Interviste Cinema

"Il cambiamento nella mia Arabia Saudita": Haifaa Al Mansour ci racconta La candidata ideale, al cinema dal 3 settembre

23

Incontro con Haifaa Al Mansour, regista che viene da un paese in cui il cinema esiste da pochissimi anni come l'Arabia Saudita, che ci racconta La candidata ideale, storia di una donna che entra in politica presentata in concorso a Venezia 2019. Il film arriva nelle sale italiane dal 3 settembre distribuito da Academy Two.

"Il cambiamento nella mia Arabia Saudita": Haifaa Al Mansour ci racconta La candidata ideale, al cinema dal 3 settembre

“Le cose stanno cambiando, e vedere Mila presentarsi piena di libertà, con i capelli e il vestito che voleva, mi ha riempito di gioia. Ha avuto la libertà di presentarsi come si sentiva in pubblico, e questo per una donna è molto importante.” Brillano gli occhi a Haifaa Al Mansour, quando ricorda il tappeto rosso veneziano della protagonista, Mila Al Zaharani, del suo quarto film, La candidata ideale, in arrivo nelle sale italiane dal 3 settembre distribuito da Academy Two, dopo essere stato presentato in concorso alla Mostra di Venezia.

La regista saudita si è fatta conoscere per la sua opera prima, La bicicletta verde, e dopo un paio di film americani come il marito, diplomatico di stanza in Arabia Saudita, Mary Shelley e Dacci un taglio, torna a girare in patria la storia di una giovane medico che si candida al consiglio municipale della propria città, creando scompiglio nella comunità conservatrice e patriarcale di zona. Un po’ quello che è successo a molti nel vedere una donna come la Al Mansour girare un film per la strada, con protagonista una stella della televisione saudita come Mila Al Zahrani.

“un film che racconta la condizione femminile nell’Arabia Saudita di oggi”, come l’ha definito Federico Gironi nella sua recensione del film. “Piccoli gesti di grande rilievo; dettagli e sfumature che sono solo in apparenza secondari: quelli che animano il cuore delle trasformazioni, e ti fanno continuare a guardare a dispetto dell’elementarità del tutto. Che rendono personaggi come quelli delle protagonista, delle sue sorelle e di suo padre - imperdibile, con la sua indolenza sofferta e il fare insofferente ma sornione - più apprezzabili e complessi di quello che appaia in superficie.

Leggi anche La candidata ideale: la recensione del film di Haifaa Al-Mansour in concorso al Festival di Venezia 2019

“Il cambiamento non avviene da un giorno all’altro, è un processo, ci vuole tempo e gradualità.” Così ci dice saggiamente la regista, che abbiamo incontrato per parlare del suo La candidata ideale.

Nel suo paese il cinema stesso è qualcosa di nuovo, da poco sono state aperte le sale. Che differenza nota fra il mondo occidentale e l’entusiasmo nel suo paese per questa novità così attesa?

È fantastico, perché in occidente tutti parlano del cinema come obsoleto, della vittoria dello streaming, mentre in Arabia Saudita è l’opposto tutti vanno al cinema, è pieno di appassionati, è la grande novità. Abbiamo famiglie numerose, io sono l’ottava di dodici fra fratelli e sorelle, solo io con le mie sorelle e i nostri figli siamo già venti persone che vanno al cinema, riempiamo quasi un cinema. La gente ha tanta voglia di questo intrattenimento, specialmente perché per tanto tempo non ha avuto la possibilità di approfittarne. È molto importante aver riportato l’arte in Arabia Saudita, rendendola una società più tollerante, considerato come sia stata conservatrice e contro l’arte e le donne. Ora sta diventando per la prima volta più liberale, le donne possono viaggiare senza un tutore maschio e guidare, anche se molte ancora non lo fanno perché sono molto tradizionaliste. È un processo in corso, ci vorrà tempo perché tutti accettino queste novità, sono anche le donne che devono prendere l’iniziativa e chiedere di più.

Le capita mai di essere apostrofata da qualcuno in malo modo perché una donna non dovrebbe fare cinema?

Continuamente. Le faccio un esempio, mentre giravamo La candidata ideale in un quartiere molto conservatore, c’era un signore che interrompeva continuamente le riprese urlando, mentre avevamo poco tempo. Abbiamo chiamato la polizia, che ha visto che avevamo i permessi. Una cosa del genere non sarebbe mai successa prima, cinque anni fa la polizia avrebbe dato ragione all’uomo. 

Nel film mostra le donne nella loro intimità quotidiana, qualcosa che non si mostra comunemente. Quanto era importante per lei farlo?

Molto. La società femminile è sempre stato chiusa, nessuno la conosceva se non le donne stesse. È qualcosa che deve finire, bisogna aprirsi, il primo passo per rendere la società femminile meno segregata è far lavorare donne e uomini insieme nei posti di lavoro, cosa che sta avvenendo in alcune società per la prima volta. Naturalmente devono imparare a stare insieme, cosa mai avvenuta in Arabia Saudita a uomini e donne. Non vedevi nessun uomo se non tuo fratello e tuo padre.

Pensa che il cinema possa aiutare il cambiamento?

Credo di sì. Non è magico, ma tutto quello che è cultura, dall’arte alla moda, più contribuire a un cambiamento graduale. Vorrei che la gente vedesse il film e si identificasse, amasse la musica come veicolo per entrare nella storia di una donna che vuole fare politica. Vengo da una piccola cittadina e i miei parenti sono molto conservatori, si coprivano integralmente. Poi lo scorso anno molti hanno deciso di coprirsi solo con l’hijab, lasciando il viso scoperto. Il che è fantastico, un grande passo avanti per loro, con l’approvazione della famiglia.

La società e la politica nel suo paese stanno cambiando alla stessa velocità o la società è più veloce?

È molto complicato. Da una parte siamo un popolo molto giovane, con ben il 70% della popolazione al di sotto dei 30 anni di età. Ci sposiamo molto giovani e facciamo tanti bambini. Questi giovani vogliono innamorarsi, andare sui social media, al cinema, fare un sacco di cose. Sono in questo senso la spinta che porta i politici verso il cambiamento, che qualche volta è visto con diffidenza, ad esempio dalle donne, che ora possono guidare ma sono ancora spaventate dal giudizio altrui. In questo senso, quindi, la politica sembra più avanti della società. È una questione complessa, piena di stratificazioni, il cambiamento qualche volta proviene dalla politica e altre dalla società.

Ha dovuto dialogare con le autorità per avere l’autorizzazione a girare il film?

Mandi la sceneggiatura e aspetti cosa hanno da dire. Nel mio caso l’hanno approvata semplicemente, senza alcun appunto da fare, il che mi ha reso molto felice. Penso che il mio film sia molto rispettoso nella maniera in cui parla delle donne e della politica. Per me celebrare l’arte non vuole dire non riconoscere come l’Arabia Saudita sia un paese religioso. Lo siamo, molto simili a voi italiani, con la religione che è parte della nostra identità. Ma anche la musica dovrebbe farne parte, come goderci il cibo, l’arte, il cinema. Personalmente ho sempre voluto raccontare storie fin da bambina, quando radunavo tutti i miei fratelli e sorelle per intrattenerli.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming