Interviste Cinema

Il Ministro: Amato, Tognazzi e Barela presentano la commedia sull'oscuro fascino del potere

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Un film tutto in una notte con Fortunato Cerlino nei panni di un politico satanico e corrotto.

Il Ministro: Amato, Tognazzi e Barela presentano la commedia sull'oscuro fascino del potere

Nei tempi cupi che stiamo attraversando a testa china sperando in un miracolo che arrivi dalla politica, ci capita di desiderare dal cinema soprattutto evasione e intrattenimento. E’ giusto, ma, fra tanti cinecomic e feel-good movie, va benissimo che ci siano anche film che ci riportano alla dura realtà, seppure deformandola attraverso la commedia. E’ il caso de Il Ministro, che racconta il tentativo di corruzione di un parlamentare da parte di un imprenditore sull’orlo della bancarotta. La losca manovra viene messa in pratica durante una cena, che si rivela teatro di follie, sconcezze, luoghi comuni e turpi meschinità.

A inventarsi questa storia è stato Giorgio Amato, che prendendo spunto dai classici della buona e vecchia commedia all’italiana non poteva non scegliere come protagonista Gianmarco Tognazzi, figlio di uno dei massimi rappresentanti del genere. A essere precisi, il regista ha avuto un suggerimento perfino da Fabrizio De André. "Un giorno mi trovavo in macchina" - spiega lui stesso durante la conferenza stampa di presentazione del film - "e la radio ha cominciato a suonare 'Il re fa rullare i tamburi' di De André. Si tratta di una ballata medievale sulla disperazione di un marchese che è costretto a cedere la propria sposa al re, che se n’è invaghito, pur di non perdere il titolo di Cavaliere di Francia. Dal Medioevo a oggi i tempi non sono cambiati. Nel Ministro la corruzione è solo una cornice, perché la riflessione più importante riguarda il nostro atteggiamento supino nei confronti del potere. Tutti ci indigniamo di fronte a situazioni simili a quella che si vede nel film, ma facciamoci questa domanda: se avessimo un amico così potente, davvero non cercheremmo in ogni modo di compiacerlo? Io mi sono ritrovato in situazioni borderline che ricordano la vicenda che avete appena visto. Sono cose che capitano spessissimo. L’idea di questa storia mi è arrivata come una folgorazione, mi sono chiuso in casa e in dieci giorni ho scritto una sceneggiatura. Il mio modello è stato fin da subito I mostri, in particolare il primo episodio, quello in cui Ugo Tognazzi fa una lezione di 'diseducazione sociale' al figlio. Ecco, Franco Lucci, il personaggio di Gianmarco è quel figlio cresciuto, e, ovviamente per impersonarlo dovevo assolutamente avere Gianmarco".

Per Gianmarco Tognazzi, seduto accanto al regista presso la Casa del Cinema di Roma, il riferimento a I mostri è un’assoluta novità, oltre che una bella sorpresa: "Non sapevo di questa ispirazione, ma devo ammettere che, dopo la prima lettura del copione, ho pensato subito a quel tipo di film che aveva la grande capacità di fare critica sociale divertendo il pubblico. Il personaggio che interpreto è disdicevole, ma ho cercato di avvicinarmi lui attraverso la commedia, genere che da sempre amo percorrere".

Intorno al ministro Rolando Giardi - impersonato dal Pietro Savastano di Gomorra - La serie Fortunato Cerlino, si muovono altri quattro personaggi: l’aiutante e collaboratore di Franco Lucci, una ragazza cinese ingaggiata a mo’ di escort, la domestica di casa e la moglie di Lucci. Quest’ultima ha il volto di Alessia Barela, che l’ha trasformata in una donna un po’ rompiscatole, vegana convinta e moglie infelice. "Io sono entrata un po’ in corsa" - dice l’attrice - "per cui con un’ansia terribile, ho avuto quattro giorni e mezzo per preparare questo personaggio, mi ha salvato l’alchimia con Gianmarco. Giorgio Amato mi ha dato fiducia, sicuramente aveva in mente un’altra tipologia di donna, una donna borghese di classe, magari lui la immaginava alta, bionda. E invece abbiamo fatto miracoli, e il merito è stato del gruppo di lavoro. Quando si lavora in più persone e il tempo è pochissimo, possono succedere due cose: o tutti tirano fuori i denti ed è il dramma, oppure ci si unisce e si dà il meglio. Noi abbiamo lavorato subito in armonia, perfino nelle scene imbarazzanti".

Era invece chiaro fin dall’inizio a chi sarebbe andato il ruolo di Esmeralda, la ragazza che con il Signor Tucci non intrattiene solamente rapporti di lavoro. La scelta di Amato è ricaduta su un’attrice venezuelana con una solida esperienza alle spalle, ma poco conosciuta in Italia: Ira Fronten, insospettabile esperta del cinema italiano dei tempi d’oro: "Il mio personaggio è nato così come lo vedete e Giorgio Amato ha pensato subito a me. Per me Il Ministro è stata un’esperienza sia di lavoro che di vita. Sono arrivata in Italia con curriculun importante, che si è azzerato all’istante costringendomi a ricominciare da capo. Adoro il cinema italiano, che ho conosciuto da bambina, quindi mi ha fatto un immenso piacere recitare in un film italiano. Ho fatto un sacco di palestra. C’era una scena importante in cui dovevo mostrare qualcosa di mio e il regista mi ha detto: Qui dobbiamo dare er mejo. Per me recitare con Gianmarco è stato come recitare con Ugo".

A un primo sguardo, sembra che Il Ministro si schieri apertamente dalla parte delle donne, che se non altro vanno incontro a un destino migliore di quello dei tre maschietti del film. Ciò non significa che Amato lanci un messaggio apertamente femminista. Piuttosto c’è di mezzo una realtà dei fatti già evidenziata da un celebre regista newyorchese ben 21anni fa: "Per me vale una battuta de La dea dell’amore di Woody Allen. Nel film a un certo punto il figlio domanda al padre: Papà chi è che comanda in casa? E il padre: Comando io, la mamma prende solo le decisioni. Vedete, l’uomo è convinto di aver il potere, ma il potere ce l’hanno le donne. Mi ha guidato nella scrittura il pensiero che in Italia molti uomini potenti sono caduti in disgrazia a causa di personaggi femminili. E’ successo anche a noti imprenditori, tanti uomini perdono la testa per donne di carisma. L’amore e la costruzione della famiglia a mio avviso sono appannaggio di poche persone, è tutta una danza intorno al potere, è un gioco al massacro".

Gianmarco Tognazzi è d’accordo a metà con il suo regista. Per lui l’umanità che viene raccontata è da condannare tout court, e basta leggere fra le inquadrature per rendersene conto: "Per me in questo film si salvano due personaggi: il cane e il coniglio, si capisce dalla prima inquadratura che sarà una serata di merda, il film si apre in dissolvenza dal nero su una merda (una cacca di cane n.d.r.). Il Ministro non è un film al femminile o al maschile, ci racconta semplicemente sei persone di merda. Riflettiamoci".

Prodotto da Golden Productions e distribuito da Europictures, Il Ministro arriva nei cinema il 5 maggio in 20 copie, nella speranza che il passaparola gli garantisca un maggior numero di sale e la giusta sopravvivenza. Ricordiamo che nel cast ci sono anche Edoardo Pesce e Jun Ichikawa.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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