Interviste Cinema

Il Lucca Film Festival dà il benvenuto a Jeremy Irons

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Grande eccitazione all'incontro con l'attore premio Oscar, star del prossimo film di Giuseppe Tornatore

Il Lucca Film Festival dà il benvenuto a Jeremy Irons

Dopo l'exploit di Alfonso Cuaròn, un’altra grande personalità del mondo del cinema ha incontrato oggi la stampa al Lucca Film Festival, prima di un pranzo di lavoro con Giuseppe Tornatore, con cui tra una settimana inizierà le riprese di La corrispondenza. In splendida forma, dopo due giorni di guida tra le colline lucchesi, Jeremy Irons è a Lucca assieme alla moglie, l'attrice Sinéad Cusack, che domani al cinema Centrale presenterà La promessa dell'assassino di David Cronenberg di cui è protagonista. Per l'attore, sorridente e rilassato, in jeans, stivaletti e zainetto sulle spalle, altri due impegni: stasera il premio alla carriera al cinema Moderno prima della proiezione di M. Butterfly e domattina una Masterclass alle ore 11 al Teatro del Giglio. Questo il Q & A della conferenza di stamani:



Può parlarci dei suoi ultimi impegni?

Negli ultimi 8 mesi ho fatto quattro film. Il primo è The Man Who Knew Infinity, dedicato alla figura di un matematico indiano, Ramanujan, quasi analfabeta ma geniale che arrivò a Cambridge nel 1913. Purtroppo morì di tubercolosi a 27 anni ma è un precursore riconosciuto della moderna informatica. Io sono G.H. Hardy, professore di matematica a Cambridge, che riconobbe in lui una mente straordinaria e che era il classico cattedratico inglese. Non è tanto un film sulla matematica quanto su quel che succede quando un passionale matematico indiano incontra un rigido professore inglese, in un certo senso la loro fu una relazione romantica, anche se non nel senso in cui lo intendiamo oggi. E' diretto da un regista americano, Matt Brown, che tenta di realizzarlo da 10 anni e sembra quasi un film inglese. E' prodotto da Edward Pressman, che ha prodotto Il mistero Von Bulow ed è il tipico film che mi sento a mio agio nel fare.
Il secondo, Race, è diretto da Stephen Hopkins, un altro americano, ma il film è una coproduzione canadese, inglese e tedesca. Ruota attorno alla storia della vittoria di Jesse Owens alle Olimpiadi di Berlino e tutte le controversie che seguirono. Io sono il presidente del Comitato Olimpico americano, che subì grandi pressioni per non mandare la squadra, ma era convinto che sport e politica fossero cose diverse e che lo sport non dovesse sottostare alle ragioni di quest'ultima. Poi ho fatto High Rise , un film con un cast fantastico, da Tom Hiddleston a Sienna Miller, a cui teniamo tutti moltissimo e che speriamo sarà a Cannes, diretto da Ben Wheatley, un regista inglese molto interessante. E' tratto da un romanzo di J.G. Ballard degli anni Settanta e ambientato in un grande grattacielo che rappresenta cosa succede ai suoi abitanti applicando alla lettera la politica di Margaret Thatcher. E poi c'è Batman v Superman, dove sono Alfred, e non c'è bisogno di aggiungere altro. Quanto a Tornatore, La corrispondenza ha una sceneggiatura fantastica, è la storia d'amore tra due astrofisici, con Olga Kurylenko che non ho ancora incontrato e che so bellissima e mi dicono anche bravissima. Incontro oggi Tornatore per la prima volta e tra una settimana iniziamo.

Lei ha fatto film di tutti i generi ma quali preferisce?

