Interviste Cinema

Il disastro del sommergibile nucleare Kursk: Thomas Vinterberg alla Festa di Roma

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La storia vera di ventitré marinai rinchiusi nelle profondità del mare in un kolossal europeo.

Il disastro del sommergibile nucleare Kursk: Thomas Vinterberg alla Festa di Roma

Un kolossal europeo, girato in inglese, non è la collocazione abituale di un regista come Thomas Vinterberg, premiato ormai vent’anni fa a Cannes per Festen, e fra i fondatori del movimento Dogma 95. “È stato Matthias Schoenaerts a propormi il film”, ha spiegato lui stesso alla stampa presente alla Festa di Roma, riferendosi a Kursk, il racconto dell’incidente avvenuto nel 2000 che imprigionò 23 marinai russi all’interno di un sommergibile nucleare nelle profondità del mare di Barents. “Decidere se fare un film non è sempre una scelta razionale”, ha dichiarato ancora Vinterberg, “come quanto incontri una persona e ti attrae. Di solito leggo la sceneggiatura e mi domando come potrei contribuire alla storia. Qui mi ha commosso la figura di Mikhail, il personaggio interpretato da Matthias Schoenaerts; ci sono poi molti dei temi ricorrenti della mia carriera, come la famiglia, la giustizia, l’uomo contro la burocrazia e l’indignazione politica, oltre all’amore e la perdita e alla fine la morte.”

Un cast composto, oltre al già citato Schoenaerts anche da Léa Seydoux, Colin Firth, nei panni dell’ammiraglio della marina inglese che offrì il suo aiuto, Max Von Sydow, August Diehl. Nessuno, però, che interpreti Putin, all’epoca capo dello stato, anche se “da solo cento giorni, per cui la mia scelta artistica è stata di non includerlo, non volevo il film ridotto a un’accusa verso l’uno o l’altro, anche perché non sappiamo quanto e se sia stato coinvolto. Non sappiamo chi della Marina abbia preso la decisione, ci è sembrato più giusto cambiare i nomi, nel mescolare la realtà con la parte di finzione. È un via di mezzo, visto che non c’è una verità ufficiale che ci dice cosa sia realmente accaduto, anche se ricerche approfondite e referti tossicologici ci aiutano parecchio. Abbiamo poi utilizzato consulenti russi, oltre all’ammiraglio britannico interpretato da Colin Firth nel film. C’è una persona reale, diventato un eroe in Russia, che fu molto coraggioso, ma non aveva figli, per cui abbiamo messo insieme più persone per rappresentare i marinai in maniera fedele. Un costante bilanciamento difficile, a partire dalla sfida di girare in inglese con attori europei, invece che in russo, che ci ha spinto a cercare di essere ancora più reali”.

Sollecitato, ancora una volta, sull’esperienza di Dogma 95, ha detto: “è stata una rivolta per mettere a nudo il cinema conservatore e della mediocrità, con un grande rischio, avveratosi a Cannes nel 1998: il fatto che diventasse un successo, facesse moda e non fosse più nudo, ma vestito con un vestito iper smart. Per cui da quel momento non ho più fatto film con quelle regole, ma mi sono portato dietro la voglia di cercare la fragilità e la purezza come in quei film. Le comunità, poi, mi hanno sempre attratto, essendo cresciuto in una comune in cui tutti eravamo nudi, con le pubenda esposte. Come nel set, in cui si crea un rapporto incredibilmente intenso per un periodo e poi tutti vanno per la propria strada, un trauma terribile dal quale non recupero mai. Come in Dogma 95 sono attratto dalle persone che si uniscono. Amo poi lo sguardo dei bambini, non corrotto nei confronti di un mondo corrotto, la purezza di visione che apre e chiude anche Kursk.”

Ha citato, poi, fra i riferimenti cinematografici per questo film U-Boot 96, oltre a Il cacciatore e “alcuni film di David Lean, fra credibilità umana e grandezza”. Parlando della scelta di non usare personaggi reali, ma cambiare nomi e storie, ricorda come lo sceneggiatore del film, Robert Rodat, “abbia fatto lo stesso nel suo Salvate il soldato Ryan, in modo da unire più vicende e diventare più universale. Non ho contattato le famiglie dei sopravvissuti perché avrei alimentato l’idea che avevo raccontato il loro privato. A noi occidentali sembra naturale salvare anche solo un uomo, mentre un paese come la Russia, che ha pianto 250 mila morti nella sola difesa di Stalingrado, potrebbe può rispondere diversamente alla domanda: salvare 23 marinai o l’orgoglio e i segreti nucleari?

Kursk di Thomas Vinterberg uscirà prossimamente nelle nostre sale distribuito da Videa.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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