Interviste Cinema

I morti non muoiono, ma facciamo qualcosa per il pianeta: Jim Jarmusch e Bill Murray aprono Cannes 2019

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Zombie e citazioni da commedia horror ma anche un tributo agli adolescenti che potranno salvare il mondo

I morti non muoiono, ma facciamo qualcosa per il pianeta: Jim Jarmusch e Bill Murray aprono Cannes 2019

Ci pensano gli zombie a mettere da parte le polemiche che hanno segnato la viglia del 72° Festival di Cannes. Si è aperto, infatti, con l’horror venato di ironia I morti non muoiono di Jim Jarmusch, uno degli autori del cinema indipendente americano più amati qui sulla Croisette. È sembrato emozionato, circondato da un cast e dei collaboratori con cui sinceramente si trova a suo agio. “Non so come sia il film, posso dirvi che abbiamo fatto del nostro meglio”, ha detto unendo tutta la sua squadra con un abbraccio di parole sincere e convinte.

All’incontro con la stampa erano presenti, fra applausi e foto rubate dai giornalisti: su tutti il solito Bill Murray, poche parole taglienti, ironia ciondolante irresistibile e una camicia arancione commovente. Insieme a lui molti attori che già avevano lavorato con Jarmusch, come Tilda Swinton, Chloe Sevigny e Adam Driver, oltre a volti per lui nuovi come quello di Selena Gomez.

In un mondo devastato dall’incuria ambientale dell’uomo, in un piccolo paese dell’America profonda, i morti iniziano a uscire dalle loro tombe, in un film che omaggia con molti riferimenti affettuosi il re dei zombie movie, George Romero. “È stato la nostra guida, l’inventore dei morti viventi post moderni”, ha dichiarato Jim Jarmusch, che torna a Cannes a pochi anni dal bellissimo racconto dell’amore fra vampiri Solo gli amanti sopravvivono. “Le metafore inventate da Romero sono così forti che molte delle cose che ho letto sul film non le avevo neanche pensate. Non guardo indietro, ma per me Solo gli amanti sopravvivono era una storia d’amore che utilizzava la metafora dei vampiri, qui è diverso. Non volevo fare uno splatter, per cui gli zombie finiscono essiccati in un mare di polvere, non volevo bagni di sangue, che ho limitato alla scena della loro prima apparizione”.

Una commedia horror”, così definisce il film il regista, che non si ritiene particolarmente ferrato nel genere, riconoscendo l’impatto avuto in lui, come spettatore, dalla visione de La notte dei morti viventi e i successivi film di Romero, ma anche, da bambino, dei film con mostri della Universal come Dracula. “Preferisco i vampiri agli zombie. Romero è molto importante perché cambiò l’idea che si aveva degli zombie, ma anche dei mostri come Godzilla e Frankenstein, che erano una minaccia in arrivo da fuori, mentre con lui provengono dall’interno, dalla struttura sociale e sono al tempo stesso vittime e carnefici. Però, parlando di horror, posso dire che è stato molto fico incontrare per la prima volta qui, l’altra sera, Dario Argento e John Carpenter”.

Il tema ambientale è palesemente quello che sta più a cuore di Jarmusch, che vorrebbe emergesse chiaro dal film. “La cosa che mi spaventa più di ogni cosa è il fallimento nel rispondere a quello che minaccia le specie viventi di un rapido declino. Volevo bilanciare l'umorismo, senza il quale è difficile essere vivi, e l’oscurità. Mentre vediamo il pianeta in pericolo è fondamentale tornare ad apprezzare ogni giorno quanto sia incredibilmente bella la coscienza umana, un dono che ci distingue nell’universo. Non posso che essere ottimista, però, grazie alle persone che si impegnano, specie i giovani; ma il tempo corre. Ne I morti non muoiono ho voluto che la speranza forse rappresentata da chi è già emarginato dalla vita sociale e dagli adolecenti, che portano il cambiamento e sono trattati spesso male, con tutte le cose che gli succedono, anche fisicamente. È ingiusto, io sto con gli adolescenti!”.

A questo proposito, Selena Gomez non ha dubbi, “Il nostro mondo sta attraversando un periodo complesso e vorrei dire che i social media sono stati terribili per la mia generazione”, ha detto la cantante e attrice ventiseienne da 150 milioni di follower su Instagram. “Mi fa paura vedere quanto siano esposti questi ragazzi e queste ragazze. Non si rendono conto di quello che succede intorno a loro, è pericoloso come talvolta la gente non sia informata al meglio. Sono devastati, hanno a che fare con il bullismo e non riescono a crearsi una propria voce”.

Una voce ce l’ha senz’altro Bill Murray, che come nel film, anche in conferenza stampa, sembra sempre sul punto di dire qualcosa che ti farà scoppiare a ridere; che lo faccia o meno, è già questo un dono raro frutto del carisma. “Cosa mi fa paura?”, ha detto, “trovo Cannes spaventosa”. In un momento di rara serietà, però, si spende per un inno d’amore al suo lavoro di attore. “È quello che facciamo, e quando lavoro sono al mio massimo, una persona migliore, altrimenti sono pigro. La vitalità del cinema rappresenta al meglio la coscienza di noi stessi, è per me il punto più alto della mia vita. Ogni giorno mi comporto e tratto le persone come fosse l’ultimo delle riprese. La preoccupazione che ho per il pianeta la metto nella scelta dei film che faccio, delle persone con cui lavoro. Un mio piccolo fiocco di neve che spero non si sciolga.”

Ridiventa subito il Bill Murray che tutti conosciamo, non vi preoccupate, dicendo a un giornalista, dopo aver risposto alla sua domanda, “spero di averti confuso”, o di aver trovato la sceneggiatura “molto divertente, ma non so come sia arrivata o perché abbia accettato di fare il film, anche se Jim è molto insistente, stava lì ogni giorno con qualcosa di nuovo. Comunque, e lo penso davvero, credo ci sia la vita dopo la morte, ma non per tutti, solo per alcuni di voi, per altri no.”
Per fortuna che c’è Bill Murray, in questa prima giornata piena del Festival di Cannes. E per fortuna che c’è anche il film d’apertura, I morti non muoiono, di cui vi parliamo più nel dettaglio altrove. Uscirà nelle sale italiane il prossimo 13 giugno, distribuito da Universal.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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