Interviste Cinema

Il diritto di contare: il nostro incontro esclusivo con le protagoniste del film

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Il film di Theodore Melfi con Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monáe arriva nei cinema l'8 marzo.

Il diritto di contare: il nostro incontro esclusivo con le protagoniste del film

Tratto dal libro di Margot Lee Shetterly, Il diritto di Contare (in originale Hidden Figures), nei cinema italiani dall'8 marzo, racconta di tre donne afroamericane realmente esistite, il cui lavoro alla NASA all'inizio degli anni 60 risultò fondamentale per fare in modo che John Glenn divenne il primo astronauta americano a entrare in orbita intorno alla Terra. Diretto da Theodore Melfi, il film racconta dunque la storia vera di Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaighan (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monáe). Noi di Comingsoon.it abbiamo incontrato qualche mese fa le tre protagoniste sul set ad Atlanta, dove Il diritto di Contare è stato quasi interamente girato.

Partiamo ovviamente dai personaggi. Come vi siete preparate per impersonare queste tre donne così diverse da loro?

Taraji P. Henson - Come preparo tutti gli altri personaggi, con un sacco di ricerche. All'inizio il film mi spaventava moltissimo perché non ho mai avuto una mente scientifica, quando studiavo era la materia che mi dava più problemi. Però mi piace faticare, confrontarmi con le mie paure, e per questo il personaggio è diventato ogni giorno più affascinante. Ho avuto l'opportunità di incontrare la vera Katherine, ciò che ho percepito dai suoi racconti è che, nonostante il suo grande talento, preferiva non prendersi troppo sul serio, e questo lo condivido con lei. Un altro elemento che ci accomuna è il senso di appartenenza a una squadra: lei adorava lavorare all’interno di team di professionisti, così come io non sono un’attrice egoista in scene in cui recito con i miei partner. C'è una forza interiore molto posata in lei. Credo che dipenda dalla sua mente matematica che la rende calma, metodica, come se gravitasse intorno alle altre persone senza esserne sfiorata. Ho provato a restituire qualcosa di questo quando l'ho impersonata.

Octavia Spencer - Ho sentito molto la responsabilità di rappresentare una donna veramente esistita, che ha lasciato un'eredità così importante. Quando ho iniziato a fare ricerche su Dorothy all'inizio ho trovato pochissimo, per fortuna la sceneggiatrice Allison Schroeder si era documentata magnificamente su tutti i personaggi e mi ha aiutato con moltissimi appunti. E poi abbiamo usato gli archivi della Nasa e sul libro di Margot Lee Shetterly, altrettanto preziosi. L'arco narrativo di Dorothy riguarda soprattutto il fatto che lei voleva diventare un Supervisor del reparto computer ma non le era concesso a causa del colore della sua pelle.

Janelle Monáe - E' il mio secondo ruolo come attrice dopo Moonlight, dove ero stata sul set solo per pochi giorni. Ho ottenuto la parte tramite audizione. Mi sono subito rivista in Mary Jackson, nella sua volontà di ottenere ciò che credeva le spettasse anche contro le ingiustizie razziali del tempo. Nel campo musicale in cui mi sono affermata spesso ho dovuto combattere un tipo molto simile di battaglie. Era una donna appassionata, briosa, intelligente, non accettava altro che ciò che le era dovuto, sia per lei che per le donne in generale. Non essendo ancora un'attrice consumata devo scegliere ruoli in cui posso riconoscermi e la sua decisione nel non permettere a nessuno di confinarla dentro figure stereotipate di moglie, donna o afroamericana, è qualcosa che condivido fortemente, e che ho messo nella mia musica fin dall'inizio.

Oltre alla storia personale delle tre donne Il diritto di Contare parla anche di un'epoca in cui segregazione razziale e battaglia per i diritti civili erano fattori contrari e determinanti della società americana

Octavia Spencer - Uno dei pregiudizi più radicati all’epoca voleva che la maggior parte delle donne afroamericane non avessero ricevuto un’educazione adeguata negli anni 50 e 60. La verità è che semplicemente non avevano a disposizione molte opzioni o scelte per poterla adoperare. La NASA fu una delle istituzioni che cambiò la concezione delle donne come incapaci di produrre risultati valevoli per scopi scientifici. Il personaggio di Kevin Costner dichiara nel film che alla NASA non può esserci discriminazione o peggio ancora segregazione perché la scienza è scienza. Nessuna differenza di razza o sesso.

Janelle Monáe - Devo essere onesta, quando ho letto lo script la prima volta mi sono infuriata con me stessa perché non sapevo nulla di queste donne incredibili, le quali hanno scritto la storia del nostro Paese lavorando nell'ombra. Mary è più giovane delle altre due protagoniste, fa parte di quella generazione che poi andrà a protestare per strada per i propri diritti, quella delle Black Panthers tanto per intenderci. Lei non accetta più ciò che Katherine e Dorothy hanno invece dovuto sopportare in vita loro.

Taraji P. Henson - Non so nulla della segregazione, negli anni 60 non ero nata e sono cresciuta nel periodo dell'integrazione. A quei tempi le donne vivevano una vita del tutto differente, l'ho imparato prima di tutto dai racconti di mia nonna. E lo capivo anche dal modo in cui si occupava di mio nonno e di tutta la famiglia, era una concezione diversa del gruppo familiare. Lei crebbe nel Sud della segregazione, e ne ha portato dentro le ferite per tutta la sua vita.

Octavia Spencer - Vero, anche io ho imparato molto da mia madre. Quando ero giovane non avevo altri modelli perché mi bastava il suo. Una donna molto pratica che faceva svariati lavori per mantenere i suoi sette figli.

Mrs. Spencer lei ha vinto l'Oscar per The Help, un film ovviamente diverso ma ambientato nello stesso periodo. C'è un filo che lega Il diritto di Contare a quel lungometraggio?

Octavia Spencer - Credo che i due film possono essere accostati perché denunciano il modo in cui le donne, e mi riferisco soprattutto a quelle afroamericane, fossero "invisibili" a prescindere dal loro ruolo nella società americana. Per loro era difficilissimo emergere come persone, e io mi sento in qualche modo il prodotto delle loro lotte: il fatto che sia un'attrice, una figura pubblica, e adesso mi ritrovi a dar loro volto sul grande schermo è una sorta di triste ironia. Posso dirlo senza problemi, dover indossare i panni di donne così discriminate non è una cosa piacevole.

Se doveste riassumere Il diritto di Contare in una sola parola, quale scegliereste?

Taraji P. Henson - Armonia, affiatamento. Non solo tra noi tre ma soprattutto nella storia. L'equilibrio tra i tre personaggi ad esempio è portentoso: Katherine è quella timida, non parla molto, solo quando ha qualcosa da dire. La sua mente è quasi sempre concentrata sui calcoli. Mary invece è sempre in movimento, non riesce proprio a star zitta, prende la parola e afferma la sua indipendenza. Dorothy è la più saggia ed equilibrata del trio, quella che fa da chioccia alle altre due in qualche modo. Non potevamo avere personaggi migliori per esprimere le nostre qualità come attrici.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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