Interviste Cinema

Il Filo Nascosto: il nostro incontro a Londra con PT Anderson

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Il regista ci parla del suo nuovo film in uscita nei cinema italiani il 22 febbraio.

Il Filo Nascosto: il nostro incontro a Londra con PT Anderson

Il filo nascosto (nei cinema italiani da giovedì 22 febbraio), il nuovo film di Paul Thomas Anderson con Daniel Day-Lewis, è la storia di un'ossessione e di un grande amore. E anche la storia di due persone molto diverse tra loro che casualmente si incontrano, si innamorano e faranno saltare tutti gli schemi che si sono imposti.

In occasione della presentazione a Londra, abbiamo parlato del film (candidato a 6 Premi Oscar 2018), di recitazione, di ossessioni, e molto altro con il regista PT Anderson.

Cosa ne pensa del mondo della moda dopo questo film, ho letto che l'abbia scelto per ragioni puramente cinematografiche.
Ci sono molte ragioni, una è che Reynolds, che ha un rapporto cosi complicate con le donne, a livello sentimentale, è poi circondato da sole donne, che lavorano per lui. La figura della sorella che gestisce gli affari, lo spettro della madre che supervisiona. Questo per me è un panorama unico che appartiene al mondo della moda. Forse ora non è più così, ma negli anni 50, era un mondo prettamente femminile.

Lo conosceva?
Per niente. Ho guardato dei documentari, e la serie Project Runway, (la moda) mi è sempre piaciuta abbastanza da comprare Vogue ogni tanto, e sfogliarlo e ammirare la bellezza degli abiti, delle foto, ma ho dovuto imparare moltissimo: dalle basi proprio, da come si prendono le misure, da come si taglia; era come una lingua per me completamente ignota e sconosciuta. Abbiamo avuto un aiuto fantastico dal V&A, mi hanno spiegato tutto come fossi un bambino di 5 anni. Sono stati tutti incredibilmente generosi con il loro tempo.

In italiano abbiamo un’espressione, genio e sregolatezza. Qui invece il protagonista è piuttosto ossessivo compulsivo, lei dove si colloca?
Non lo so, cerco di non romanticizzare troppo certi atteggiamenti, sicuramente credo sia possibile vivere una vita molto creativa e avere spazio per gli altri, e so che molte persone creative non si sentono affatto creative, ma solo privilegiate perché possono trattare chiunque come vogliono, e ce ne sono molti, di uomini in particolare, che hanno una lunga storia di figli e amanti, e mogli, che hanno sofferto per loro, che hanno sofferto per il loro egoismo.
Questo può essere interessante per dare forma a un personaggio, ma non lo è per me. Nella mia vita non mi rapporto così. Affatto. Ho una famiglia alla quale tengo molto più di quanto tenga a fare film.

Dobbiamo aspettare un po', nel film, per scoprire chi è Alma e a chi sta parlando, perché ha deciso di introdurre queste parti nel film?
È un mero espediente, forse un po' scontato, l’abbiamo visto moltissime volte, specialmente in questo genere gotico romantico, da Daphne du Maurier, a Shirley Jackson, a Hitchcock, dove la donna comincia la storia da narratrice, alternando passato e presente, è l'idea di tenere il pubblico sulle spine, ma anche per coprire alcuni argomenti che altrimenti prenderebbero troppo tempo per essere spiegati e far conoscere l’eroe, e per vedere la storia attraverso i suoi occhi, che in questo caso penso fosse super importante, perché quando hai Daniel, il pubblico si aspetta che sia lui l'eroe, il protagonista, cosa che per me non è. Questa è la storia di Alma. Per cui, usare questo espediente, e vedere subito un personaggio come Daniel, crea un’aspettativa piuttosto unica.

Cosa l'ha spinta ad avvicinarsi al romanzo gotico?
Non saprei. Ma non ho smesso di pormi questa domanda. Sicuramente volevo fare un film in Inghilterra, ed era l'ambiente adatto. Di solito sono ambientati nella campagna desolata.

Come ha trovato Vicky Krieps (la protagonista femminile del film, nel ruolo di Alma)?
Sono successe due cose, ho guardato questo film tedesco, di qualche anno fa, The Chambermaid, e lei era la protagonista, e il direttore del casting stava mandando materiale per provini ad una vasta categoria di attrici, puntando alle attrici dell'Est Europa, della Scandinavia, o comunque del nord. Dopo aver visto il film per me è stato evidente che lei fosse la persona giusta. E non abbiamo cercato nemmeno più. A ragione credo.

Pensa che fosse intimidita da Daniel Day Lewis?
Penso di si, è una persona che mette soggezione, è un grandissimo attore, ma credo che abbia scoperto subito che questa intimidazione svanisce immediatamente. E lei e molto, molto dura. E ben corazzata. In questo senso assomiglia ad Alma.

Rispetto a Il petroliere, dove c'era un libro, come avete affrontato la sceneggiatura?
Non è stata questa la differenza più grande, ma l’ambientazione. Lì si scavava per cercare petrolio, non c’erano molte scelte stilistiche. Dovevamo fare scelte molto pratiche. Altrimenti si moriva.
Qui invece è stata tutta una scelta stilistica. E di status. E di gusti personali.

Ha lavorato con dei grandi attori, come cambia il suo stile di regia, se cambia
Semplicemente mi adatto un po' e anche loro si adattano un po', se preferiscono provare molto prima di girare si prova, oppure no, a me piace prendere un certo numero di ciak, non una cifra sproporzionata, ma allo stesso tempo, come regista, sei tu che devi occuparti di loro, se sono nervosi, aspetti che si calmino, si cerca di lavorare insieme da amici ecco. Per me non funziona dire, ora gli faccio vedere io il mio metodo e quello che devono fare. A me piace lavorare all'unisono e portare insieme le cose in avanti.

Cosa prova per le numerose candidature all'Oscar?
Non cambieranno il mio lavoro ma è una cosa fenomenale per il film. Più gente lo andrà a vedere, lo terranno di più in sala, se ne parla di più. Ho ricevuto più messaggi e email del solito, nemmeno quando è nato mio figlio ne ho ricevuti così tanti, è folle, ma significa che ci tengono, davvero, e sicuramente è importante per gli studios, e per me vale come riconoscimento, ma praticamente, per ora non è cambiato niente.

Ha dedicato questo film a Jonathan Demme, come mai?
Perché era un mio grande amico ed è morto mentre giravamo. Per me era un regista eroe.



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