Interviste Cinema

I muscoli come corazza contro la depressione: Gerard Johnson ci parla di Muscle

Muscle è uno dei film più originali e belli della sezione Panorama Internazionale del Bari International Film Festival 2020. Abbiamo intervistato il regista Gerard Johnson.

I muscoli come corazza contro la depressione: Gerard Johnson ci parla di Muscle

Non tutti i film della sezione Panorama Internazionale del Bari International Film Festival arriveranno nelle sale italiane, ed è un vero peccato, perché, accanto titoli che per estetica e personaggi sono più simili a ciò che siamo abituati a vedere, ci sono produzioni a basso budget orgogliosamente indipendenti che sono lo specchio di un paese e del suo cinema, nonché l'espressione di uno sguardo verso un'umanità spesso fragile e annientata da una costante richiesta di forza e di azioni straordinarie ed eroiche. La società, di conseguenza, appare spesso crudele, e impietoso è, per esempio, il mondo in cui si trova a vivere il protagonista del bellissimo Muscle, un uomo di nome Simon (Cavan Clerkin) che detesta il suo lavoro di venditore in un call center e ha una fidanzata stanca e insoddisfatta. Un giorno però Simon si iscrive per 6 mesi in una palestra (l'Atlantic Gym), dove sfoga le sue frustrazioni mettendo su massa muscolare e trovando un amico e mentore nell’aggressivo Terry (Craig Fairbrass), che si introduce sottilmente nella sua vita trasformandola in un incubo. Teso e avvincente, Muscle è il terzo lungometraggio del regista inglese Gerard Johnson (nella foto in fondo all'articololo), che l'ha accompagnato a Bari e che ci ha parlato, durante una lunga intervista, del suo desiderio di descrivere un uomo che risolve la propria crisi esistenziale provando a diventare un macho.
"Credo che il tema della mascolinità sia particolarmente interessante, e siccome se ne discute molto di questi tempi, l'idea del film è arrivata proprio al momento giusto. Sono sempre stato affascinato dalla 'cultura' della palestra. Per tante persone andare ad allenarsi è come indossare un'armatura. Le braccia degli uomini che frequentano le palestre sono piene di tatuaggi e sopra quei tatuaggi si 'costruiscono' muscoli, che funzionano da scudo contro i problemi che non si riescono ad affrontare. Se vai in una palestra, in particolare una di quelle in cui sono stato per girare il film, hai l'impressione di essere in una specie di luogo di ritrovo. In Inghilterra i pub stanno chiudendo e il senso di comunità quasi non esiste più. Per questo le palestre sono diventate praticamente gli unici posti in cui gli uomini possono recarsi per tentare di superare le loro difficoltà, allenandosi o parlando con altri uomini. Io stesso, in tutti questi anni, ho realizzato quanto l'allenamento mi abbia aiutato nei momenti duri. Quindi il personaggio di Simon nasce da queste riflessioni e, come vedete nel film,  grazie alla palestra acquista sicurezza, anche se nello stesso tempo incontra il temibile Terry".

Quanti ne ha conosciuti lei di Terry?
Terry è un miscuglio di diversi personaggi, ma ricordo che, quando andavo in palestra ed ero più giovane, c'era un tipo che mi capitava di incontrare spesso, era grosso e minaccioso. Era una brava persona, in fondo, ma andava in giro per la palestra sgridando le persone che non facevano gli esercizi in modo corretto. Accadeva molti anni fa, ma rammento di aver pensato: sarebbe un personaggio fantastico per un film.

Lei ha descritto con grande intelligenza ed esattezza le dinamiche di un call center e un lavoro che Simon arriva a detestare…
La realtà del call center appare così autentica in Muscle perché io stesso ho lavorato in un call center per qualche anno, quindi quella parte del film è basata direttamente sulla mia esperienza. Vendevo le stesse cose che vende Simon, e il contenuto delle telefonate che facevo è finito nella sceneggiatura. Quel lavoro da un certo di punto di vista non mi dispiaceva, però si traduceva spesso in un inferno, e anche allora mi dicevo: sarebbe un argomento perfetto per un film. Nel nostro paese i call center vanno ancora per la maggiore, c'è molto testosterone nell'atto della vendita per telefono. Se sei disperato, ma riesci a vendere, la tua settimana diventa magnifica e l'adrenalina scorre nelle tue vene. Viceversa, se hai una brutta settimana al lavoro, vuoi fare esattamente ciò che fa Simon, e cioè distruggere tutto, perché quando sei a zero vendite è un incubo. In Inghilterra i call center hanno sostituito le fabbriche. L'unica differenza è che nei call center ti puoi vestire bene, puoi bere un caffè all'ora di pranzo e stai seduto alla scrivania dietro a un computer.

La trasformazione fisica di Cavan Clerkin ha dell'incredibile. E’ stato un lavoro impegnativo?
Quando Cavan ha fatto il provino, gli ho detto: voglio interrompere la produzione. Giriamo per qualche settimana, poi stiamo fermi per 3 mesi e poi ricominciamo da capo. Ciò significa che il mio attore non aveva poi così tanto tempo per rimettersi in forma e che è dovuto andare in palestra 5 volte alla settimana. Cavan aveva fatto giusto un paio di maratone in vita sua ma non era mai stato in palestra, quindi eravamo spaventati, perché non avevamo il budget di un film hollywoodiano, né un Tom Hardy che potesse permetterci di fermare la lavorazione per tutto il tempo che volevamo. Avevamo paura che Cavan potesse farsi male durante l’allenamento, potevamo solo sperare che il suo corpo reagisse bene e subito ai pesi. Così abbiamo chiamato un bravo personal trainer e Cavan ha fatto una dieta assurda, mangiava in continuazione: bistecche alle 6 del mattino, 5 pasti al giorno e bibitoni proteici. Però ha adorato l'esperienza e, quando ho rivisto il film ieri sera, ho avuto l'impressione di avere di fronte due attori diversi. Non potevamo fare altrimenti, non potevamo imbottire i suoi vestiti, era anche una questione di atteggiamento mentale. Ora Cavan non è massiccio come lo vedete nel film, ma ha continuato ad andare in palestra e adora allenarsi.

Il film è girato in un bellissimo bianco e nero. Perché questa scelta estetica?
Quando ho pensato di fare Muscle, ho visitato tante palestre e ho scattato molte foto. In Inghilterra sono stati girati diversi film sulla boxe, alcuni buoni e altri meno buoni, ma al di là del documentario Uomo d'acciaio, nessuno ha mai fatto un film incentrato sulla "cultura" della palestra. Guardando molte foto di pugilato, mi sono accorto che la maggior parte erano in bianco e nero. Forse è per questo che, ogni volta che pensavo alle palestre, mi venivano in mente foto non a colori. Il mio bianco e nero, comunque, è anche un omaggio alla New Wave inglese degli anni '60, che mi ha molto influenzato. Film come Sapore di miele erano tutti ambientati in città industriali e avevano uno stile da documentario. Ho tenuto presente la loro lezione. Ho visitato diverse città, ma solo Newcastle mi ha fatto innamorare, proprio perché incarnava l'essenza della New Wave britannica.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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