Ci sono dei film che amo molto fare ma per cui è molto difficile trovare i soldi. Ho una sensibilità europea per quel che riguarda l’arte ma odio generalizzare perché anche l’America in questa stagione di premi ci ha dato dei film molto interessanti. In genere però il motivo per cui si fanno film è per incassare un sacco di soldi, a me piace lavorare con registi che abbiano passione per quel che vogliono raccontare. High Rise ha un piccolo budget mentre Batman v Superman ce l'ha stratosferico, io ho sempre cercato nella mia carriera di fare grossi film che portino il mio nome ad avere un peso per aiutare i piccoli film indipendenti che preferisco e che non sono sempre europei. Oggi ad esempio sono qua per rappresentare David Cronenberg, che è dispiaciutissimo di non poter venire qua e mi ha chiesto di fare le sue veci. Pensando a lui ci si può chiedere se sia più americano o europeo, sta esattamente a metà come canadese ma ha qualcosa di più europeo e ci sono anche registi americani che hanno questo stesso tipo di sensibilità.

C'è qualche personaggio che ha interpretato che le è rimasto dentro?

Penso ai miei personaggi come se fossero appena usciti da una stanza dove è rimasto il loro profumo, l'odore del sigaro che fumavano, un piano che ancora vibra delle note che ci hanno suonato. Si ricordano i momenti felici dei film, più che i personaggi. Non restano con me, se ne vanno e la stanza mantiene il loro ricordo.

A proposito di personaggi e di David Cronenberg, una delle sue performance più belle e toccanti è stata quella doppia di Inseparabili. Le va di raccontarci qualcosa di quell'esperienza?

Ricordo che per qualche motivo il mio agente non mi aveva inoltrato la sceneggiatura, per cui David venne a Londra a incontrarmi e quando la lessi mi dissi che era impossibile! Già era difficile farne uno di personaggi, figuriamoci due. Avevo anche paura che dal punto di vista tecnico non sarebbe sembrato credibile. Lui mi invitò a Toronto a fare delle prove video, andai e mi sembrò sorprendentemente facile. Iniziammo la lavorazione: un giorno andammo a comprare gli abiti di un personaggio e il giorno dopo quelli dell'altro, con camerini separati per entrambi. Girammo e quando vidi i giornalieri del primo giorno dissi “è terribile, sono troppo diversi! Il punto della storia è proprio che non solo il pubblico deve essere confuso su chi sia chi, ma i personaggi stessi. Allora dissi “ricominciamo da capo, con un solo camerino, mescoliamo tutti i vestiti” e trovai un modo interiore di interpretare l'energia dei personaggi, così che sembravano completamente diversi pur avendo un aspetto molto simile. Come per magia (schiocca le dita) potevo passare facilmente dall'uno all'altro, sostituendo semplicemente questa energia interiore. Come ogni grande trucco di magia non è sempre così semplice, ma a volte ti riesce. E ricordo ancora la gioia di lavorare con David, che ha una mente molto curiosa ma come me è anche un po' ragazzino, non vedevamo l'ora di entrare nella sua bella macchina rossa e guidare verso casa molto veloci per le strade di Toronto. In entrambi questi film abbiamo lavorato col direttore della fotografia Peter Suschitzky, meraviglioso direttore della fotografia, molto sensibile, una compagnia fantastica e di grande aiuto. Fare quel film mi ha lasciato degli splendidi ricordi. Trovo difficile riguardarlo, ma farlo è stato fantastico.

La mostra Evolution mostra in modo molto netto l'evoluzione registica di Cronenberg. Cosa ne pensa?

Credo sia molto eccitante perché si parte con l'ossatura di quello che costituisce la sua immaginazione e che è essenziale, crudo, non tanto per il modo in cui lui racconta ma per i temi che sono davvero inquietanti. Poi, man mano che è maturato e invecchiato ha messo della carne su quello scheletro che è rimasto uguale, e dal momento che è lo stesso dei suoi primi film lo si avverte anche nelle storie in apparenza più convenzionali: il senso di pericolo, l’atmosfera, la stranezza, credo sia quello che crea la tensione nel lavoro di Cronenberg e che lo rende unico e speciale come regista. M. Butterfly ad esempio non l’aveva nemmeno scritto lui ma c’è il suo spirito, è una sua tipica storia anche se non ha avuto un grande successo. C’è un profumo di Cronenberg anche ne La promessa dell'assassino, dove recita mia moglie, questo senso incombente di pericolo e di violenza che può esplodere da un momento all'altro e alla fine lo fa. Penso che i suoi primi lavori siano contenuti negli ultimi e questo lo rende lo straordinario regista che è.
 



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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