Interviste Cinema

Il delitto Mattarella: Aurelio Grimaldi racconta la sua versione dell'assassinio del politico democristiano siciliano

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Un film di impegno civile, molto documentato, quello di Aurelio Grimaldi che racconta ne Il delitto Mattarella il clima politico e criminale legato all'uccisione nel 1980 del presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella.

Il delitto Mattarella: Aurelio Grimaldi racconta la sua versione dell'assassinio del politico democristiano siciliano

La passione è incontenibile. Quella con cui Aurelio Grimaldi parla del suo nuovo film d’impegno civile, di denuncia, Il delitto Mattarella. Viene citato molte volte Francesco Rosi, si parla di politica, di fatti, di atti processuali, raramente del film, in una conferenza stampa tenutasi alla Casa del cinema di Roma, anche se noi abbiamo avuto modo di seguirla solo con un collegamento, problematico, per via digitale. Il palco dei relatori era molto affollato, come consueto per gli incontri sui film italiani, meno in questi giorni di distanziamento. I protagonisti sono: David Coco, nei panni del politico DC, Donatella Finocchiaro, in quelli della moglie, poi Leo Gullotta, Francesco Di Leva, Tony Sperandeo.

Anche se a parlare è stato quasi sempre e solo lui, il regista, molto coinvolto dalla storia troppo presto dimenticata dalla memoria collettiva nazionale  del politico riformatore, fratello maggiore dell’attuale presidente della repubblica. Piersanti Mattarella era presidente della regione Sicilia per la Democrazia Cristiana quando venne ucciso il 6 gennaio 1980 da un giovane killer, che scambiò una lunga occhiata con la moglie, seduta accanto al marito in macchina mentre l’assassino si avvicinava e esplodeva molti colpi di pistola, in due momenti, avvicinandosi.

Grimaldi ha raccontato di aver incontrato il figlio di Piersanti Mattarella, che aveva aperto il governo locale ai comunisti come stava per fare Moro a livello nazionale, ucciso a sua volta poco prima a Roma, e che vedeva questo quarantacinquenne siciliano come un futuro leader del partito nazionale. I problemi per lui erano più all’interno dell’isola, dove aveva ostile quasi tutta la DC, soprattutto la corrente andreottiana capeggiata da Salvo Lima, discusso sindaco di Palermo, ucciso a sua volta pochi anni dopo. “Ho incontrato il figlio, l’ho inondato di domande”, ha detto Grimaldi, “mi ha risposto con molta pazienza e buona volontà, suggerendomi un paio di modifiche importanti al film. L’altra figlia oggi è segretaria generale dell’Assemblea siciliana.”

Mentre si sta recando a messa, io giorno dell’epifania, il presidente della regione Mattarella, come al solito nei giorni festivi, aveva concesso di tornare dalle famiglie agli agenti della scorta, finendo ucciso a sangue freddo. In seguito, una serie di depistaggi chiamarono in causa il terrorismo di sinistra, mentre le indagini di Giovanni Falcone portarono alla luce legami fra mafia, eversione di estrema destra, Gladio, servizi deviati, banda della Magliana. Il delitto Mattarella ricostruisce, con una serie di cambi di registro e tono e flashback, il clima poltico di quei giorni, con il tentativo del leader politico di porre fine a commistioni fra politica, appalti truccati e criminalità organizzata. La sua tesi, visto che di processuali non ce ne sono mai state, nonostante la vedova abbia riconosciuto in ogni sede il giovane neo fascista Valerio Fioravanti, è che la mafia si sia alleata con la destra estrema romana (e la banda della Magliana) in cambio dell’evasione del carcere palermitano dell’Ucciardone del leader neofascista Concutelli.

“Oggi pochi giovani conoscono Piersanti”, ha proseguito Grimaldi, “se non come possibile parente del presidente, mi rendo conto che questo film lo faccio ora solo grazie al suo cognome. Non asserisco niente riguardo al coinvolgimento di Andreotti, che non faccio mai parlare, ma cito solo sentenze definitive, quella per esempio di concorso esterno in associazione mafiosa, che lo ‘riconosce colpevole dei delitti ascritti fino al 1980, anche se i sono prescritti per decorrenza dei termini’. Sono fatti documentati che quando veniva in Sicilia non parlava coi giornalisti, solo Lima rispondeva per lui. Veniva perché la sua corrente nell’isola aveva un peso importante, pari solo alla colonna romana. Mi indigno che una persona come lui che sapeva che Mattarella sarebbe stato preso di mira sia morto ultranovantenne nel suo letto, mentre il politico siciliano sia stato uccido a 45 anni”.

Il delitto Mattarella uscirà nelle sale dal 2 luglio, distribuito da Cine 1 Italia.

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  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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