosa avrebbe scritto Dante della vita di Michelangelo, che conosceva a memoria la Divina Commedia, proprio come Benigni. La definisco una visione, in senso medievale, perché è una sequenza non cronologica, ma caotica, della sua vita. Questo mi ha consentito di realizzare quello che volevo, con attenzione però molto scrupolosa ai fatti della sua vita. Non è un film su uno scultore, ma su una persona difficile, nervosa, egocentrica e tenera che visse durante il rinascimento, che si dà il caso fosse anche un genio.”

“Siamo troppo lontani da quel periodo, è difficile immaginare quale fosse l’ambiente nel XVI secolo, senza foto o film che ce l’impongono. Pensiamo che anche solo cent’anni fa il rumore più comune per le strade era quello dei cavalli. Non volevo però renderlo esotico per il pubblico, ma naturale. Il mio auspicio è che anche chi non ha mai visto una sua scultura e ha solo sentito parlare di Michelangelo, uscendo dal film, si dica che gli piace molto l’uomo, e magari darà un’occhiata al David, considerandolo qualcosa in più di un profumo, un brand, o dei cioccolatini, come per Mozart. Amo i miei personaggi, mi è difficile fare un film senza amarli, e lui era affascinante proprio perché molto difficile, insopportabile, terribile e molto avido, ma umano, normale. Tutti i miei difetti, senza che io abbia il suo talento.”

Un lavoro che ha richiesto grande attenzione, un lavoro certosino per trovare location e rappresentare visceralmente il lavoro fisico estenuante che c’era dietro alla realizzazione delle sue opere d’arte. Per smentire, insomma, il luogo comune veicolato da televisione e cinema, che vede l’artista rinascimentale in maniera patinata e glamour, sempre col capello a posto e senza sforzi apparenti. 

“L’idea che vede con orgoglio l’artista libero è falsa”, secondo il regista. “È un servitore che lavora su commissione, proprio come Michelangelo, che ha sempre lavorato per persone molto potenti. Non credo che la libertà crei capolavori, ma è il talento a farlo, anche in assenza di libertà. Ho scelto Alberto Testone per interpretare Michelangelo per il naso rotto. È stato un lungo casting, in cui mi proponevano all’inizio tutti gli attori famosi del cinema italiano, ma io volevo uno che somigliasse a Pasolini, che somigliava effettivamente allo scultore. Alberto è simile, anche caratterialmente, molto nervoso, affascinante, insicuro. Per fortuna è un attore, ma se non lo fosse stato l’avrei scelto comunque. Mi sono ispirato alla grande tradizione del neorealismo italian, che trovava volti dalla strada e faceva miracoli. I volti dei carraresi delle cave di marmo come potevi riproporli con delle comparse, se non prendendo gente che vive lì da 2000 anni? Non volevo fare un film fasullo, a marrior ragione non essendo italiano volevo rappresentare il meglio dell’Italia. I protagonisti sono tre: i pezzi di marmo, i carraresi e Michelangelo. Ci voleva equilibrio per far sì che fossero di uguale importanza. Per questo non è un biopic, ma una visione.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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