I gemelli dell’abbastanza: I D’Innocenzo Bros si affacciano alla Berlinale 2018

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I gemelli dell’abbastanza: I D’Innocenzo Bros si affacciano alla Berlinale 2018

Non hanno neanche 30 anni, quando hanno girato il loro primo film ne avevano 27. I gemelli e Fabio e Damiano D’Innocenzo sono una delle novità di questa Berlinale, prima di esserlo nelle sale, probabilmente a primavera. Ambientato nella periferia romana “una zona fra Wes Anderson e Tim Burton”, La terra dell’abbastanza è la storia di due amici inseparabili, dal carattere diverso, che in seguito a un fortuito incidente sono spinti verso la criminalità organizzata locale, fino a venire calamitati in un gorgo di violenza da cui sarà impossibile uscire.

Presentato nella sezione collaterale più prestigiosa, Panorama, ha ottenuto una buona accoglienza: nelle prime proiezioni per il pubblico, e nelle prime recensioni della critica internazionale. I due ragazzi protagonisti sono Andrea Carpenzano, già visto in Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, e Matteo Olivetti. “Ognuno di loro aveva bisogno di un approccio specifico, hanno un carattere differente, così come i loro personaggi. Conoscevamo alla perfezione l’arco narrativo di ogni personaggio, per cui prima di girare ogni sequenza con l’attore ci chiudevamo in camerino per capire da dove veniva e dove sarebbe dovuto andare”.

Incontrandoli a Berlino, i fratelli D’Innocenzo ci hanno raccontato la genesi del progetto: “Se non è venuta dal cielo, la storia è venuto dal primo piano, è figlia delle cose che ci hanno formato, e avevamo da dire. Abbiamo fatto un film sui giovani, essendolo noi stessi, una fortuna che pochi hanno, permettendoci un approccio immediato, senza sovrastrutture, eplorandone gli archetipi. Se puoi guidare una macchina, a 18 anni, allora puoi anche fare cinema”. Una massima che hanno preso alla lettera, visto che, pur essendo giovanissimi, specie per un cinema italiano pieno di giovani quarantenni, da molti anni scrivono, vedono di tutto, girano video, si propongono alle produzioni. Insomma, senza una formazione accademica a “rallentarli”, hanno un approccio che dalle nostre parti è molto raro, uno spirito pragmatico, artigianale, ma anche molto autoriale, che richiama la frenesia del fare di un Quentin Tarantino nutrito a videocassette.

Dopo aver pensato inizialmente di girare nel (loro) quartiere romano di Tor Bella Monaca, dei sopralluoghi li hanno messi di fronte “a un grigio già molto sfruttato, non era appagante a livello sensoriale, poi Roma ci ha offerto Ponte di Nona, una periferia fra Pasolini, Wes Anderson e Tim Burton. Si sposava alla grande con il romanticismo che volevamo dare alla storia. Sono ragazzi inadeguati, puri contro la tendenza del contesto disumano in cui vivono (e viviamo), per cui essere sensibili è preso come una debolezza, nel tentativo di costruire un machismo esasperato e sconfortante. Si convincono di ‘aver scelto di uccidere’ per non venire sopraffatti dal senso di colpa”.

Sono fratelli, ma la divisione dei ruoli non fa per loro, visto che “abbiamo quasi sempre delle passioni comuni, come il teatro, con un maestro come Valerio Binasco, o la fotografia. Siamo bravi a coinvolgere e far appassionare altre persone ai nostri progetti, come è successo per La terra dell’abbastanza, con tanti professionisti di livello che hanno accettato di essere pagati meno del solito perché condividevano il progetto”. Sentirli parlare rievoca una progettualità da assalto alla Kamchatka a Risiko, o una puntata di House of Cards; hanno pronti già due nuovi film, sempre con Petito produzioni come il primo. Si tratta di un western e di una fiaba dark, “ma non sappiamo in che ordine”.

Rivendicano dei gusti così variamente assortiti da confermare quello che è chiaro appena li si incontra: hanno una passione fottuta per il cinema, un entusiasmo che sarà prezioso, per la loro carriera futura e il per il nostro cinema, troppo uguale a se stesso. Hanno molto rispetto per il loro pubblico, tanto da costruire una scena cruciale di violenza, “in maniera semplice, evitando altre inquadrature. Confidiamo che la gente non si metta a scrivere messaggi in quesi secondi non congliendo bene quello che succede. La goffaggine dei protagonisti faceva parte di quell’elemento poetico che è una nostra cifra, a cui siamo legati.”

La terra dell’abbastanza sarà prossimamente nelle sale, ancora non sono noti distributore e data di uscita.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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