Interviste Cinema

Il filo nascosto: ce ne parla la protagonista femminile Vicky Krieps

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Il film di Paul Thomas Anderson, con protagonista Daniel Day-Lewis, è candidato a 6 Premi Oscar 2018 e ariverà nei nostri cinema giovedì 22 febbraio.

Il filo nascosto: ce ne parla la protagonista femminile Vicky Krieps

Il filo nascosto, nei cinema italiani dal 22 febbraio, è ambientato nella Londra egli anni 50 dove il rinomato sarto Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) e sua sorella Cyril (Lesley Manville) sono al centro della moda britannica, realizzando i vestiti per la famiglia reale, star del cinema, ereditiere, debuttanti e dame sempre con lo stile distinto della casa di Woodcock.

Le donne entrano ed escono nella vita di Woodcock, dando ispirazione e compagnia allo scapolo incallito, fino a quando non incontra una giovane e volitiva donna, Alma, che presto diventa parte della sua vita come musa ed amante. La sua vita attentamente "cucita su misura", una volta così ben controllata e pianificata, viene ora stravolta dall'amore.

Ad interpretare Alma, il regista Paul Thomas Anderson ha chiamato Vicky Krieps.
In occasione della presentazione del film a Londra, abbiamo avuto l'occasione d'incontrare la giovane attrice e di parlare con lei del suo ruolo nel film candidato a 6 Premi Oscar 2018 e del suo rapporto con il protagonista Daniel Day-Lewis.

Come ha costruito il personaggio di Alma, da dove è partita?
Non si vede molto di lei, ma Alma ha un enorme background. Che io ho scelto di darle, e che ha influenzato molte scene. Sappiamo che viene dall'Europa dell'est, e che è scappata dalla guerra. Questo è tutto quello che sapevo. E da lì ho cercato di capire attraverso ogni piccolo indizio della sceneggiatura, chi fosse. Per esempio nella prima scena loro si incontrano in una chiesa, per cui ho pensato che per lei la religione fosse importante. Poi mi è sembrata una persona umile ma forte, e mi ha fatto pensare alla mia nonna che ora non c'è più, ma che come lei era una giovane donna durante la guerra, e questo mi ha dato molte altre informazioni. Sapeva cosa volesse dire la morte, era dovuta emigrare, e prendersi cura della sua famiglia, doveva lavorare e non lamentarsi mai. E questo riguarda tutte le donne di quel periodo. Donne incredibilmente forti.

Questa precisione e attenzione ai dettagli viene dal teatro, che ha praticato?
Diciamo che sono una persona incredibilmente testarda e devo assolutamente conoscere tutto di quel personaggio per poterlo capire e come funziona. Non smetto mai di chiedermi il perché sia così. Mi piace capire le persone, la natura umana. Non potrei mai accettare un personaggio senza sapere il perché faccia certe cose.

Ha scoperto molto dopo il ruolo per il quale aveva fatto il provino e con chi avrebbe lavorato, cosa ha provato?
Appena l'ho scoperto ho semplicemente cercato di non pensarci troppo. Poi ho scoperto che non avremmo fatto prove, e quindi ho cercato davvero di dimenticarmene ancora di più, e provare a rendermi completamente vuota. Ho dovuto allontanare tutte le mie paure. Ma con mio grande disappunto non ci sono riuscita del tutto e quando ho incontrato Daniel Day Lewis, il primo giorno sul set, ero davvero molto tesa e nervosa.

Ha incontrato Daniel Day Lewis senza che fosse nel personaggio?
L'ho incontrato una volta sola, a giugno scorso in un bar a Covent Garden qui a Londra, e solo per fare una lettura della sceneggiatura. C'era anche Paul (Thomas Anderson) una cosa pazzesca, perché abbiamo cominciato a leggere e il film era già lì nella stanza. Una cosa incredibile che non mi sarei mai nemmeno permessa di pensare, specialmente con un regista come lui. E specialmente per chi sono io, un'attrice sconosciuta del Lussemburgo, che non è certo famoso per dare natali ad attrici. Ma in quel momento, a quel tavolo, io ero a casa. Una cosa bellissima. Che ho conservato e alla quale attingevo per farmi forza in seguito.
E poi l'ho rincontrato dopo il film, ed ero davvero felice di rivederlo, perché nella sua vita vera è incredibile, una persona così divertente e libera.

E cosa ne pensa, lei, Vicky, del personaggio di Daniel Day Lewis, Reynolds?
Dovevo capire prima di tutto perché lo amasse, per me è stata la cosa più difficile. Credo fosse l'artista in lui, il genio e l'artista, imprigionato nel suo io, forse anche la curiosità di riuscire a capire chi veramente fosse. Ci sono dei momenti in cui Reynolds si apre totalmente all'amore, e in quegli sprazzi si vede chi è, si permette di essere felice.
Credo che sia un film femminista perché sottolinea la forza delle donne che, seppur non reclamando niente, sono ovunque e fanno, letteralmente agiscono, e smuovono le cose. Da qui viene anche la scelta del nome, Alma, che significa anima. Con Paul stavamo cercando un nome, mi aveva chiesto di sceglierlo e io ne ho proposti 5, il mio preferito era Alma, poi, parlando di Hitchcock è venuto fuori il nome della moglie, che appunto era Alma, e ho guardato il filmato di quando è stato premiato con l'Oscar alla carriera dall'American Film Association, e l'ha ringraziata pubblicamente, forse per la prima volta: se guardate il viso di Alma in quel momento, la sua espressione, di umiltà sorpresa e attenzione, si capisce che nessuno l'aveva mai fatto. E darle questo nome per me è stato anche onorare questa donna.

Quando ha capito, leggendo la sceneggiatura, che Alma in realtà è la protagonista?
Quando ho fatto il provino, avevo un piccolo monologo, leggendo la sceneggiatura mi sono resa conto che era uno dei personaggi principali, poi quando abbiamo iniziato a lavorare, con Paul, lui stranamente un giorno si è scusato dicendomi, sai è il mio primo film con una protagonista femminile, e ci siamo guardati, e forse anche lui se ne è reso conto in quel momento. Ma ora, a guardarlo, forse posso dire che Alma e Reynolds sono la stessa creatura.



Come descriverebbe la loro relazione?
Lei è la sua musa, ma ci sono anche molte contraddizioni.
Ed è proprio quello che mi è piaciuto. La vita e le relazioni in genere sono basate sul dialogo, un duello che diventa duetto, non è facile e ti fa sentire a disagio, ma Alma ha il coraggio di cercare il dialogo cosa che molte persone dimenticano. Il film per me è la storia di due persone che attraversano tutti gli aspetti di una relazione, e di un matrimonio.

Cosa l'ha fatta decidere di diventare attrice, visto che come ha detto lei, venendo dal Lussemburgo non era proprio la prima cosa a cui pensare
Credo sia stata una scelta subconscia perché in realtà non ho mai davvero deciso. Sono affascinata dalla telecamera, assolutamente, forse è la cosa che mi attirava di più. Mi sono sempre chiesta come sia possibile che una cinepresa possa svelare i miei sentimenti, come può vedere cosa sto pensando, anche se tengo gli occhi chiusi, perché è possibile, lo spettatore lo vede.

Che sensazioni ha riguardo il fatto Il filo nascosto potrebbe essere l'ultimo film di Daniel Day Lewis mentre per lei l'inizio di una lunga carriera?
Onestamente non saprei. Rispetto molto la decisione di Daniel, è una decisione privata, e apprezzo chi predilige il privato sulla professione, ma riguardo la mia di carriera non saprei. Forse sono ancora troppo coinvolta, dovrei avere più tempo. Mi chiedono se la mia vita è cambiata ma è cambiata solo l'attenzione che ricevo. Sono mamma di due bambini piccoli, vivo a Berlino, non ho segreti, cucino, e faccio ancora le stesse cose.



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